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07/12/21 ore

POLITICA

I sei Referendum per la Giustizia Giusta

Per realizzare il Piano di ripresa e resilienza è necessario predisporre interventi per la sua applicazione. Da ciò dipende la concessione dei crediti europei da qui al 2026 che sono subordinati all’ammodernamento strutturale del nostro Paese e, come sottolineato in questa Agenzia, è necessario rimuovere le cause profonde dell’ingessamento che, da quasi sei lustri, blocca la società italiana – dal comparto privato a quello pubblico -, in ogni suo profilo. Queste cause trovano nelle disfunzioni e nei ritardi del nostro sistema giudiziario la fonte originaria di ogni tipo di problematicità. La Riforma della Giustizia è dunque un atto obbligato e nell’Italia delle mille emergenze, in realtà la sola, vera e urgente emergenza si chiama appunto “giustizia” e l’imperativo categorico, per chiunque abbia a cuore contrastare il declino, deve essere quello di farla funzionare…

Senza i referendum non si farà nessuna Riforma della Giustizia. Conversazione Rippa - Rintallo

Della riforma sulla Giustizia si parla da decenni, ma appare improbabile che con gli equilibri di questo parlamento posso trovare una sua reale realizzazione verso una giustizia-giusta. E questo nonostante la sua assoluta urgenza, la sua inevitabile implicazione sul Recovery Fund, ai cui fondi si rischia di non poter accedere senza questa riforma, la crisi evidente e preoccupante della magistratura… La proposta dei radicali, di raccogliere le firme per una serie di referendum sulla Giustizia, accolta dalla Lega di Salvini, diventa uno strumento necessario, per quanto autonomo dalla iniziative parlamentari. Ma per il neo-segretario del Partito Democratico Enrico Letta si tratta di una provocazione: “il referendum vuol dire buttare la palla in tribuna”. Dare la parola ai cittadini, se l’immobilismo parlamentare e le linee giustiziaste permangono, significa per il neo-leader del partito cosiddetto “democratico” buttare la palla in tribuna… Dei referendum, della riforma, della crisi della Giustizia e della Magistratura discutono il direttore di Agenzia Radicale e Quaderni Radicali Giuseppe Rippa e Luigi O. Rintallo, redattore storico di AR e QR

D’Alema, tra confusione e risentimento. Conversazione Rippa - Rintallo

Giuseppe Rippa conversa con Luigi Oreste Rintallo intorno alla intervista che Massimo D’Alema ha rilasciato a Tommaso Labate (!) sul Corriere della Sera dello scorso 15 aprile… “Nel merito questa intervista - dice Rippa - mi appare quasi fastidiosa per la carica di risentimento che contiene, rivelando i limiti propri di una personalità che forse risente troppo la marginalità nella quale obiettivamente si è venuto ora a trovare. Le argomentazioni sono davvero claudicanti, in contrasto con l’acribia delle analisi cui era solito in passato, sebbene inaccettabili dal punto di vista della loro impostazione ideologica.”…

Giuseppe Conte, leader dell’antipolitica con l’appoggio del PD. Conversazione Rippa - Rintallo

... I limiti governativi del governo Conte diventano evidenti a partire dalla scorsa estate, preceduta dall’imbarazzante passerella degli Stati generali per la ripresa, tant’è che se un altro rimprovero va rivolto a Matteo Renzi è di aver atteso dicembre 2020 per formalizzare la crisi di una compagine ormai indifendibile. Già alla fine dell’estate, infatti, viene intuito che, dato il rischio di una seconda ondata di contagi, bisognava puntare tutto sui vaccini e sui siti e gli operatori sanitari che dovevano provvedere alla vaccinazione. Tant’è che Stati Uniti e Gran Bretagna si sono subito preoccupati del loro reperimento, mentre l’UE tardava e l’Italia nemmeno ne parliamo... Dei rapporti M5S-PD e altro parlano nella conversazione che segue Giuseppe Rippa e Luigi O. Rintallo...

Enrico Letta: unità del vecchio o cambiare rotta al Partito Democratico?

Assumere la guida di un partito che da tempo sta sottoponendosi a una lenta eutanasia come il PD, non è certo il massimo. Tuttavia, per Enrico Letta ha rappresentato una soddisfazione non da poco che l’Assemblea nazionale lo abbia votato, praticamente unanime se si escludono due soli voti contrari, dopo che sette anni prima era stato messo da parte nei modi stranoti dall’allora segretario Matteo Renzi. di Luigi O. Rintallo

Dice Paolo Mieli: la magistratura militante potrebbe essere un pericolo per il governo Draghi… Conversazione Rippa - Rintallo

“Negli ultimi trent'anni non c'è stato governo, soprattutto se aveva una immagine forte, che non abbia avuto problemi con il sistema della giustizia… Di fatto ogni tipo di governo ha avuto problemi con magistrati più o meno combattivi. Non c'è stato neppure bisogno di prendere di mira il presidente del Consiglio…” - così Paolo Mieli, editorialista e storico, ex direttore del Corriere della Sera e ex presidente di Rcs  parla in una intervista a Radio24, riproposta di rimando da Dagospia. “… Prima - dice - il potere giudiziario risponde in modo risentito attraverso i suoi organi ufficiali. Poi qualche pm di qualche parte d'Italia parte con un'inchiesta. Non c'è un'organizzazione, non ci sono ordini dall'alto, ci sono però degli automatismi. Quel pm parte perché sa di trovare intorno a sé il consenso della categoria. Come poi vada a finire l'inchiesta, magari dieci anni dopo, è del tutto irrilevante…” . Di questo parla Giuseppe Rippa, direttore di Quaderni Radicali e Agenzia Radicale, in una conversazione con Luigi O. Rintallo della redazione di QR e AR