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17/01/19 ore

CULTURA

POESÌ di Rino Mele. La scomparsa di passeri e usignoli

L’ultimo numero di “Internazionale”, ancora in edicola, riporta da “The New York Times” un lungo articolo di Brooke Jarvis, dal titolo, Un mondo senza insetti. Eccone un breve passaggio: “L’estinzione è una tragedia profonda, che tutti possono comprendere. Non c’è modo di tornare indietro. La colpa di aver fatto scomparire una specie unica al mondo è eterna”.

POESÌ di Rino Mele. Suicidio per attraversare un troppo stretto confine

Fernando Aiuti è stato un immunologo dallo straordinario impegno nella lotta all’Aids. Mercoledì 9 gennaio, due giorni fa, alle 11, è caduto (o si è lasciato cadere) dal quarto piano nel vuoto interno alle rampe delle scale del Policlinico Gemelli. Mi ricorda l’angosciosa fine di Primo Levi, gettatosi dall’alto delle scale della sua casa. Ne scrissi tredici anni dopo, nel mio Il sonno e le vigilie (edizioni Sottotraccia, 2000). 14 versi, quanto quelli di un sonetto. Il testo è intitolato Morirsi, terminacosì: “L’11 aprile Levi seppelliva (correndogli / incontro) l’orrore, chiudeva tra le dita altre dita”.

POESÌ di Rino Mele. Sea Watch

32 a bordo della Sea Watch, e 17 sulla Sea Eye, da diciotto giorni al largo di Malta, su un mare che non dà tregua. E l’inumana protervia della politica, la nostra, e quella europea, incapaci d’interpretare la tragedia, di trasformarla in un forte disegno chiaro.

POESÌ di Rino Mele. Geometria del piacere

Il delirante aspetto del tempo, sempre già vissuto, lo sguardo rivolto indietro, prigionieri di un presente irraggiungibile, impedito dalla coscienza. Come quando assistiamo alla proiezione di un film, e sappiamo di vedere quello che la macchina da presa ha già visto prima di noi, e stabilito per il nostro sguardo.

POESÌ di Rino Mele. Corpo felice

“Anziché nutrirsi di una placenta che lo avvolgeva protettivamente, a furia di voltarsi e rivoltarsi aveva schiacciato proprio il cuscino che avrebbe dovuto nutrirlo, In medicina si chiama placenta previa”. Sono le informazioni che nella prima pagina del suo Corpo felice, Rizzoli 2018, Dacia Maraini dà al lettore. Un libro affascinante come un enigma sull’indecifrabilità del dolore. Il manifesto è del 1969, Isolina del 1992. 

POESÌ di Rino Mele. La nudità

La nudità è una categoria cara a Meister Eckhart filosofo e mistico (1260-1328) tanto da giungere, nella “Glossa sulla più alta gioia”,a indicare il rispecchiarsi della mens purificata, dell’anima, in Dio come l’incontro tra due nudità: “Allora la nudità risplende contro la nudità”.

POESÌ di Rino Mele. L'animale malato

Fu Hegel a definirlo così, e mai parola fu più precisa. Un luminoso sintagma (“l’animale malato”) nel rappresentare le contraddizioni irrisolvibili dell'uomo.

POESÌ di Rino Mele. Il disamore del giorno

Nel sonno la nostra vita raggiunge una spezzata compiutezza. Poi, a ogni nuova alba ci ritroviamo nel nostro disperante tentativo di tenere insieme ciò che confusamente siamo (nel sonno che si ripete) e ciò che dovremmo essere (nelle regole della veglia).

POESÌ di Rino Mele. Il tempo riflesso in uno specchio

Un dramma, la nostra incerta e sempre obliqua comunicazione. L’uso distorto della parola, la continua perdita di senso dei nostri discorsi, la devastante cerimoniosa ambiguità. Intanto, il presente è scomparso (o mai apparso) nel tempo del nostro orizzonte.

POESÌ di Rino Mele. Il feroce colore del ghiaccio

La tragedia climatica dei poli ci comunica una situazione di non-ritorno. Stiamo progressivamente uscendo fuori dalla nostra casa e non potremo rientrarvi. Dal 1975 (metri 3,59) al 2012 (1,25) lo spessore della calotta glaciale s’è drammaticamente ridotto di due terzi.

POESÌ di Rino Mele. Il puro albero di un orto cui s'impiccò Giuda

Quello che il clima, sempre piùcon stupida protervia orrendamente contaminato e ferito, riserva alla nostra specie è terribile. Possiamo appena tentare di comprenderne l'eco nell'ecatombe di alberi distrutti dalle recenti violenze devastatrici dei venti.