Il 22 e 23 marzo si voterà per il referendum confermativo sulla riforma Nordio sulla Giustizia. Separazione delle carriere. “… Credo ci sia una necessità di riforma - dice il prof. Stefano Ceccanti, (già senatore del Partito Democratico dal 2008 al 2013 e poi deputato dal 2018 al 2022, partito che però si è espresso in modo contrario alla riforma) -, perché dopo aver riformato il codice penale è stata staccata in maniera netta la figura del giudice che deve stare in mezzo tra difesa e accusa, è come giocare ad un gioco a tre. Questo però entra in contraddizione se esiste un unico organo, il CSM. In questa situazione i PM riescono ad ottenere quasi tutto nel periodo preliminare e questo porta il cittadino indagato ad essere preso subito per colpevole. Poi magari viene assolto alla fine, ma nel frattempo c’è uno squilibrio processuale…”.
Lo stesso Ceccanti proprio per questa sua posizione è oggetto di critiche insieme a tutti quelli anche di sinistra che si esprimono per il SI (un “emblematico” quotidiano stila un elenco di “impresentabili” a favore del Sì perché indagati o condannati (stessa cosa…). Già l’idea è ridicola, ma inserirci anche il nome di Augusto Barbera, fino a pochi mesi fa presidente della Corte costituzionale, per un’indagine chiusa nel 2017 con archiviazione è puro atto di vigliaccheria - scrive nella sua pagina Facebook un giornalista che si occupa di giustizia…).
Dopo la riforma Vassalli, che aveva attuato un nuovo modello di processo, si giunge dopo decenni alla riforma dell’ordine giudiziario che non era stata mai realizzata. L’intervento sull’organizzazione della magistratura, introducendo la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri era comunque necessaria. La riforma Nordio, che pure può essere valutata con appunti critici, non si occupa, in nessuna parte, dei rapporti tra giustizia e politica, ma dei rapporti tra chi accusa e chi giudica.
“… Se non ci piace l’attuale sistema allora cambiamo il codice e torniamo ad un processo meno garantista e di tipo inquisitorio, con giudice e PM dalla stessa parte e presunzione di colpevolezza. Questi sono argomenti che vanno più contro il codice che contro la riforma… - dice ancora Ceccanti.
“… La riforma sancisce l’autonomia e l’indipendenza dei magistrati, esattamente come nella versione attuale, e non sottopone al controllo della politica neppure i pm, figurarsi i giudici…” - scrive Luigi Capone su Il Foglio.
L’altro fronte critico della riforma Nordio riguarda il ricorso al sorteggio del CSM l’organo di autogoverno della magistratura che con la separazione delle carriere diventerebbero due.
Un manifesto del Comitato per il NO di diretta derivazione dell’Associazione Nazionale Magistrati dice: Volete giudici sottomessi alla politica?. Non è così e l’autonomia e l’indipendenza dei giudici non è intaccata, come quella dei Pubblici Ministeri. Si tratta di una falsificazione.
“… Il CSM non dovrebbe avere un ruolo di rappresentanza della magistratura ma di governo “amministrativo… Eppure sempre di più ha assunto un ruolo politico, per esempio esprimendo pareri - anche non richiesti - su leggi e disegni di legge. È forse questa trasfigurazione che oggi rende apparentemente incoerente la nomina dei suoi membri togati tramite sorteggio?…” - è quanto afferma un componente dello stesso CSM, il magistrato dott. Andrea Miranda, che sottolinea ancora “… il sorteggio reciterà il de profundis del correntismo e agevolerà la riemersione del lato nobile del nostro associazionismo: essere motore di idealità, non più Ufficio di Collocamento”.
Del referendum referendum confermativo sulla riforma Nordio sulla Giustizia conversano per Agenzia Radicale Video Andrea Cangini, giornalista (già direttore del Resto del Carlino, de Il Tempo, del Quotidiano Nazionale) e già senatore, con Giuseppe Rippa, direttore di Quaderni Radicali e Agenzia Radicale.
- Referendum Giustizia: perché SI alla riforma. Conversazione con Andrea Cangini di Giuseppe Rippa
(Agenzia Radicale Video)
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