Informativa

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy.
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie.

21/01/21 ore

EDITORIALI E COMMENTI

L’umanesimo di Albert Camus a sessant’anni dalla sua morte

Sono passati sessant’anni dalla scomparsa di Albert Camus. Se ne andò all’improvviso, il pomeriggio del 4 gennaio 1960, ucciso in un incidente stradale a pochi chilometri da Parigi. Ebbe il tempo però di lasciare parecchie risposte al nostro presente, dalla Primavera di Praga in poi. Leggeremo che Camus ebbe il torto di aver avuto ragione troppo presto. Cercheremo probabilmente invano l’eco della sua invettiva contro chi voleva distruggere lo Stato d’Israele con l’alibi dell’anticolonialismo, o ancora delle sue accorate parole contro la mistificazione dell’indipendenza algerina: migliaia di innocenti sarebbero stati sgozzati nei decenni successivi nell’indipendentissima Algeria. di Enrico Rufi

 

Camus et l’Italie.  La tradizione camusiana in Italia da Giacomo Leopardi a Marco Pannella (ottobre 2005) di E.R.

Caro Galli della Loggia, c’è chi ha detto la verità e lo hanno fatto fuori…

L’articolo di Ernesto Galli della Loggia del 23 dicembre ha la particolarità di risultare ampiamente condivisibile alla prima lettura, dal momento che denuncia un limite evidente della dialettica politica odierna: la mancanza di verità. Una verità che nessuno dei tanti promotori di novità – da Monti a Renzi, dai 5Stelle alle Sardine – ha davvero il coraggio di praticare, secondo l’editorialista, perché questo comporterebbe il rischio dell’impopolarità in quanto spingerebbe a svelare gli intrecci di interessi, piccoli e grandi privilegi oltre che l’assuefazione a una illegalità diffusa nel complesso della società italiana. E così finisce per prevalere il “gattopardismo” di sempre, il solo “carattere” inconfondibile dell’Italia di ieri come di oggi: tutti attratti dal “nuovo”, ma solo per allocarsi meglio nella tana protetta dei vantaggi acquisiti nel tempo. di Luigi O. Rintallo

Il voto inglese

A tre anni dal referendum sulla Brexit, la vittoria schiacciante del partito Tory di Boris Johnson alle elezioni di giovedì 12 dicembre conferma due cose: non si manifesta nell’opinione dei britannici alcun ripensamento rispetto alla scelta del 2016 e, in secondo luogo, l’alternativa offerta dal Labour di Corbyn è priva di ogni minima credibilità ed efficacia. di Luigi O. Rintallo

Il cabaret politico italiano e le pressioni straniere su un’Italia allo sbando

Se non ci discostiamo dalla rappresentazione fornita dai media della politica italiana, restiamo confinati nella sua versione “cabarettistica” per cui davvero pensiamo che i suoi attori corrispondano agli attori del Bagaglino. Va detto che ciò risponde a una precisa volontà per ridurre gli spazi della dialettica democratica e che è portata avanti dai veri detentori del potere interessati a coltivare l’anti-politica allo scopo di conservare lo status quo che garantisce a finanza assistita e apparati corporativi il loro "spazio libero". di Luigi O. Rintallo

Sua Eminenza Camillo Ruini e Padre Bartolomeo Sorge

Giorni fa Sua Eminenza il Cardinal Camillo Ruini, che come è noto è stato Segretario e a lungo Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, ha concesso un’intervista al Corriere della Sera dalla quale emerge la preoccupazione del porporato, come è noto dell’area conservatrice, per il futuro della Chiesa in Italia in questi tempi di scristianizzazione e la difficoltà attuale per i cattolici italiani, anche perché non gli  sembra prevedibile la riedizione della “Democrazia Cristiana”. di Silvio Pergameno

Conte 1 - Conte 2 e i rischi dei nazionalismi

Certo un precedente del Consiglio che succede a se stesso e con una maggioranza diversa, anzi opposta a quella precedente è un fatto singolare; ma, a ben vedere, meno sconvolgente di quanto può apparire a prima vista; è infatti assai più sconvolgente l’esito delle recentissime elezioni in Umbria, dove a una cinquantennale maggioranza di sinistra è succeduta una maggioranza di centro destra nell’ambito della quale la componente salviniana si è ormai decisamente affermata. di Silvio Pergameno