Informativa

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy.
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie.

16/06/24 ore

Perché l’Associazione Nazionale Magistrati teme i referendum sulla Giustizia Giusta


  • Luigi O. Rintallo

Ancora nemmeno si raccolgono le firme per i sei referendum sulla giustizia, che già il presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati (ANM) Giuseppe Santalucia sferra un attacco preventivo per esprimere la sua contrarietà. Ma – si badi – non nel merito dei quesiti, ma addirittura verso il “metodo” dei referendum, quasi che questi ultimi non fossero uno strumento previsto dalla Costituzione: in pratica, con la sua presa di posizione, la magistratura associata contesta la stessa possibilità di far esprimere i cittadini sui temi che li riguardano direttamente, come lo è sicuramente l’amministrazione della giustizia.

 

Nell’alzare le barricate contro l’ipotesi referendaria, Santalucia avanza due obiezioni: la prima descrive i referendum come un atto di sfiducia verso la riforma da parte del Parlamento; la seconda vede nei referendum un modo per certificare il giudizio negativo verso i magistrati, dopo gli scandali che si sono susseguiti in questi anni. E qui colpisce come, anziché preoccuparsi di compiere un atto di resipiscenza rispetto alle azioni e ai comportamenti di alcuni magistrati che hanno gettato discredito sul lavoro delle toghe, il presidente dell’ANM dà mostra di non avere alcuna intenzione di porre rimedio al degrado nel quale è precipitata una funzione così imprescindibile per lo Stato e la democrazia, com’è appunto la giustizia.

 

A dire il vero, ci si sarebbe aspettati che l’ANM – proprio nell’ottica di organo di rappresentanza dei magistrati tutti – cogliesse la palla al balzo per far sì che, attraverso i referendum, si aprisse un serio dibattito sui problemi e le criticità (dalla politicizzazione estrema di alcune sue componenti, all’eccesso di discrezionalità e alle disfunzioni dei sistemi di controllo da parte del CSM) che attanagliano da tempo procure e tribunali.

 

Evidentemente così non è e la dirigenza dell’ANM preferisce negare il libero confronto, con il palese intento di lasciare sostanzialmente tutto così com’è senza curarsi delle conseguenze. Presentare poi i referendum come un ostacolo al percorso di riforma è poi palesemente arbitrario, come abbiamo avuto modo di chiarire altrove: i referendum sono abrogativi e per tanto non sottraggono alcunché al Parlamento, ma anzi contribuiscono a chiarire i possibili criteri di intervento.

 

Altrettanto strumentale agitare l’adesione della Lega, che risponde a logiche di spauracchio verso il “pericolo” Salvini, ottenendo sinora solo l’effetto di portare il  partito erede del MSI di Giorgia Meloni a percentuali impensabili nei sondaggi. 

 

Se l’ANM davvero teme il giudizio degli elettori, sarebbe bene dare segnali di cambiamento reale, anziché arroccarsi in difesa di indifendibili privilegi o di pratiche che contrastano con il bene comune. Perché ogni terapia abbia successo, è importante effettuare una diagnosi accurata del male: insistere a concentrarsi sulla sudarella provocata dalla febbre, anziché sull’infezione devastante all’origine della febbre significa non voler guarire.

 

 


Aggiungi commento