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27/04/17 ore

ESTERI

La crisi umanitaria nella Repubblica Centrafricana

Una situazione diventata ormai fuori controllo, una crisi umanitaria che travolge 2,3 milioni di abitanti sotto il peso schiacciante dell’emergenza. Si tratta della metà della popolazione della Repubblica Centrafricana, paese protagonista di un conflitto che proprio nelle ultime settimane peggiora e declina sempre più nel caos. di Francesca Pisano

Ucraina, Timoshenko in sciopero della fame contro il mancato accordo con l'Ue

I manifestanti riempiono le piazze e lei, dalla sua cella in carcere, si unisce a loro con uno sciopero della fame: Iulia Timoshenko, leader dell'opposizione ucraina, ha dato così il via alla sua personale forma di protesta per esortare i suoi connazionali e il presidente Viktor Ianukovich a firmare l'accordo di associazione e libero scambio con l'Ue, sospeso dal governo di Kiev.

La Cina fermerà l'uso di organi dei condannati a morte

Entro la metà dell’anno prossimo la Cina vieterà il sistematico prelievo di organi dai prigionieri giustiziati, ha dichiarato un alto funzionario cinese. Per quella data, tutti gli ospedali autorizzati ai trapianti dovranno smettere di usare organi dei prigionieri messi a morte e utilizzare solo quelli donati volontariamente e assegnati attraverso un sistema nazionale per trapianti e donazioni.

Turchia, il velo torna in Parlamento

Una giornata 'storica' per la Turchia: per la prima volta dal 1999, quattro deputate del partito islamico Akp, attualmente al governo, sono entrate nell'aula del Parlamento col il velo islamico.

Cile, il presidente sarà donna

Figlie di due generali dell'Aeronautica, amiche di vecchia data e ora rivali. E' un lungo fil rouge quello che lega due donne nelle elezioni presidenziali cilene del prossimo 17 novembre, Michelle Bachelet e Evelyn Matthei: ex presidente socialista in carica dal 2006 al 2010 l'una, ex Ministro del Lavoro dell'attuale presidente, Sebastian Pinera, e prima candidata donna della destra cilena l'altra.

Myanmar, la lunga strada verso la democrazia

“Per la prima volta dopo 60 anni le armi non parlano più”. E' quanto ha fermamente dichiarato il ministro degli Esteri del Myanmar, Wunna Maung Lwin, nel corso di un convegno organizzato dalla Farnesina, dal ministero dello Sviluppo Economico, dall'Ocse e da Osservatorio Asia.

Siria, la generazione quasi perduta

La Siria rischia di perdere un’intera generazione di figli. Sono loro le prime vittime del conflitto: i bambini che hanno smarrito irreparabilmente il senso della dignità a causa di traumi psicologici, fisici, psicoaffettivi. Sono stati catapultati lontano anni luce da quella che era la loro vita e nel tragitto si è consumata in infiniti casi anche la speranza per il futuro. di Francesca Pisano

L'emergenza Somalia si sente in Kenia

Il gruppo terrorista affiliato di Al Qaeda vendica così il supporto militare che il Kenya ha fornito sin dall’Ottobre 2011 al governo della Somalia, per liberare la parte sud del Paese dalla presenza di frange estremiste nell’area. “Un’intromissione” che non è stata mai tollerata e che rappresenta oggi una questione irrisolta. di Francesca Pisano

Siria, Domenico Quirico è tornato a casa

Il giornalista della Stampa di cui si erano perse le tracce in Siria circa 5 mesi fa è libero. E' atterrato a Roma con un volo speciale dopo la mezzanotte e come prima cosa ha detto di aver avuto paura e di non essere stato trattato bene.

Islanda, che fine ha fatto la Costituzione 2.0?

L’Islanda è stato il primo paese al mondo a riscrivere la propria Costituzione in modo partecipativo, attraverso l’impiego di Internet e dei social network. Un esperimento che ha solleticato la fantasia di milioni di internauti. Eppure le cose, nonostante l’entusiasmo iniziale, non sembrano essere andate tutte per il verso giusto. di Ermes Antonucci

Siria, Bonino: "No alla soluzione militare"

Dopo due anni di strage e migliaia di civili morti, il probabile uso di armi chimiche in Siria da parte del regime di Assad pare essere la goccia che ha fatto traboccare il vaso della pazienza nella comunità internazionale. Francia, Regno Unito e Stati Uniti si sono dichiarati pronti ad un intervento militare anche senza il via libera del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ma la posizione italiana, nonostante la “ferma condanna” di un “crimine inaccettabile” espressa dal premier Enrico Letta davanti al primo ministro David Cameron, rimane ferma.