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21/07/18 ore

ESTERI

Brucia l'Ucraina, 25 morti nella notte. Yanukovitch: "Inaccettabile"

L'Ucraina “è un'isola di libertà e noi la difenderemo” ha dichiarato Vitaly Klitschko, leader del partito d'opposizione Udar, esortando i manifestanti a difendere la piazza. E la piazza prende fuoco: sono almeno 25, e il bilancio potrebbe salire, le persone che hanno perso la vita negli scontri tra forze di sicurezza governative e manifestanti filoeuropeisti scoppiati ieri a Kiev e proseguiti per tutta la notte.

Marò, l’imbarazzante ambiguità dell’Onu

“Risolvetevela da soli”: questa è stata, nella sostanza, la clamorosa risposta dell’Onu al governo italiano, che, per iniziativa del ministro degli Esteri Emma Bonino, aveva richiesto un maggior sostegno da parte del massimo organismo internazionale sulla vicenda dei due marò bloccati in India. di Ermes Antonucci

Nagorno-Karabakh, la guerra sopita in una regione strategica

L’hanno definita la “Srebrenica del Caucaso”. È Khojaly, una città situata nella regione del Nagorno Karabakh, dove il 25 febbraio del 1992 avvenne un massacro delle popolazioni civili di etnia azerbaigiana ad opera delle forze armene, divenuto simbolo tragico di una delle questioni più controverse e tuttora irrisolte scaturite dalla dissoluzione dell’impero sovietico: lo scontro fra Armenia e Azerbaigian sulla sovranità dell'enclave del territorio azerbaigiano abitata in maggioranza da armeni. di Antonio Marulo

Marò, Bonino: no a disputa bilaterale, l'Onu intervenga

Prima la preoccupazione, poi la rassicurazione. Emma Bonino, in audizione al Senato, ha commentato il cambio di rotta delle Nazioni Unite sulla possibilità di un intervento dell'Onu nella controversa vicenda dei due marò italiani prigionieri in India.

Immigrazione in Svizzera, l'asse italo-tedesco pone un limite

Contro ogni previsione, la Svizzera dice sì ad un'iniziativa che pone un limite all'immigrazione degli stranieri. Il 50,3% dei cittadini elvetici ha infatti votato a favore di una norma contro “l'immigrazione di massa” che reintroduca tetti massimi e contingenti al libero accesso di nuovi residenti, lavoratori frontalieri e richiedenti asilo politico.

Processo ai marò, l'accusa di terrorismo e l'ennesimo rinvio

Doveva essere una giornata decisiva, ma è diventato solo l'ennesimo rinvio: la Corte Suprema di New Delhi ha infatti riscontrato troppo divario tra la richiesta avanzata dalla pubblica accusa e la strenua opposizione difesa nel caso di Salvatore Girone e Massimiliano Latorre, i due marò la cui complessa vicenda sta scatenando una vera e propria crisi diplomatica tra Italia e India, e ha deciso di rinviare al 18 febbraio l'udienza in cui si deciderà la sorte dei fucilieri.

Siria, tra sfiducia e speranza di rimuovere lo stallo

Risuonano le parole di Lakhdar Brahimi, inviato speciale delle Nazioni Unite per la Conferenza di Ginevra 2, che ha dichiarato falliti i negoziati di gennaio perché non hanno condotto all’affermarsi del governo di transizione, né hanno permesso l’apertura di corridoi umanitari sul territorio siriano. di Francesca Pisano

Politica estera, l'Italia non è più una "fannullona"

Sulle questioni di politica internazionale l’Italia è più influente. Lo dice un rapporto dell’European Council of Foreign Policy, che classica i paesi europei che si sono dati maggiormente da fare in politica estera.

Tunisia, solo la legge non fa primavera

In una sera d'inverno, profumo di primavera: a tre anni da quella rivoluzione dei Gelsomini che ha scosso i paesi arabi e rovesciato decennali dittature, la Tunisia, con qualche contraddizione, si cimenta nelle prove tecniche di democrazia e approva la nuova Costituzione.

Ucraina a ferro e fuoco, avanza lo spettro della guerra civile

La colonnina segna 20 gradi sotto lo zero, ma la situazione in Ucraina è incandescente: a Kiev e in altre 10 città la protesta europeista, divenuta oramai antigovernativa, appare fuori da ogni controllo e la situazione diventa di ora in ora sempre più tesa in tutto il Paese.

Sud Sudan, speranze di pace appese alla tregua

Minaccia a un barlume di pace. E’ questa l’eco che già si propaga in Sud Sudan a tre giorni dalla firma del cessate il fuoco, finalmente conseguito almeno sulla carta, dopo settimane di trattative portate avanti ad Addis Abeba. L’accordo è stato raggiunto il 23 gennaio tra i rappresentanti del presidente Salva Kiir e i delegati dell’ex vicepresidente Riek Machar, attualmente leader dei ribelli. di Francesca Pisano