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17/01/22 ore

ESTERI

La nuova ideologia 'conservatrice' russa per contrastare il liberalismo

Il famoso accademico russo Sergey Karaganov descrive il discorso del presidente russo Vladimir Putin all'ultimo Valdai Forum di ottobre[1] come il "primo grande e forte invito a reinventare l'ideologia russa per la Russia e il mondo".[2] In effetti, il discorso di Putin può essere visto come un manifesto ideologico che cerca di riportare la Russia al centro della mappa politica mondiale. Karaganov, da dodici anni consigliere del Cremlino per la politica estera, spiega che per molti anni l'economia è stata il fattore centrale per paesi e società ("è l'economia, stupido"). Tuttavia, la storia dimostra qualcos'altro. "Sì, le persone sono guidate da interessi economici, ma quando sono parzialmente soddisfatte, quando come minimo nessuno muore di fame, si rivolgono ad altri interessi come la sicurezza, l'orgoglio nazionale, le opinioni ideologiche, gli stereotipi e i bisogni culturali, ovvero i fenomeni e valori di ordine superiore", afferma Karaganov.[3] … di Anna Mahjar-Barducci* (da Memri Middle East Media Research Institute)

Putin sta bluffando: non può permettersi di invadere l’Ucraina. La migliore strategia per l'Occidente è ignorarlo

Nel 2014 l'imperialismo russo si è manifestato con l'occupazione della Crimea nel tentativo di creare quella che a Mosca viene chiamata Novorossiya ("Nuova Russia"), un'area a nord del Mar Nero conquistata dall'Impero russo. Tuttavia, la Russia considera la sua espansione in Ucraina un'impresa incompiuta. I cosiddetti accordi di Minsk sono stati magistralmente ideati dal Cremlino per portare alla "federalizzazione" dell'Ucraina e di conseguenza far governare questi territori indirettamente e con forza da Mosca. Non molto tempo fa, Vladislav Surkov, ex aiutante del presidente russo Vladimir Putin, ha confessato di non riuscire ancora a credere che la delegazione ucraina abbia accettato le condizioni degli accordi di Minsk… dottor Vladislav L. Inozemtsev* (da Memri)

In Russia, il pensiero liberale è vivo, ma la politica liberale è morta

Ogni osservatore degli sviluppi politici della Russia sa che coloro che si oppongono all'attuale regime politico su basi democratiche sono spesso etichettati (e si considerano) "liberali". Questo può sembrare profondamente fuorviante per un analista occidentale dal momento che i "liberali" russi spesso non hanno nulla in comune con i "liberali" negli Stati Uniti… dottor Vladislav L. Inozemtsev* (da Memri)

Taiwan: perché la Cina vuole occuparla. La pericolosa strategia del Partito Comunista Cinese e i rischi per l’Occidente

In questi anni Agenzia Radicale è tornata più volte ad occuparsi dei difficili annosi rapporti tra le “due Cine”, quella continentale con capitale Pechino, la Repubblica Popolare Cinese, quella insulare con capitale Taipei, la Repubblica di Cina nell’Isola di Taiwan. Ề uno dei retaggi della contrapposizione ideologica che ha diviso il mondo nell’incompiuto nuovo ordine geopolitico scaturito dalla Seconda Guerra Mondiale, che ha, al contrario, ingenerato problematiche ed incongruenze cristallizzate nel tempo e da cui ancora oggi è difficile liberarsi… Il presidente cinese Xi-Jinping non intende fare sconti: “… Noi non escludiamo l'uso della forza e ci riserviamo di utilizzare ogni mezzo necessario contro le forze straniere e i piccoli gruppi di indipendentisti e separatisti e contro tutte le loro attività. Ovviamente mai agiremo contro i compatrioti di Taiwan”… Quello che segue è la traduzione dal sito del MEMRI (Middle East Media Research Institute) che ripropone per iscritto ampi stralci dell’intervento televisivo  del professore cinese Jin Canrong. Si tratta di un influente - potremmo definirlo un interprete fedele della linea del vertice Partito Comunista Cinese…

Il Partito Comunista Cinese (PCC) e i talebani sono "vecchi amici”

... Recentemente, parecchi osservatori e analisti hanno suggerito che il Partito Comunista Cinese (PCC) non ha familiarità con l'Afghanistan e i talebani e che il completo ritiro delle truppe americane dall'Afghanistan lascerà Pechino di fronte ai talebani direttamente e destabilizzerà la Cina. Tuttavia, non è così. In effetti, il PCC ha un rapporto decennale con l'Afghanistan e ha rapporti con i talebani sin dagli anni ’90.nCommentando le relazioni Afghanistan-Cina, Liu Jinsong, direttore generale del Dipartimento per gli affari asiatici del ministero degli Esteri cinese ed ex ambasciatore cinese in Afghanistan, ha scritto: "La nostra amicizia è lodata per aver condiviso insieme bene e male. Sin dai tempi moderni, entrambi i paesi hanno combattuto contro il colonialismo, l'imperialismo e l'egemonia e hanno conquistato l'indipendenza nazionale a spese enormi. In questo processo, ci siamo sempre simpatizzati e sostenuti l'un l’altro.” … di Chris King* (da MEMRI)

Le elezioni di settembre 2021 potrebbero essere le ultime elezioni parlamentari nazionali in Russia

Dal 17 al 19 settembre 2021, la Russia ha tenuto le sue ottave elezioni per la Duma di Stato, che è la camera bassa del parlamento russo. Nel mio rapporto MEMRI del 28 luglio, "Sulle prossime elezioni della Russia", ho affermato che l'esito di queste elezioni sarebbe stato sia atteso che controverso. Dopo che la maggior parte dei candidati indipendenti non è stata autorizzata a candidarsi, e i sostenitori di Alexey Navalny, il critico più acclamato e incarcerato del presidente russo Vladimir Putin, sono stati ufficialmente proclamati estremisti (anche citandoli sulla stampa quotidiana o su Internet era proibito), non c'erano dubbi che "Russia Unita" avrebbe ottenuto la maggioranza dei seggi. dottor Vladislav L. Inozemtsev * (da Memri)

C'è un altro Afghanistan: Re Amanullah nel racconto della nipote Hamdam Malek. Conversazione con Anna Mahjar-Barducci e Giuseppe Rippa  

I media occidentali ci raccontano che i talebani e l'Islam radicale rappresentano la cultura dell’Afghanistan. La storia del Paese però ci dimostra una realtà ben diversa. Nel 1919, dopo la sconfitta dei britannici, l’Afghanistan diventa indipendente sotto la guida del re riformatore Amanullah. Questi, assieme alla moglie Soraya, inizia una serie di riforme liberali per modernizzare il Paese. Pertanto, già nel 1919, un anno prima del suffragio universale negli Stati Uniti, decide di garantire alle donne afghane il diritto al voto. Non solo. Nei suoi soli dieci anni di regno, Amanullah abolisce la poligamia, la schiavitù, i matrimoni con spose bambine e impone gli abiti occidentali a tutti coloro che lavorano nei luoghi pubblici. Il motto del monarca era: “L’emancipazione delle donne rappresenta la chiave di volta nella struttura del nuovo Afghanistan”.

Nel 1921, inoltre, viene aperta a Kabul la prima scuola per bambine. Nel 1926, la regina Soraya è nominata ministro dell'Educazione e l'istruzione scolastica diventa obbligatoria per maschi e femmine fino alla quinta elementare. La radici dell'Afghanistan affondano profonde in una cultura liberale, promossa nel Regno di Amanullah, duratato dal 1919 al 1929.

Di tutto ciò ne hanno parlato Anna Mahjar-Barducci e Giuseppe Rippa con la nipote del re Amanullah e della regina Soraya, Hamdam Malek, che vive a Roma, luogo dove i due sovrani hanno trascorso il loro esilio… Di seguito la trascrizione della conversazione e l’audio per Agenzia Radicale Video.

 

- C’è un altro Afghanistan: Re Amanullah nel racconto della nipote Hamdam Malek. Conversazione con Anna Mahjar-Barducci e Giuseppe Rippa (Agenzia Radicale Video)

11 settembre 2001: un'altra lettura. Conversazione di Anna Mahjar-Barducci con Giuseppe Rippa

La vicenda afghana ha avuto particolare centralità nel sistema informativo nazionale e internazionale. L’11 settembre del 2001 vi fu l’attentato alle Torri Gemelle di New York. I vent’anni da quella tragedia sono stati ricordati in vario modo, ancor di più perché è coinciso con l’abbandono delle truppe americane e dei paesi alleati dell’Afghanistan, proprio poco prima di questo triste anniversario. Il racconto che è stato fatto, in quasi tutte le testate, televisive e della carta stampata, è stato espresso in modo che si più definire costruito da un’unica regia. 

Anna Mahjar-Barducci e Giuseppe Rippa, hanno provato a leggere per Agenzia Radicale questo doppio evento: il ventennale dell’11 settembre 200 e l’abbandono dell’Afganistan il 31 agosto 2021 con un’altra lettura…

 

- 11 settembre 2001: un'altra lettura. Conversazione di Anna Mahjar-Barducci con Giuseppe Rippa (Agenzia Radicale Video)

Mezri Haddad: Quello che sta succedendo in Tunisia non è un colpo di stato ma un sussulto d’indignazione repubblicano

Al termine di una giornata di massicce manifestazioni di tunisini esasperati dalle turpitudini di Ennahdha, in questo giorno memorabile e altamente simbolico, la festa della proclamazione della Repubblica il 25 luglio 1957, grazie alla lotta condotta dal padre dell'indipendenza Habib Bourguiba, il presidente Kaïs Saïed ha preso decisioni che segneranno una pietra miliare nella storia dell'unico e ultimo paese arabo ancora governato da teocrati travestiti da democratici, che alcuni utili idioti dell'islamo-sinistra in Francia considerano come islamisti “moderati”, o musulmani democratici, o anche “islamo-conservatori”. Tante casistiche terminologiche per contestare un fatto storico, ideologico e politico indiscutibile, ovvero che l'islamismo, dai Fratelli Musulmani a Daesh e passando per al-Qaeda, attinge alla stessa dottrina teocratica, totalitaria e terroristica la cui nascita risale al 1928 in Egitto. Come ha detto bene il presidente Al-Sisi qui a Le Figaro, "un Daechiano è un fratello musulmano malato terminale”! …  di Mezri Haddad (da Le Figaro)

Tunisia, Iran, Fratelli Musulmani. Conversazione di Anna Mahjar-Barducci con Giuseppe Rippa

Cosa accade in Tunisia? Il quadro complicato e contraddittorio vede la stampa e le televisioni occidentali descrive una evoluzione che ha come risolto il racconto di un golpe. Ma se l’informazione italiana sembra muoversi in questa direzione, poco si riesce di capire sulle reale situazione. Quella tunisina è per molti l’unica vaga evoluzione democratica della pur fumosa primavera araba del 2011, con caratteri precari e con risvolti certamente non rassicuranti anche se, nel quadro che si va delineando vi sono molti elementi abbondantemente trascurati e omessi… 

 

- Tunisia, Iran, Fratelli Musulmani. Conversazione di Anna Mahjar-Barducci con Giuseppe Rippa (Agenzia Radicale Video)

Una diversa lettura del voto presidenziale in Iran. Ha vinto il boicottaggio. Conversazione tra Anna Mahjar-Barducci e Giuseppe Rippa

Ebrahim Raisi, capo del sistema giudiziario dell’Iran, ha vinto le elezioni presidenziali in Iran. Un vero ultraconservatore come viene definito nel suo paese. È risultato eletto contro candidati che erano stati selezionati in modo preventivo e sostanzialmente antidemocratico dal Consiglio dei Guardiani, l’organo che si occupa arbitrariamente di selezionare i candidati prima di ogni elezione… Una lettura meno sommaria avrebbe fatto capire che i risultati sono molto diversi. In primo luogo bisogna ricordare che è stato il Regime che aveva affermato che questo voto (nel modo inquietante in cui è stato proposto) era un vero e proprio referendum sullo Stato Islamico dalla sua nascita ad oggi… Dissidenti coraggiosi hanno sottolineato che il boicottaggio è stato il vero vincitore. Proclamato nel paese e dagli oppositori all’estero, il boicottaggio ha dato risultati insperati. Se si considerano i circa tre milioni di schede bianche, nulle e annullate perché segnate da segni volutamente impropri, che si aggiungono a meno della metà che non è andata a votare, si scopre che la percentuale dei votanti non raggiunge il 40%… Di questo discutono Anna Mahjar-Barducci e Giuseppe Rippa.

 

- Una diversa lettura del voto presidenziale in Iran. Conversazione tra Anna Mahjar-Barducci e Giuseppe Rippa (Agenzia Radicale Video)