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30/09/22 ore

Poesì

POESÌ di Rino Mele. Domenica 25 settembre 2022

È come tuffarsi in un lago di notte e non vedere più la riva, per tornare. Queste elezioni, qualunque sia il risultato stasera, sono state confusissime, e sregolate. La consapevolezza di dovere, ancora una volta, votare con una legge elettorale irragionevole e iniqua (il Rosatellum, Legge 3 novembre 2017, n. 165) ha creato in noi cittadini una diffusa condizione di estraneità e sconforto. (… SEGUE>>>)

POESÌ di Rino Mele. Adamo che per primo mette i nomi

Che il poeta sia un Adamo e metta i nomi - mai uditi - alle cose lo dice Giovanni Pascoli nel XIV capitolo di "Il fanciullino", 1903. Rifacendosi alla Genesi, "Appellavitque Adam nominibus suis cuncta animalia et universa volatiliia caeli et omnes bestias terrae". Così, il poeta inizia ogni volta il mondo, e non riesce ad andare oltre quell'inizio, in un eterno disperato ricominciare. La critica s'è lasciata catturare dall'enigmatica costruzione simbolica: "l'ipotesi più ricorrente associa l'uovo all'incarnazione di Cristo". Ho citato anche, di Giovanni Pascoli, "Pensieri e cose varie" a cura di Renato Aymone e Aida Apostolico, Edisud e Forum Italicum Publishing 2011. (… SEGUE>>>)

POESÌ di Rino Mele. Poesia e stupore

Difficile individuare le sorgive della poesia, la purezza di quel silenzio, una ricerca nel buio di ciò che precede il linguaggio. Ha scritto Heidegger ("In cammino verso il Linguaggio", 1958): "Il poeta esperisce la sua vocazione di poeta come una chiamata alla parola quale fonte dell'essere". (… SEGUE>>>)

POESÌ di Rino Mele. È una pioggia quel velo davanti agli occhi, e tu pensi

Questi versi, che ho appena scritto, vogliono essere un affronto al perbenismo, la prudente paurosa distanza nei riguardi di chi soffre, la superciliosa superbia accademica, la sapienza sciatta di molti, il loro consueto chiudere in veloci formule il dolore per esorcizzarne la paura. "Cerbero, fiera crudele" è dal VI dell'Inferno.  (Segue >>>)

POESÌ di Rino Mele. Sono stanchi d’essere morti

Il delirio della guerra (delle guerre) distrugge la ragione. Prevale l'anamorfosi, la deformazione della parola, delle figure, non più riconoscibili. Il dolore progressivamente non ha più suono e disturba sempre meno chi ne è lontano. Sembra quasi che la guerra lentamente si cancelli da sé, e scompaia dal suo tragico orizzonte.

Intanto, in un'intervista riportata dalla Tass, il vicepresidente del Consiglio di Sicurezza russo, Dmitry Medvedev ha appena detto: "Qualsiasi tentativo d'invadere la Crimea equivarrebbe a una dichiarazione di guerra contro la Russia. Se uno stato membro della Nato facesse una tale mossa, porterebbe a un conflitto contro l'intera Alleanza dell'Atlantico del Nord: alla Terza guerra mondiale". (… Segue >>>)

Poesì di Rino Mele. Il volto nelle lacrime

"Làvere salsis vultum lacrumis" è un frammento dalla "Medea" di Lucio Accio. Nato a Pesaro nel 170 avanti Cristo, fu poeta tragico, ma di lui abbiamo solo avari versi, strazi di parole. Oggi, 21 maggio 2022, ho scritto "Il volto nelle lacrime": ripensavo proprio questo frammento di Accio, un'orma sulla rena prima del frangersi dell'onda. (… SEGUE>>>)

Medea, 

Poesì di Rino Mele. Questo maggio pietoso

Oscene ossessioni sono le guerre, e di quello straziato delirio l'umanità è prigioniera. L'ultimatum di George W. Bush a Saddam Hussein porta la data del 19 marzo 2003. A fine marzo 2003 fu pubblicato il mio libro di poesia "I dolorosi discorsi", edizioni Sottotraccia. La prima parte del libro è dedicata all'incendio appena sorto. Tra i primi testi, uno porta nel titolo quella data, "19 marzo 2003", ne leggo qualche verso: "Baghdad è nell'immagine / di New York, gli aerei / entrano nelle case, spezzano le sue torri, / i muri hanno palpiti / d'infiniti sismi, conoscono la morte, le contorte / funi ritorte nella nuova tortura". In quel libro c'è anche "Questo maggio pietoso", è del maggio 2002: meno di un anno dopo il mondo arderà per la guerra in Iraq. (… SEGUE >>>)

POESÌ di Rino Mele. L'acrobata prima di cadere

L'incubo ci preme nel sonno, non riusciamo a staccarcene, ci angustia e vorremmo svegliarci: ma la scena si ripete, la vittima continua a essere raggiunta dall'aggressore e noi siamo colpevoli spettatori. (… SEGUE>>>)

Poesì di Rino Mele. Solo questo è la guerra

I versi che scrivo per Agenzia Radicale appartengono allo stesso tempo della lettura: li scrivo nell’urgenza d’interpretare la storia, scrutarne il volto di sfinge, contrastarne la dissimulata violenza. Raramente ho pubblicato su queste pagine, versi pensati in un contesto lontano, come sono - questa volta - quelli che ho tratto dal mio “Il silenzio nudo”, edito dall’Associazione Culturale La Luna (direttore letterario Eugenio De Signoribus), 2012. Non c’è limite al furore: oggi, domenica 3 aprile 2022, i giornali hanno riportato la notizia che i russi, arretrando da Kiev, hanno minato i corpi morti dei soldati ucraini, per farli scoppiare quando qualcuno si fosse avvicinato a seppellirli. (... SEGUE>>>)

 

- Poesì di Rino Mele. Intorno al fuoco nel buio (Agenzia Radicale) 

- Poesì di Rino Mele. I morti a teatro (Agenzia Radicale)

- Poesì di Rino Mele. I balconi di Mariupol (Agenzia Radicale)

- Poesì di Rino Mele. Terrificante veder morire (Agenzia Radicale)

Poesì di Rino Mele. Intorno al fuoco nel buio

L'Ucraìna è stretta tra molti corpi, confina con sette nazioni in un difficile equilibrio di relazioni: Russia (sia a Nord-Est che a Est) e, poi, Moldova, Romania, Ungheria, Slovacchia, Polonia, Bielorussia. La guerra che sulla sua terra si è sviluppata con l'invasione da parte della Russia è un devastante incubo, il mondo vive uno stato di sospensione, la terrifica attesa che si ritorni nel delirio da cui illusoriamente pensavamo d'esserci allontanati. (… SEGUE>>>)

 

 

- Poesì di Rino Mele. I morti a teatro (Agenzia Radicale)

- Poesì di Rino Mele. I balconi di Mariupol (Agenzia Radicale)

- Poesì di Rino Mele. Terrificante veder morire (Agenzia Radicale)

Poesì di Rino Mele. I morti a teatro

Il 16 marzo fu aspramente bombardato a Mariupol il teatro di prosa che porta il nome della città. In quel teatro, ieri sarebbero stati trovati trecento corpi di ucraìni rifugiativisi proprio per scampare alle bombe.

 

È un luogo sacro il teatro, vi si dovrebbe poter non morire. Per la finzione che vi si elabora, sarebbe un gioco da ragazzi per la morte uscire dall'enigma della scena senza straziare. 

 

 

Poesì di Rino Mele. I balconi di Mariupol (Agenzia Radicale)

Poesì di Rino Mele. Terrificante veder morire (Agenzia Radicale)