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25/01/20 ore

Poesì

POESÌ di Rino Mele. La poesia come prima della nascita

La poesia (non il risibile scrivere in versi, che è solo un modo per segnalare l'azzardo, il rischio di una difficile scrittura ma quell'andare oltre la parola, dentro di essa) è il risalire la corrente del linguaggio fino alla carne che ancora non parla, il confuso soffrire prima della nascita, sommersi dagli spasmi di una donna che si torce, ed è la madre da cui tutto ha avuto fine, iniziando. (… segue>)

POESÌ di Rino Mele. L’osceno potere

Crediamo di aver realizzato un’illuminata democrazia, ma votare i propri rappresentanti è solo la premessa di un processo ancora troppo lontano da un esito dignitoso e civile. Intanto, anestetizzati nella nostra impura coscienza, assistiamo al desolante orrore della guerra ereditata da padri impauriti, antichi oltre il tempo della storia, ancora-non-uomini, e mai superata: in molte decine di stati (Libia, Burkina Faso, Repubblica Centrafricana, Siria, Turchia, Yemen, Birmania) si combatte, si muore, si cattura il corpo del nemico e se ne fa strazio (... segue>)

POESÌ di Rino Mele. La madre nella madia

La madre nella madia è una mia poesia pubblicata nel marzo del 2000 in uno dei libri più cari, Il sonno e le vigilie, edizioni Sottotraccia. (... segue>)

POESÌ di Rino Mele. Notturno Natale

Natale riapre la ferita della nascita.

Nei miei versi lego la notte di Natale a un'altra notte, quella tempestosa in cui Gesù cammina sulle acque del Mare di Galilea. Il capitolo 14 del Vangelo di Matteo ha l'ampiezza e la profondità della storia: l'assassinio di Giovanni Battista voluto da Erode Antipa, poi il grande affresco della moltiplicazione dei pani e dei pesci, infine, ma ormai la notte s'avvicina, Gesù che sale sulla montagna per pregare, dopo aver chiesto agli apostoli di passare con la barca all'altra riva del Mare di Galilea: ma c'è tempesta, navicula fluctibus iactata. Nel nero della notte, Gesù li raggiunge camminando sulle onde, e sembra un fantasma.

(Questi miei 42 versi - appena scritti - la cittadina universitaria di Fisciano pubblica in questi giorni sui muri delle sue strade, insieme a un disegno di Franco Longo) ... segue >

POESÌ di Rino Mele. L'interdetto di vivere

La figura del padre è il nodo che non si riesce a sciogliere, il familiare estraneo che punge i pensieri. In L’Io e l’Es (1922), nelle ultime pagine, Freud scrive: “La domanda a cui ci eravamo riservati di rispondere in un secondo tempo era: come mai il Super-io si esprime essenzialmente come senso di colpa (o meglio come critica; il senso di colpa è la percezione che nell’Io corrisponde a questa critica), e manifesta una così straordinaria durezza e severità nei confronti dell’Io?”.  (... segue>)

POESÌ di Rino Mele. Riggiole

Adhaesit pavimento anima mea, la mia anima aderisce alla terra, è la voce del salmo CXVIII, un grido di penitenza che Dante utilizza nel canto XIX del Purgatorio, dove soffrono la pena gli avari e i prodighi. Penso ai pavimenti delle cattedrali, ma anche delle case più povere, la presenza dei riquadri di creta, le riggiole, a testimoniare il lavoro del fuoco. Oggi, 13 novembre, ad Amalfi nel Supportico di Sant’Andrea, il Centro di Cultura e Storia Amalfitana presenta l’opera di Giacinto Tortolani sull’arte della ceramica e le maioliche di Vietri sul mare. (... segue>)

POESÌ di Rino Mele. Il futuro in cui siamo

C’è uno sdoppiamento che c’insegue. Quello che saremo pare appartenga già al nostro passato. (... segue>)

POESÌ di Rino Mele. Il mondo è una multisala

Le montagne dei Curdi assediati dai Turchi e dalla nostra stupida viltà, il sangue che scorre sulle strade e sembra del colore dell'asfalto. Lo Yemen, la Libia, la Somalia, la Nigeria, l’Afghanistan,  non ci sono crocevia senza guerra, dove se cambi strada sei nemico alla tua ombra, che ti uccide. (i primi dieci versi li ho appena scritti, gli ultimi trentadue li ho tratti dal mio La dolce apocalisse: i 295 versi - che è il numero dei Sepolcri - di questo breve poema furono pubblicati nel 1995 sul quadrimestrale “Astolfo” del Centro Universitario di Torino e, infine, riproposti nel 2011 dalle edizioni Plecticà). (... segue>)

POESÌ di Rino Mele. l Curdi e i gladiatori di Pompei

È stata appena comunicata la recente scoperta, nell'antica Pompei, di un affresco rappresentante la fase finale di una mortale lotta tra gladiatori, un mirmillone e un trace, da quest'ultimo scorre il sangue come da più fontane. I miei versi parlano dei Curdi perseguitati, della politica violenta della Turchia, un paese che aderisce alla Nato (il cui Segretario senza voce è Jens Stoltenberg). La Russia, gli USA, La Siria, la Turchia, ma non solo, tentano di svilire la vita di un nobile popolo, giocandosene il respiro con carte truccate, piccoli cenni, avare concessioni, progressive spinte sempre più veloci verso il baratro. Infine, il sacrificio d’Ifigenia ci è raccontato da Euripide. (... segue>)

POESÌ di Rino Mele. La valigia vuota

Pochi giorni fa, il 2 ottobre, a Vallo della Lucania nel Cilento, una giovane donna ha chiamato il 118. L'hanno portata in ospedale. Nella sua abitazione (viveva sola e la sua professione era quella di badante), in un armadio è stata scoperta una valigia, dentro v’era una grossa busta di plastica, in essa delle asciugamani e in quelle il corpo morto di un bambino appena nato. Cosa rimane di noi nello sguardo di un altro? Siamo "come il pezzo di muro rimasto in piedi dopo lo scoppio di una bomba", dice Philip Roth in "L'animale morente", 2001, parlando di un suo personaggio, George, ancora vivo della sua morte inconsumata. (... segue>)

POESÌ di Rino Mele. La vita chiusa

Il teatro di Samuel Beckett ha portato all’estremo, con una semplicità stilistica non arginabile, la rappresentazione della mancanza di senso e di una vuota esistenza.

Parlando di Beckett, Augusto Romano (in Studi sull’ombra, scritto insieme a Mario Trevi nel 2009) dice: “Dalla vita non si esce, e perciò o la si affronta o la si subisce; tutti i tentativi per esorcizzarla sono soltanto modeste approssimazioni verso una meta che si allontana infinitamente”. (… segue>)