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21/05/24 ore

POESÌ di Rino Mele. Dissezione di una città



È un gioco mortale quello che si combatte intorno alla città ucraina di Bakhmut, nel Donbass. Da dieci mesi è straziata dall’estrema violenza della guerra. Ora la Russia, e per essa il Gruppo Wagner, l’hanno completamente distrutta, non esiste più. I Russi hanno vinto, ma perso 70000 soldati.

 

Ora, i conquistatori di quello spazio morto non potranno facilmente uscirne, accerchiati dalle forze dell’esercito ucraino che, sulle colline intorno a Bakhmut, aspettano di compiere la mattanza di coloro che hanno violato e distrutto la città.

 

Su quel vuoto, su quella concreta polvere, i Russi hanno messo la loro tricolore bandiera. Ora aspettano di essere uccisi. Questo soltanto  è fare la guerra: conquistare il niente.

 

 

 

 

 

RINO MELE

  

 

Dissezione di una città

 

Una città ucraina è Bakhmut come 

una mano, le tagliano le dita, 

ammutita. 

Distrutta nello strazio. 

A Bakhmut 

non ci sono più nemmeno le ombre,

l’aria è acida e nera, 

bruciata,

e chi l’ha conquistata non può uscirne 

ma solo, al suo interno, 

scavare la strada dove i morti tornano 

affranti, senza respiro:

continuano i morti

a essere uccisi da lame che tagliano 

l’aria,

non trovano pace, la pelle ingiallita

che si disfa: sporchi

nel catrame del sangue.

Bakhmut 

è diventata un gorgo di pazzia, 

come nel gioco

degli scacchi ripetere la stessa mossa 

contro cui continui 

a urtare: l’alfiere

si sposta di una casella, mangia se stesso,

nell’astratta ripetizione del male.

 

 

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Rino Mele (Premio Viareggio Poesia 2016, terna finale con “Un grano di morfina per Freud", ed. Manni) scrive, il venerdì e il martedì, su “Agenzia Radicale”. Dal 2009 dirige la Fondazione di Poesia e Storia. Il nome della rubrica è “Poesì”, come nel primo canto del “Purgatorio” Dante chiama la poesia.

 

 

 

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