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04/06/23 ore

Poesì di Rino Mele. Luce e dolore di nascere



Quarantadue versi per dire cos'è Natale. Una tempesta che a un tratto si fermi, sospesa sul mare: lontano, una nave che non può tornare.

Alla radice di tutti i nostri perché, è la nascita. La rimozione di quell'insopportabile dolore.

 

 

 

                

RINO MELE

 

 

 

Luce e dolore di nascere

 

 

Ma può un dio nascere?

Gridare l'orrore

di uscir fuori

da un corpo, piangerne,

godere

dei singulti del pianto?

Nel freddo 

della notte i lupi 

precipitano il vento, le pecore 

divorate, 

rimaste con le zampe 

in aria: gli agnelli

in attesa della croce.

Con le mani

storte per l'artrosi,

i pastori

contano il numero

esiguo del gregge. Accanto 

a Gesù,

la madre sembra di neve,

in una luce irreale

Giuseppe scompare. 

I soldati sentono il peso 

delle spade, 

le alzano come vanghe 

a smuovere 

corpi senza respiro:

insieme ai cani,

i pastori 

si sottraggono al gregge, 

volano nei morsi 

della luna. L'anima del mondo 

ha una voce, un respiro,

le piccole braccia

di un bambino

circondano un'interminabile 

pena.

Quando le tenere

mani preme

nella creta, piccoli colorati

uccelli

svolano tra le dita.

 

 

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Rino Mele (Premio Viareggio Poesia 2016, terna finale con “Un grano di morfina per Freud", ed. Manni) scrive, il venerdì e il martedì, su “Agenzia Radicale”. Dal 2009 dirige la Fondazione di Poesia e Storia. Il nome della rubrica è “Poesì”, come nel primo canto del “Purgatorio” Dante chiama la poesia.

 

 

 

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