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27/02/24 ore

Poesì

POESÌ di Rino Mele. Nascita di Gesù

Il vangelo apocrifo cui, in questi miei 30 versi, faccio riferimento è il “Vangelo dell’Infanzia arabo siriaco”, che racconta la storia di Gesù fino a dodici anni. Segnalato per la prima volta nel XVII secolo, con una traduzione in latino dello studioso tedesco H. Sike, il “Vangelo dell’Infanzia arabo siriaco” probabilmente fu scritto nel VI secolo… (Segue >>>)

POESÌ di Rino Mele. Disegnare quadrati, rettangoli senza pace

Con un parossistico massacro i terroristi di Hamas, sabato 7 ottobre 2023, hanno aggredito alcuni kibbutz nel distretto meridionale d'Israele. È l'assurdo delirio di una nuova guerra, mai terminata. (… SEGUE >>>)

POESÌ di Rino Mele. Furore

Furore è un meraviglioso paese della parte alta della Costa d'Amalfi, a 300 metri sul mare. Un luogo estremo, di angeli e di vento. Gli abitanti sono pochi, meno di settecento, Furore nasce dal mare, da un fiordo che incanta la memoria. Negli ultimi decenni un uomo, Raffaele Ferraioli - che con profonda ansia ha amato Furore - ne è stato mitico sindaco e ha tentato incessantemente di valorizzare questo suo paese cui il mare sembra opporsi, come uno specchio lucente. Nello specchio di quel mare "verticale", è morto l'anno scorso. (… SEGUE>>>)

POESÌ di Rino Mele. Quando la preda assale

Napoli resta nella memoria di chi, anche fuggevolmente, l'ha conosciuta come una vorticosa stella. (… CONTINUA>>>)

POESÌ di Rino Mele. Le cose che la notte cancella

In questi giorni di luglio aspro e caldissimo, mentre i nostri amici partono su stanche automobili, per andare a gettarsi nudi su spiagge assolate, contenti di nuovi tormenti, abbiamo la sensazione che il linguaggio sembri ritrarsi in se stesso, come un rimprovero: una metafisica linea che nasconda la nostra bocca e ne liberi il silenzio…(… Continua >>>)

POESÌ di Rino Mele, Sigillati nel Mar Ionio

Il disastro del Peloponneso è stata un'azione di guerra dell'umanità contro se stessa, un'inenarrabile violenza: un barcone, un peschereccio (una sorta di relitto), con almeno settecento migranti stravolti dalla paura e dalla speranza, è partito dalla Cirenaica, dalla costa di Tobruk, sabato 10 giugno ed è affondato nel mar Ionio, intorno alle 2, della notte del 14 giugno. Nella stiva erano stati accatastati cento bambini e molte donne, tra cui le madri. I bambini erano stati assurdamente legati per impedire che, coi loro movimenti, potessero rendere ancora più precario l'equilibrio della barca. Almeno seicento i morti. Nessun bambino s'è salvato. (… Continua>>>)

POESÌ di Rino Mele. Dissezione di una città

È un gioco mortale quello che si combatte intorno alla città ucraina di Bakhmut, nel Donbass. Da dieci mesi è straziata dall’estrema violenza della guerra. Ora la Russia, e per essa il Gruppo Wagner, l’hanno completamente distrutta, non esiste più. I Russi hanno vinto, ma perso 70000 soldati. Ora, i conquistatori di quello spazio morto non potranno facilmente uscirne, accerchiati dalle forze dell’esercito ucraino che, sulle colline intorno a Bakhmut, aspettano di compiere la mattanza di coloro che hanno violato e distrutto la città. Su quel vuoto, su quella concreta polvere, i Russi hanno messo la loro tricolore bandiera. Ora aspettano di essere uccisi. Questo soltanto  è fare la guerra: conquistare il niente. (SEGUE >>>)

POESÌ di Rino Mele. Strazio di Aldo Moro

Il 9 maggio 1978, Aldo Moro è ucciso. In una delle sue ultime lettere, dal carcere che lo devasta, scrive a Elio Rosati, deputato dell'area morotea, con parole che sembrano i riflessi notturni di un incendio: "Tutto quello che farai nei prossimi giorni, con la forza della disperazione (cerca di farlo capire agli altri) è meglio per la D.C. e un salto di salvezza su di un abisso”. Su quei 55 giorni vissuti da Moro in una cella più stretta della sua stessa angoscia, ho pubblicato "Il corpo di Moro", i versi aspri di un poema, nel 2001 (edizioni 10/17). La seconda edizione è con Oèdipus, 2018. Ho scritto, oggi, questi nuovi versi, nell'orrore dell'uccisione di un uomo catturato, un prigioniero. (Segui >>>)

POESÌ di Rino Mele. Il racconto della guerra

Siamo sempre più lontani dalla guerra, ora che ci siamo convinti che a morire non saremo noi. Quando sulle prime pagine dei nostri giornali il conflitto in cui l'Ucraina è devastata non trova spazio, non appare, facciamo finta che sia naturale e ci tuffiamo nella cronaca (a volte non meno terrificante). La guerra è un mostro, se si nasconde è il suo nascondiglio che diventa mostruoso. (… SEGUE>>>)

POESÌ di Rino Mele. Improvviso cumulo di pietre sul respiro

Il terremoto del 6 febbraio è stato un severo maestro, ci ha ricordato - è una lezione che avremmo già dovuto avere imparato mille e mille volte - che la nostra compulsiva continua violenza, instancabilmente esercitata tra noi, è solo paura d'esser nati: forse per questo - sporcandoci il volto di sangue - continuiamo a uccidere uccidendoci. (... SEGUE >>>)

POESÌ di Rino Mele. Immagini del sonno

L'immagine del sogno iniziale ("Sogno una stanza chiusa / c'è una scala alta, la salgo e la stessa stanza / di nuovo appare"), l'ho presa dal "Candelaio" di Giordano Bruno, 1582. Nella scena undecima dell'Atto IV, il racconto che fa Manfurio ha l'irrequietezza disorientante dei fantasmi notturni: "Per certe scale asceso in alto, toccai del primo cubiculo porta: dove mi fu risposto che andasse oltre, perché ivi non era, né vi era stato, altro che que' domestici presenti. Aliquantolum progressus, batto l'uscio di un altro abitaculo, il qual era nella medesima stanza". (…SEGUE>>>)