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04/12/22 ore

POESÌ di Rino Mele. Domenica 25 settembre 2022



È come tuffarsi in un lago di notte e non vedere più la riva, per tornare. Queste elezioni, qualunque sia il risultato stasera, sono state confusissime, e sregolate. La consapevolezza di dovere, ancora una volta, votare con una legge elettorale irragionevole e iniqua (il Rosatellum, Legge 3 novembre 2017, n. 165) ha creato in noi cittadini una diffusa condizione di estraneità e sconforto.

 

 

 

 

RINO MELE

 

 

 

Domenica 25 settembre 2022

 

 

Mi rimane dell'infanzia un armadio con uno stretto 

specchio, vi guardo 

un deformato passato, il volto di mia madre, 

ciò che resta della guerra,

l’elmetto di mio padre, che misuravo 

da bambino, ricordo un giardino e le lumache 

pudiche tra le piccole dita 

delle mie mani.

C’era il fascismo e la seconda guerra non finiva,

vedevo nel cielo virare gli aerei,

una mattina azzurra uno di essi non riuscì a sfuggire 

alla sua disperata scia di fuoco 

prima di scomparire,

cadendo. Oggi è un giorno - qualunque cosa accada -

che entra nella storia,

vorrei fosse già passato, confinato 

in quell’armadio che conserva 

le cose che non ho più. Uno di quei giorni in cui 

tutto si biforca, i rami, i sentieri,

il dolore di pensare, quel poco amore che ci sfugge,

come l’acqua quando si versa

e prende imprevedibili vie, l’incerto enigma

di un consumato andare.

Oggi si va a votare e bisognerebbe scapparsene. 

Io voto ma, solo dopo, voci sconosciute 

mi diranno chi ho votato, 

come un cieco che non vede il bianco 

del suo bastone. Siamo in una grande piazza 

gremita e la folla 

ci schiaccia nei suoi urli: ma è vuota, 

c’è la luna in alto, muta.

Queste elezioni sono un fiume in secca, 

ognuno sale su una barca tirata a stento dai remi 

sulle pietre.

Sogniamo d'essere sulle quattro pareti della Tomba 

del Tuffatore, in un vano simposio tra il nulla 

e il vuoto amore:

sotto il coperchio di pietra, un giovane 

si tuffa, fermo 

nell'aria. È il morto, nudo, che non muore più.   

 

 

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Rino Mele (Premio Viareggio Poesia 2016, terna finale con “Un grano di morfina per Freud", ed. Manni) scrive, il venerdì e il martedì, su “Agenzia Radicale”. Dal 2009 dirige la Fondazione di Poesia e Storia. Il nome della rubrica è “Poesì”, come nel primo canto del “Purgatorio” Dante chiama la poesia.

 

 

 

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