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09/12/22 ore

POLITICA

Quell'improvvisa fretta di andare alle elezioni

Berlusconi ha annunciato il suo ritorno in campo perché “assediato dalle richieste”, e il Pdl, oltre ad annullare in fretta e furia, e con non poco imbarazzo, le primarie-farsa, ha deciso di revocare indirettamente la fiducia al governo Monti, astenendosi dal voto prima in Senato sul dl sviluppo, poi alla Camera sul dl sui costi della politica nelle regioni.

Primarie M5S, le barriere all'entrata di Grillo

Osservando le modalità con cui verrà realizzata questa chiamata elettronica alle urne, si resta stupiti dal completo rinnegamento dei principi di democrazia diretta e partecipativa che il movimento da sempre pone al centro della propria azione politica. di Ermes Antonucci

Legge elettorale, usi e abusi di una riforma poco prima del voto

In un lungo editoriale sul Sole 24 Ore, pochi giorni fa, Giuliano Amato ha cercato di spiegare perché “non è contro l’Europa votare con nuove regole” e perché, in sostanza, i radicali abbiano torto nel sostenere che esista un vincolo europeo che vieti la modifica della legge elettorale nel periodo precedente alle elezioni. Un tentativo a nostro avviso fallito, ma vediamo perché.

Pdl, le primarie farsa non bastano per salvare il partito

A metà ottobre Silvio Berlusconi annunciava, “per amore dell’Italia”, il suo passo indietro alle prossime elezioni, e lanciava le primarie del Pdl per il 16 dicembre. Da allora molte cose sono cambiate. Mentre il palcoscenico veniva occupato, con ovvie ragioni, da Bersani, Renzi e dagli altri contendenti delle primarie del centrosinistra, l’entusiasmo iniziale all’interno del Pdl ha dovuto inevitabilmente fare i conti con la realtà delle cose.

Primarie all'italiana, dai "fantastici 5" alla "mission impossible"

"Il meglio deve ancora venire": con queste parole sia il Comitato elettorale per Renzi che quello per Bersani hanno accolto la settimana del ballottaggio, quella che si prospetta essere un vero e proprio atto bulimico di informazione politica.

De Magistris-Ingroia, per un polo di magistrati "prestati" alla politica

Il punto di arrivo sembra essere un grande partito di certi giudici, che possa incarnare il sogno di una certa magistratura italiana non più in grado di mettere argine alla propria irrefrenabile indole politica. Con il risultato di delineare un centrosinistra ancor più distante dall’affrontare l’auspicata questione liberale.