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14/06/24 ore

#Giustiziagiusta, quei referendum di sinistra


  • Ermes Antonucci

Come è noto, nei dodici referendum promossi dai Radicali Italiani è presente un pacchetto di sei quesiti riguardanti il tema della giustizia, o per meglio dire dell’Ingiustizia, che ormai caratterizza drammaticamente il nostro Paese. I referendum per la “giustizia giusta”, lo ricordiamo, si concentrano su cinque problemi fondamentali, vale a dire la responsabilità civile dei magistrati (due quesiti), la separazione delle carriere, l’eliminazione della custodia cautelare, i magistrati fuori ruolo e l’abolizione dell’ergastolo.

 

Negli ultimi giorni è emersa una tendenza che consiste nell’additare come “di destra” questi sei provvedimenti sulla giustizia rispetto a tutti gli altri. “Si tratta di un’autentica sciocchezza – dichiara Giuseppe Rippa, direttore di Agenzia Radicale e Quaderni Radicali –, poiché nei fatti la questione della giustizia non è di destra ma è una questione del Paese”.

 

Da questo punto di vista, aggiunge Rippa, “bene ha fatto il capogruppo del Pd Roberto Speranza, che in un’intervista al Foglio ha sottolineato quanto sia importante per il centrosinistra riappropriarsi di un’azione riformatrice sulla giustizia”.

 

Un’osservazione rilevante, soprattutto se si considerano le resistenze ideologiche che su questo tema frenano il centrosinistra ogni qualvolta emerga il nome di Silvio Berlusconi, con tutti i suoi problemi giudiziari al seguito. Se da un lato va condannato ogni attacco (in particolare di carattere politico) nei confronti della magistratura, che esercita una funzione essenziale in termini democratici, dall’altro non si può evitare di constatare la gravità della crisi strutturale del sistema giustizia.

 

 

Crisi che va ben oltre la mera quanto grave emergenza carceraria. “Sostenere i sei referendum sulla giustizia – sottolinea Rippa – costituisce una possibilità di rifornire il quadro politico, e anche la sinistra, di una sensibilità su una questione liberale come quella della giustizia, e inoltre innesta il problema della battaglia sull’amnistia”.

 

Amnistia che – come il ministro Cancellieri sta testimoniando negli ultimi tempi – rappresenta il nucleo centrale della questione giustizia, senza il quale appare impossibile avviare una reale fase riformatrice.


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