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28/01/23 ore

EDITORIALI E COMMENTI

Fine della "prima-seconda" Repubblica

Proprio della prima, perché di seconda Repubblica in questi anni si è parlato abbondantemente, senza, peraltro, alcun fondamento e solo perché i facitori di opinione e tanti politici hanno voluto dare l’impressione che qualcosa stesse cambiando sin nelle fondamenta dello stato, laddove, invece, ha preso corpo soltanto una transizione… di Silvio Pergameno

M5S, con le peggiori impressioni

L’incapacità di andare oltre le semplicistiche, demagogiche, inconsistenti sparate elettorali fa sì che gli eletti del Movimento proseguano inevitabilmente sulla medesima strada. di Ermes Antonucci

Un Renzi nel centrodestra? C’è bisogno anche di una sinistra liberale

Nell’articolo di Panebianco uscito sul «Corriere» del 25 marzo, si lamenta l’assenza di un “Renzi” nel centro-destra. Quasi tutte condivisibili le considerazioni dell’editorialista: è vero che il Pdl prima o poi dovrà imparare a camminare con le proprie gambe e non più con quelle di Berlusconi; come pure è vero che occorre un leader capace di parlare un linguaggio fresco e meno oppresso dalle zavorre dei procedimenti giudiziari. di Luigi O. Rintallo

Tutta l'inadeguatezza del Pd

Il clima che quasi si palpa in queste ore di attesa per il conferimento dell’incarico da parte del Capo dello Stato è a suo modo eloquente. Sia ben chiaro: l’incertezza, i passaggi tattici, l’imprevedibile sono costitutivi del “gioco democratico” e, anzi, ne rappresentano un ingrediente vitale ed essenziale. Proviamo a compiere un piccolo esercizio, però, guardandoci dentro e attorno. di Danilo Di Matteo

Boldrini e Grasso, quel retrogusto antico del cambiamento

Pier Luigi Bersani ha presentato i nuovi presidenti delle Camere come espressione del cambiamento. Ma è proprio così? Va detto che nei loro discorsi di insediamento tutto si manifesta tranne che una ventata di rinnovamento. di Luigi O. Rintallo

Papa Francesco

Si è presentato con poche e soprattutto dimesse parole questo membro della Compagnia di Gesù, che ha tenuto a qualificarsi come vescovo di Roma, cioè vescovo tra i vescovi, senza voler quindi rivendicare una particolare supremazia e richiamarsi a San Francesco cui il papa del tempo, Innocenzo III – uno dei più forti assertori della teocrazia pontificia – non volle approvare la famosa “Regola”, consentendogli soltanto di proseguire nel suo esperimento. di Silvio Pergameno