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02/07/22 ore

Topolino, il difficile percorso Milano-Modena


  • Luigi O. Rintallo

A chi si chiede come mai sia così difficile per il nostro sistema produttivo competere nell’era della globalizzazione con quelli del resto del mondo, basta soffermarsi su un piccolo episodio riportato in questi giorni dai quotidiani. Proprio mentre l’amministratore delegato Fiat, Marchionne, dichiarava che in Italia è oramai impraticabile svolgere l’attività produttiva, si leggeva di un caso che pur nelle sue dimensioni minori è emblematico degli ostacoli frapposti agli investimenti.

 

La Panini, famosa per le figurine, ha sottoscritto un accordo preliminare con la Disney publishing per rilevarne la sezione periodici: Topolino e altre testate di fumetti saranno pertanto edite dall’azienda di Modena. Nell’accordo è prevista una clausola per cui l’intero processo di stampa dovrà avvenire nella sede emiliana e questo ha scatenato la protesta di 22 dipendenti della Disney che non intendono trasferirsi. Si annunciano scioperi, con il sostegno delle sigle sindacali.

 

Mentre migliaia di persone, alla ricerca di lavoro, sono pronti perfino a emigrare, il gruppo di giornalisti e poligrafici milanesi (che rappresentano il 10% del personale Disney  Italia) sono disposti a sabotare un importante contratto. E anziché assistere per lo meno a un’opera di persuasione, scatta l’immancabile solidarietà corporativa.

 

Porsi e risolvere la “questione liberale” per il ceto politico italiano (e in particolare per il centrosinistra) significa anche questo: emanciparsi una volta per tutte dai retaggi di una mentalità che risale a più di quarant’anni fa, ai tempi dei salari “variabili indipendenti”. Riproporla oggi è un po’ come pretendere che durante gli anni ’70 del secolo scorso ci fosse ancora qualcuno che imponesse i fasci delle corporazioni. Non rendersene conto è un errore capitale.

 

 


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