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28/02/20 ore

Quaderni Radicali 109, presentato alla stampa


  • Silvio Pergameno

E' stato presentato nella sala stampa della Camera dei Deputati il n.109 di QR, “Quaderni radicali”, la rivista politica che, notoriamente, esce quando può, ma soprattutto quando deve, quando cioè ha un senso che si compia la fatica di produrne una copia, dove in effetti c’è sempre qualcosa di nuovo o, se volete, di “di più”.

 

Forse è per questo che siamo arrivati al 36esimo anno di vita e non di sopravvivenza, perchè se avessimo compiuto lo sforzo, burocratico, di una regolarità quotidiana sulle prime, e poi via via settimanale, quindicinale, mensile, bimestrale, trimestrale, quadrimestrale, annuale…avremo fatto la fine delle infinite pubblicazioni, politiche e non, morte una dopo l’altra non di onorata vecchiaia, ma di triste consunzione e di generico oblio.

 

E sta qui in fondo la ragione per la quale, tra l’altro, non siamo mai rientrati nei canoni dei finanziamenti pubblici dell’editoria, normazione tipica fatta per garantire l’esistenza a chi è già piazzato; il principio, a dire il vero, su cui si fonda tutto l’impianto dello stato sociale all’italiana: le leggi elettorali susseguitesi nel tempo, l’andamento dei sindacati, il finanziamento dei partiti… quell’impianto proprio nel quale vanno ricercate le tappe attraverso le quali è maturata la crisi della Repubblica italiana (non certo le ragioni ultime o, se si preferisca, le premesse, che sono comuni a tutti i paesi dell’Europa continentale, anche se poi esse si sono svolte secondo percorsi diversi, caratteristici dei singoli nazionalismi).

 

Così alla conferenza stampa si è discusso del problematico domani del Partito democratico, cui il n.109 di QR è dedicato, e sia dagli articoli contenuti nel fascicolo, sia dai singoli interventi, sia dagli squarci esplosi nei pourparler e negli abboccamenti nel corso della festa degli “Amici di QR” al Palazzo Santa Chiara (dove la presentazione è proseguita senza formalità rituali e quindi nel clima più favorevole) è emerso con chiarezza, a mio giudizio, che le attuali difficoltà del partito democratico sono legate all’atto di nascita di questa formazione politica, cioè alla convergenza del cattolicesimo sociale con il postcomunismo, cioè delle due maggiori forze popolari emerse nel postrisorgimento (non è perciò il caso di perdersi in polemichette).

 

Se è andata così, vuol dire che non poteva andare che così; ed è stato un percorso con un suo svolgimento preciso: occorre infatti partire dal blocco storico gramsciano, dal dialogo con i cattolici di Palmiro Togliatti, poi svilito nel compromesso storico e nella solidarietà nazionale, per arrivare alla fine al partito democratico, dove la componente di ascendenza cattolica, a cominciare da Romano Prodi, è apparsa la più attrezzata ed esprime oggi non a caso sia il Presidente del consiglio sia l’agitatore interno più in vista.

 

C’è poi un’altra considerazione, assai preoccupante a dire il vero, ed è che il ventennio berlusconiano non ha prodotto nulla se non… Berlusconi. E al massimo potrà produrre un altro po’ di Berlusconi, cioè il protrarsi di un periodo che non può definirsi, purtroppo, una transizione, perché una transizione è il passaggio da un assetto a un altro, mentre oggi sulla caravella Italia non c’è ancora il marinaio che possa gridare “terra! terra!”: siamo ancora in pieno oceano Atlantico, in balìa delle onde.

 

Il cattolicesimo sociale è in crisi e la sponda socialista, nella quale con Bettino Craxi poteva maturare la Bad Godesberg del socialismo italiano – già molto debole in se stessa - è morta ad Hammamet, mentre i rischi connessi alla protesta confusa e allo sfruttamento populistico che si sta rumorosamente manifestando sono gravi, senza che ce ne sia consapevolezza, per di più. Già, “per di più!”.

 

Perché di tutto questo discorso che stiamo facendo non c’è traccia in vista di un congresso del Partito Democratico, ormai alle porte, ma privo di un dibattito precongressuale degno di questo nome e perso nei soliti andirivieni del retrobottega. E i famosi cattolici? Popolari, si erano voluti chiamare dopo Manipulite; ma poi erano veramente gli eredi del primo Sturzo?

 

O non erano invece gli eredi del terzetto Dossetti, Fanfani, La Pira (altro famoso sindaco fiorentino, considerato anche “sindaco santo”), che – forti del peso del cattolicesimo sociale e delle simpatie socialiste e comuniste che li accoglievano nel mondo della sinistra - avevano prevalso sui residui del cattolicesimo liberale, già strozzato sul nascere dal Concordato del 1929, perpetuando la Chiesa del potere temporale.

 

E’ chiaro che a questo punto si apre un discorso intasato di complicazioni e di discorsi che prima facie sembra che non c’entrino per niente con il Partito Democratico e la sua crisi. Non è così, ma mi auguro di parlarne uno dei prossimi giorni, senza dimenticare l’assoluzione del generale Mori, pars magna della trattativa stato-mafia: la bomba esplosa ieri a Palermo.

 

Audiovideo conferenza stampa presentazione. 109 Quaderni Radicali (Agenzia Radicale Video)

 

 


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