A Matteo Renzi, ormai primo ministro, bisogna proprio augurare che il suo governo tutto sia, meno che quello della Leopolda, la prima stazione ferroviaria di Firenze messa in opera, la cui costruzione andava avanti tuttavia così a rilento, che fu sorpassata nell’ultimazione e nell’inaugurazione da quella di Santa Maria Novella, e dopo breve tempo finì rottamata e ridotta a deposito e officina per le riparazioni... di Silvio Pergameno
E' come se il gesto di Renzi di escludere Emma Bonino andasse contro quello in cui proprio lui dice di credere; una sorta di primo sacrificio sull’altare del potere fine a se stesso. Una conferma della distanza abissale fra parole e fatti che caratterizza la nostra vicenda nazionale ... di Danilo Di Matteo
Renzi in nero, Alfano in blu scuro, Franceschini pure; Orlando, pare dalle foto, un sobrio gessato con cravatta rossa. Tutti e sette gli uomini, comunque, sfoggiavano inamidate camice bianche. Molto classico, niente di eccentrico per il nostro neopremier e la sua squadra di maschietti neoministri, a meno che il tocco di originalità non si trovasse nelle calzature, che ne so, del tipo modello cowboy sotto pantalone a sigaretta o scarpe da ginnastica ben mimetizzate. di Florence Ursino
“È come se la bruttezza dei luoghi esprimesse tragicamente quel desiderio di violazione che c' è nel cuore del mafioso. E, infatti, i paesi più brutti e trascurati sono quelli segnati dalla mafia. La trascuratezza diffusa diventa, allora, il primo punto su cui far leva per opporsi alla intimidazione, alla violenza”. di Florence Ursino
Matteo Renzi con un apparente piglio decisionista sembra aver vinto la prima tappa della sua sfida, approciare a Palazzo Chigi, anche se come ci dice il Corriere della Sera il forse futuro premier ha detto: «Mi ero fatto un altro film: vincere le elezioni, prendere milioni di voti, battere la destra. Non è il consenso che mi manca: per me, sarebbe stato meglio andare a votare subito; ma non per il Paese. Non era possibile. Non senza legge elettorale: con il proporzionale avremmo avuto le larghe intese a vita. Non senza aver riformato il Senato». di Silvio Pergameno
La manifestazione del cosiddetto 'movimento antiproibizionista autorganizzato' ha lasciato sui giornali le tracce di una polemica stupida quanto rappresentativa di uno “stato delle cose” per cui l’unico modo pensabile di rappresentare l’interazione tra gli italiani e le istituzioni è in chiave della mobilitazione parasindacale nello stile di una certa sinistra all’italiana. di Roberto Granese
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