A volte ritornano, si usa dire. Nel caso di Antonio Di Pietro in realtà si può dire che non se n’è andato mai del tutto. E' solo rimasto un po’ ai margini, dopo qualche scivolone personale e una batosta elettorale della sua Italia dei valori. In questi giorni, lo si è rivisto pimpante e saltellante fra un talk tv e l’altro, per rinverdire i fasti del passato e per dirci la sua sul sistema di corruttela che fu rispetto a ciò che è oggi, all’indomani dell’inchiesta abbattutasi sul ministero dei lavori pubblici. Tutto questo, fortuna del caso, proprio mentre si parla tanto di Mani Pulite con la messa in onda su Sky della fiction che ne fa la “storia”, vedremo quanto corrispondente alla realtà, pregiudizi pertinenti a parte. di Antonio Marulo
Tra i nomi che circolano per il dopo-Lupi, che questa mattina ha confermato le proprie dimissioni alla Camera, in pole position c'è Raffaele Cantone, il magistrato più famoso d'Italia a capo dell'Autorità nazionale anticorruzione. Una sorta di onnipresente deus ex machina, pronto ad intervenire - secondo la logica populista istituzionalizzata da Renzi, e nel tripudio dell'opinione pubblica - non appena emergano casi di malapolitica, per riconsegnare alle istituzioni l'onore che dovrebbe appartenere loro. di Ermes Antonucci
L'arresto di Ercole Incalza, storico super dirigente del ministero dei Lavori pubblici, per le tangenti negli appalti delle cosiddette grandi opere (dalla Tav all'Expo), ha portato ancora una volta alla ribalta il tema della gestione corruttiva e clientelare della cosa pubblica da parte dell'ennesima cricca partitica-burocratica-imprenditoriale. di Ermes Antonucci
Non molto tempo fa scrivevamo di come in qualche modo Comunione e liberazione renda sempre omaggio al potere, trovando conforto anche in un articolo scritto da Famiglia Cristiana. Era l’estate 2012, periodo in cui la stella di Roberto Formigoni perdeva luce, offuscata da inchieste e scandali sulla Sanità lombarda, fiore all’occhiello dell’allora Governatore più potente d’Italia. di Antonio Marulo
Dopo il governatore laziale Nicola Zingaretti, che due anni fa decise di non confermare nelle liste Pd gli scomodi consiglieri radicali che avevano svelato lo scandalo Fiorito (quello dei finanziamenti pubblici ai gruppi consiliari), pare che anche il sindaco di Roma Ignazio Marino abbia dichiarato guerra ai radicali, anzi, all'unico consigliere radicale in Campidoglio, Riccardo Magi. Di quale delitto si sarebbe macchiato l'incosciente Magi?... di Ermes Antonucci
“E' abbastanza sorprendente: se facciamo da soli siamo `dittatorelli´, se facciamo i decreti siamo antidemocratici, se facciamo i ddl non siamo abbastanza spediti, siamo in ritardo”. Bisogna pur ammetterlo che Matteo Renzi ne trova una ad hoc per ogni occasioni. Si tratta della famosa “pezza a colore” da piazzare alla bisogna.
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