La fiducia e l’ottimismo sono una buona cosa, ma se poggiano su una percezione ingannevole della realtà conducono a una descrizione immaginaria. E di finzioni ci bastano quelle narrative. Il politico accorto dovrebbe sapere che, a forza di disegnare panorami fantastici, si perde credibilità e consenso. di Luigi O. Rintallo
Con il titolo “La mafietta antipolitica”, Claudio Velardi è intervenuto sul «Foglio» di venerdì 12 dicembre per commentare il recente discorso del Presidente della Repubblica all’Accademia dei Lincei. Il Capo dello Stato, nell’occasione, ha avuto modo di criticare l’antipolitica dilagante, riservando un passaggio ai media italiani. Velardi lo riporta testualmente: “Una azione (quella dell’anti-politica) cui non si sono sottratti infiniti canali di comunicazione, a cominciare da giornali tradizionalmente paludati, opinion maker lanciati senza scrupoli a cavalcare l’onda, per impetuosa e fangosa che si stesse facendo…”. di Luigi O. Rintallo
L’intervento del sottosegretario all’Istruzione, Davide Faraone, sulla «Stampa» del 1 dicembre è un piccolo capolavoro del genere cerchiobottista. Come minimo, c’è da dire che i pensieri di Faraone sono come quei crocieristi in mezzo a una tempesta: sballottolati da babordo a tribordo. È forse il caso di offrire qualche saldo punto di appiglio. di Luigi O. Rintallo
L’affermazione ottenuta dalla ex "Lega Nord" nell’elezione regionale dell’Emilia-Romagna si misura soprattutto sull’ambizione, che il nuovo partito ostenta, ad assumere il primo posto nell’ambito del centro destra italiano nel quadro di un tentativo di riassetto conseguente alla crisi del berlusconismo e al rapido appannarsi dei pentastellati, ma anche nel complessivo contesto della destra un po’ in tutti i paesi dell’Unione Europea, a partire proprio dai maggiori. di Silvio Pergameno
E' indubbio che il vero vincitore delle elezioni regionali svoltisi nello scorso weekend in Emilia-Romagna e Calabria sia stato il partito dell'astensione. I numeri dipingono una vera e propria svolta epocale nelle dinamiche elettorali, soprattutto in terra emiliano-romagnola, storica roccaforte di un centrosinistra che negli anni '70-'80 riusciva a portare al seggio più del 90% degli elettori. di Ermes Antonucci
Sì! Il "botto" (come si dice a Roma), il colpo, la deflagrazione, c’è stato: quel 37,68% di elettori alle urne, che è molto di più di un quasiasi minimo storico di partecipazione alla consultazione. È la presa d’atto popolare, nella regione più politicizzata d’Italia, che un periodo storico è finito. Forse più sensitiva che razionalizzata, ma che non esclude possibili evoluzioni. di Silvio Pergameno
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