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18/12/17 ore

La nuova Lega “nazionale”


  • Silvio Pergameno

L’affermazione ottenuta dalla ex "Lega Nord" nell’elezione regionale dell’Emilia-Romagna si misura soprattutto sull’ambizione, che il nuovo partito ostenta, ad assumere il primo posto nell’ambito del centro destra italiano nel quadro di un tentativo di riassetto conseguente alla crisi del berlusconismo e al rapido appannarsi dei pentastellati, ma anche nel complessivo contesto della destra un po’ in tutti i paesi dell’Unione Europea, a partire proprio dai maggiori.

 

Non vale certo la pena di soffermarsi sull’evoluzione "ideologica" del movimento, da tutore degli interessi del nord contro il sud della nazione, ventilando al limite aspirazioni secessioniste, a neopaladino di una rinnovata spinta "nazionale" soprattutto in funzione antieuropea, se non per sottolineare la pericolosità di questa avance improvvisata, che può sì dissolversi per la scarsa consistenza e il qualunquismo di cui è intessuta, ma può anche evolvere in altra direzione, soprattutto ove, come si accennava, la si veda nel quadro del contesto europeo.

 

Innanzi tutto gli interessi "nazionali" di cui la Lega assume oggi la tutela non soltanto esistono e sono tutt’altro che trascurabili, ma sono per di più ben strutturati in quello che si configura come il modo di essere più decisamente "italiano" di autodifesa: quel protezionismo corporativo, che pervade tutto il tessuto economico e sociale del nostro paese.  

   

Questa condizione strutturale, di radici antiche e che ha accompagnato e condizionato il processo di industrializzazione in Italia, rafforzato poi nel ventennio fascista e proseguito a oltranza nel cinquantennio democristiano, è stato duramente colpito dall’esplosione della globalizzazione, che ha investito un’Europa frantumata in compagini nazionali inadeguate a fronteggiare la nuova situazione. Non si sono messe in atto contromisure di carattere neoprotezionistico, ma l’assenza di un governo europeo all’altezza dei nuovi compiti ha anche reso impossibile una fattiva gestione della nuova situazione e  l’adozione di indispensabili misure di transizione.

 

La stessa moneta unica europea è venuta in essere priva un’efficiente guida unica che ne regolasse il corso e il cammino ne è risultato, conseguentemente, dominato dalle forze interne prevalenti. Facile, fin troppo facile, perciò, chiamare a raccolta contro l’Europa che ci affama… e proporre di uscire dall’euro per avvalersi della possibilità di svalutare la nuova lira, al fine ripagare con moneta facile l’enorme debito accumulato nei decenni scorsi…

 

Una bufala colossale, perché il nostro debito non è espresso in lire, soprattutto non è espresso nelle eventuali nuove lire…inesistenti, ma in euro e non si svaluterebbe in alcun modo, rafforzando soltanto la nomea di inaffidabilità che (a torto?) da troppo tempo ci perseguita.

 

La Lega inoltre è oggi ben inserita nel quadro dell’evoluzione delle forze politiche di destra in tutta Europa: il Front National di Marine Le Pen in Francia - il riferimento più diretto - , l’Alternative für Deutschland in Germania, l’United Kingdom Independence Party in Gran Bretagna…  tutti connotati da un antieuropeismo mirante a ridurre al minimo i legami tra i membri dell’Unione, quando non a chiedere l’uscita del proprio paese.

 

Il tratto peggiore e più rischioso di tutta questa vicenda, i cui contorni sono comunque per ora abbastanza indefiniti, è rappresentato dall’ombra pesante di Vadimir Putin che si staglia sullo sfondo del palcoscenico, un’ombra abbastanza pesante e alla quale la Lega  fa espressi riferimenti (si vedano gli ampi servizi su Repubblica di lunedì scorso 25 novembre). Il Front National ha ottenuto dalla First Czech Russian Bank un prestito di nove milioni di euro e Matteo Salvini,  con la Lega che versa in condizioni di difficoltà economica, dice che ogni aiuto sarebbe bene accetto, purchè ottenuto in condizioni di trasparenza, e precisa anche all’intervistatore di Repubblica che "Il nostro appoggio alla Russia è totalmente disinteressato".

 

La Lega infatti (come il Front National) è schierata contro le sanzioni che l’Unione Europea e gli Stati Uniti hanno imposto alla Russia per aver sottratto la Crimea all’Ucraina e per l’insistenza nei tentativi di destabilizzazione di questo paese. Le sanzioni non sono costose soltanto per chi le subisce, ma anche per chi le promuove, che perde possibilità di esportazioni (l’agricoltura italiana ne risente e la Lega è ben attenta a non perdere l’occasione,…).

 

Ma non ci sono difficoltà nello schierarsi apertamente a favore di Vladimir Putin? Pare di no. Infatti il Cremlino ritiene sacri  i valori della tradizione, della famiglia, della cristianità fa presente all’intervistatore di Repubblica l’on.le Lorenzo Fontana, parlamentare  europeo della Lega e braccio destro di Matteo Salvini in particolare per i rapporti internazionali ….

 

 


Commenti   

 
0 #2 ilSocialista 2014-11-29 01:48
ovviamente le cose non vanno giudicate per pregiudizi ma vanno viste nel dettaglio e per esempio il modello corporativo germanico e nordeuropeo in generale, è molto efficiente; ogni paese ha le sue tradizioni nel bene e nel male; e comunque anche sistemi che si dicono anticorporativi poi possono essere egemonizzati di fatto da elites ristrette di forma corporativa; questo perchè il mercato ricrea concentrazioni così forti da intimidire e far recedere il potere stesso dello Stato; ciò detto è noto che i notai potrebbero essere aboliti domani e sostituiti da cooperative di giovani giuristi che farebbero le stesse cose GRATIS.
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0 #1 ilSocialista 2014-11-29 01:47
Amico mio, l'Italia ha aspetti corporativi, è un fatto storico antropologico millenario; la stessa dottrina sociale della chiesa è una forma di corporativismo e per eliminare il corporativismo dovresti prima stroncare il cattolicesimo e passare quanto meno al protestantesimo ; eliminare alla radice il corporativismo italico si potrebbe pure fare ma ci vorrebbe un atto rivoluzionario violento perchè equivarrebbe al progetto rivoluzionario francese di estirpazione culturale del cristianesimo; ricorda alquanto la pretesa giacobina di voler far giurare fedeltà ai parroci e di far defecare i cavalli delle truppe in chiesa;
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