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26/08/19 ore

RASSEGNA WEB

Il futuro dell'Iran Deal senza gli Usa

Martedì 8 maggio il Presidente Donald Trump ha annunciato la sospensione della partecipazione degli Stati Uniti dal Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA), l’accordo firmato nel 2015 con l’Iran per la rimodulazione del programma di ricerca nucleare. Anticipata rispetto alla scadenza prevista dalla legge statunitense di implementazione del patto (prevista per il 12 maggio), giunge a sugello della contrarietà dell’attuale Amministrazione nei confronti dell’accordo, considerato insufficiente per limitare non tanto la possibilità tecnica per l’Iran di acquisire una capacità atomica militare quanto l’espansione dell’influenza politica nella regione... di Francesca Manenti (Centro Sudi Internazionali - CESI)

La maschera del M5s

Il M5S non ha dei momenti di incoerenza - è strutturalmente incoerente. Meglio: è fondato sul presupposto che la coerenza non conti nulla. E poiché nella sua incoerenza assoluta è assolutamente coerente, gli elettori non lo puniscono. O almeno non lo hanno punito finora, e si può presumere che non lo puniranno fin quando non si renderanno conto che il prezzo di quell’incoerenza lo pagherà il Paese... di Giovanni Orsina (lastampa.it)

Falcone non avrebbe mai fatto un processo sul non-reato di trattativa

Ho conosciuto Giovanni Falcone nel lontano 1983. Era novembre e si parlava sulla stampa di un magistrato di Palermo che stava interrogando un mafioso avviato al pentimento: Buscetta ovviamente. Curiosa dunque di incontrare il magistrato, chiedo l’aiuto di Luciano Violante che conoscevo dai tempi delle grandi inchieste sul terrorismo. E così ho un appuntamento a Palermo alla fine di una giornata di inverno, alle 19, in un Palazzo di Giustizia deserto. Non appena mi apre la porta del suo ufficio, Falcone mi dice però: «Non posso. Debbo andare di corsa all’Ucciardone». di Marcelle Padovani (da Il Dubbio)

Club delle 3M - Macron, May e Merkel: la vistosa assenza dell’Italia

L’effetto collaterale della surreale crisi politica seguita al voto non decisivo del 4 marzo è la rapida scomparsa dell’Italia dal teatro globale della geopolitica e dell’economia. di Marco Zatterin (da La Stampa)

Uso e abuso dell’ultimatum di un candidato premier

Ultimatum o bluff. Il giudizio sulla gestione della crisi da parte di Luigi Di Maio (e la previsione su quanto accadrà nei prossimi giorni) sta tutta in questa alternativa. Si tratta di capire cioè se siamo di fronte a una leadership che avanza a colpi di dichiarazioni stringenti, richieste forti, strategie accorte. O che, fin dalle prime battute, ha fatto credere quel che non era. E poi, non avendo in mano le carte buone, ha finito per infilarsi nel classico cul de sac. di Paolo Macry (da Il Mattino)

Il dott. citt. Roberto Fico presidente della Camera dei Deputati convenzionata con la Casaleggio Associati

Se questa rubrica dovesse scoprire le carte e dichiarare la propria filosofia, cercherebbe aiuto in una pagina de L'individualismo statalista di Giancristiano Desiderio: La commedia è la cifra stilistica dell'anima nazionale. La recita è la ragion pratica della politica. (...) di Guido Vitiello (da Il Foglio)

M5S e Pd, due partiti troppo lontani per allearsi

La passeggiata su Roma, annunciata da Matteo Salvini come risposta a un eventuale governo Pd-Cinquestelle non ha nessun argomento dalla propria parte. Ma, per saperlo, pur essendo cosa assai evidente, è necessario un minimo di cultura delle istituzioni democratiche, cosa che raccomando di acquisire in questo caso al segretario della Lega, ma più in generale anche al suo concorrente Di Maio e a quella informazione che spesso fa loro corona. di Biagio de Giovanni (da Il Mattino)

C’era una volta il Diritto

È una sentenza che lascia perplessi. Dico meglio: lascia un po’ sbigottiti. Per cinque ragioni.

La prima è che non ci sono prove contro gliimputati. Soprattutto contro gli imputati dimaggiore valore mediatico: il generale Mori (e i suoi collaboratori) e l’ex senatore Dell’Utri. di Piero Sansonetti (da Il Dubbio)

Pd, l'alleanza suicida

«Credo che un’alleanza tra Partito democratico e Movimento 5 stelle sia del tutto impraticabile. E per quanto Mattarella stia cercando di evitare in ogni modo lo scioglimento delle Camere, non è da escludere che la soluzione finale sia quella di tornare al voto». Biagio de Giovanni, filosofo, eurodeputato e docente di Dottrine Politiche all’Orientale di Napoli, non ritiene percorribile la via di un accordo tra M5s e Pd, partiti distanti non solo politicamente ma anche nel modo di intendere la democrazia... intervista di Simona Musco (da Il Dubbio)

M5S: la “democrazia diretta” e il programma votato per finta

Restava solo da sistemare le cose nero su bianco, evitando imbarazzanti incoerenze tra il parlato e lo scritto e votato dai cosiddetti "cittadini" della piattaforma Rousseau. Il Foglio, particolarmente attento alle finzioni grilline, ne dà conto, dopo aver verificato che "la versione del programma elettorale attualmente disponibile sul sito del Movimento è completamente diversa da quella che c'era a febbraio".

Le parole a vanvera di Alessandro Di Battista

In una stagione di parole a vanvera, inaugurata dai nostri politici ben prima del 4 marzo, non ci sarebbe neppure da meravigliarsi. Tuttavia l’ultima sortita di Alessandro Di Battista (non ce ne voglia per la qualifica di «politico» mentre starà facendo lo zaino per inseguire in Guatemala il Guevara che freme in lui) riesce ancora a colpire.... di Goffredo Buccini (da corriere.it)