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16/11/18 ore

Arabia Saudita, sulla pena di morte nulla sta cambiando



Stanno facendo notizia le aperture verso regole meno irrispettose dei diritti umani e civili da parte del principe ereditario Mohammed bin Salman in Arabia Saudita. Dalle donne al volante e negli stadi al ritorno al cinema, l'apparente inversione di tendenza verso una “sharia” dal volto più umano non tocca tuttavia un aspetto che vede il Paese delle Mecca primeggiare.

 

Insieme a Cina, Iran e Pakistan, l’Arabia Saudita è infatti tra i maggiori paesi al mondo nelle condanne a morte, “spesso utilizzate come strumento della repressione politica e anche contro i responsabili di reati non violenti”. Ne dà conto un'inchiesta di BuzzFeed, riportata da il post.it, che riporta in un articolo informazioni in esclusiva da un gruppo di attivisti britannici per i diritti umani, Reprieve

 

A quanto risulta – in mancanza di dati ufficiali del governo - le condanne a morte eseguite nel 2017 dal regime saudita sono 137, 11 delle quali nelle ultime due settimane. Il dato è parziale e, a questi ritmi, fino alla fine dell'anno si rischia di raggiungere e superare quota 154 del 2016, secondo i dati di Amnesty international.

 

Un altro aspetto da tenere in considerazione riguarda la scansione temporale. “Oltre i due terzi delle condanne a morte del 2017 sono avvenute nei cinque mesi successivi alla nomina di Mohammed bin Salman a principe ereditario, avvenuta lo scorso giugno".

 

Ulteriore peculiarità post-nomina riguarda le esecuzioni collettive. “il 28 novembre, per esempio, sono state messe a morte sette persone. «Questo è insolito: in passato, le esecuzioni delle condanne tendevano a essere individuali» e non di gruppo, ha notato Maya Foa di Reprieve, che ha anche spiegato come diverse persone in attesa di essere uccise fossero state condannate solo perché organizzatrici o partecipanti a manifestazioni di protesta...".

 

- prosegui la lettura su ilpost.it

 

 


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