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25/02/18 ore

Più Stato, meno mercato: il “bacino” che vota 5 Stelle



L'idea affascina sempre, si sa, in un Paese che ha vissuto di debito pubblico, pagandone ora le conseguenze. La sbornia pseudo-liberalizzatrice all'italiana ha fatto i suoi danni e in tempi di crisi le forze politiche sembrano inclini a voler assecondare nelle promesse elettorali il ritorno allo statalismo, senza considerare che un'epoca è finita spazzando via quell'ombrello internazionale che ci ha permesso di sguazzare nei vizi. 

 

Chi sembra incarnare meglio questa tendenza statalista – come scrive Angelo Panebianco, in un articolo sul Corriere della Sera che proponiamo nella nostra rassegna web – sono i 5 Stelle, con le loro proposte che non fanno i conti con il “chi paga”. Essi intercettano oggi – sondaggi alla mano - la maggior parte di quel terzo della popolazione che - come ai tempi del Pci - “è pronto a votare per forze programmaticamente avverse al mercato”.

 


 

Il mercato e quel bacino di ostilità

 

di Angelo Panebianco

 

Sabato scorso, sulla prima pagina di questo giornale (Corriere della Sera ndr), c’erano una notizia e un commento, apparentemente senza legami fra loro, che, insieme, attestavano l’esistenza di persistenze, di continuità storiche, confermavano il fatto che gli orientamenti di fondo di questo Paese non siano mai davvero cambiati, siano oggi gli stessi di molti decenni fa. La notizia consisteva nel risultato di un sondaggio che dà il movimento dei 5 Stelle al 29,1 per cento, lo conferma, nelle intenzioni di voto degli italiani, come primo partito.

 

Il commento era quello di Francesco Giavazzi che documentava la rimonta dello statalismo dopo una breve stagione, durata pochi anni, in cui era sembrato in ritirata, che descriveva una classe politico-parlamentare di nuovo preda di una frenesia anti-mercato come dimostrano tanti provvedimenti sfornati recentemente dal Parlamento. Pochi, mi pare, hanno notato che i 5 Stelle raggiungono, per lo meno nei sondaggi, più o meno la stessa percentuale di consensi che era propria del Partito comunista all’epoca della cosiddetta Prima Repubblica. Vero, una cosa sono le intenzioni di voto e un’altra cosa sono i voti ma, tenendo conto del fatto che spesso i partiti antisistema sono sottorappresentati nei sondaggi, il sospetto è che, proprio come ai tempi del Pci, ci sia grosso modo un terzo degli italiani disponibile a votare per un partito programmaticamente ostile alla democrazia liberale.

 

I 5 Stelle non sono l’unico partito di questo tipo? Anche questo è vero. Ma era vero pure nella Prima Repubblica: oltre al Pci c’era l’Msi e c’erano componenti illiberali (di minoranza) all’interno della Democrazia Cristiana e del Partito socialista. Se si tirano le somme si vede che ben poco è cambiato, poniamo, rispetto agli anni Sessanta dello scorso secolo: la percentuale di elettori attratti da partiti e gruppi illiberali è oggi più meno la stessa di allora. Ma le persistenze non si fermano qui.

 

Nel suo editoriale («Statalismi di ritorno in economia») Francesco Giavazzi ha mostrato come la classe politico-parlamentare non abbia ormai più remore nell’alzare la bandiera di un nuovo statalismo. Osserva Giavazzi che: «Dopo le liberalizzazioni del secondo governo Prodi (2006-2008) il virus dell’antimercato si sta di nuovo diffondendo». Al punto che, truffaldinamente, si è arrivati a chiamare «privatizzazione» la vendita di quote di aziende possedute dallo Stato alla Cassa Depositi e Prestiti, un ente che è nelle mani dello stesso Stato.

 

Proprio come ai tempi della Prima Repubblica il controllo statale sui gangli vitali dell’economia è tornato a essere un ideale di vita pubblica e, per quel che è possibile (Europa permettendo), anche una pratica politica.

 

Quando finì la Prima Repubblica, ufficialmente a causa della corruzione, in realtà a causa di uno spettacolare «fallimento dello Stato» dovuto all’accumulazione di un debito pubblico gigantesco e fuori controllo, si affermò ed ebbe una qualche fortuna per un certo periodo — benché ciò andasse contro le tradizioni del Paese — l’idea che bisognasse dare molto più spazio di un tempo alle forze del mercato. Quella breve stagione sembra ora alle nostre spalle. Si torna agli antichi vizi...

 

- prosegui la lettura sul corriere.it

 

 


Commenti   

 
0 #5 ilSocialista 2017-12-11 15:50
per fortuna i liberali non ne traggono le conclusioni distruttive che che sono state tratte nelle precedenti esperienze storiche ed in questo certamente se ne differenziano; però il livello di altezza ed intensità della maledizione è assolutamente uguale e nel concetto ,o meglio nella condizione umana e spirituale di anti-mercato, riversano tutte le più turpi nequizie, le più volgari perversioni, i più luridi intendimenti, le deviazioni più inconfessabili, le più atroci ed insanabili deformità morali che possano lontanamente concepire; ed in questa operazione, come essendosi finalmente liberati da una putrida ingente massa fecale, possono finalmente godere del meritato riposo del giusto.
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0 #4 ilSocialista 2017-12-11 15:40
in questo senso si spiega come per un liberale, così animato da carica ideale ultramondana, e da mistiche visioni allucinanti, l'accusa "tu sei contro il Mercato" non è una semplice considerazione tecnica di scelte di opportunità o di normali opzioni politiche, economiche, sociali di una comunità di cittadini, no; diventa un anatema sacro gravido di implicazioni morali, spirituali, ontologiche, metafisiche; è lo stesso anatema che i nazisti potevano lanciare ai connazionali dicendo "tu sei contro la patria tedesca", o che gli stalinisti potevano lanciare dicendo "tu sei nemico del popolo" o che i soldati di Luigi XII potevano lanciare nell'assedio della Rochelle "tu sei un ugonotto!
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0 #3 ilSocialista 2017-12-11 15:29
altra ossessione tipica dei liberali è quella del "mercato"; per loro il mercato non è una costruzione sociale artificiale, una infrattura politica tecnica con cui si regolano dei rapporti economici fra le persone, i popoli, gli Stati; no per loro il "Mercato" è una condizione dell'anima, una entità spiriruale, un metro di giudizio morale, una divinità trascendente, una potente entità metafisica, indefinita e per certi versi inconoscibile,c he non è figlia dell'uomo ma PRECEDE l'uomo e il concetto stesso di umanità; per loro l'umanità stessa discende e procede dal Mercato, quindi all'uomo non resta che riconoscere tale paternità e prosternarsi alla maniera islamica nell'abvbban dono, nell'ISLAM al questo potere originario, inflessibile ma anche misericordioso
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0 #2 ilSocialista 2017-12-11 15:19
quindi da alcuni anni gli si sarà sommato un altro incubo del tutto simile: i carri armati di Grillo che gli entrano in casa; per giunta con Grillo sulla torretta che gli sghignazzando "te lo do il comunismo!" parafrasando il titolo di trasmissioni comiche di molti anni fa; però siccome la ossessione è ancora più intensa il processo di generalizzazion e si allarga ancora e allora ecco i carri armati di Roosevelt (poco importa se liberarono l'europa) e quel Bolscevico lurido di Roosevelt che urla dalla torretta "te lo do io il liberalismo, io sono programmaticame nte contratrio alla democrazia liberale!"; a questo punto Panebianco ha una vera crisi psicotica.
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0 #1 ilSocialista 2017-12-11 15:10
mha, sai frequentando questo blog ho avuto il piacere di comprendere quali sono le ossessioni dei liberali; sono i concetti ricorrenti con cui danno la spiegazione ad ogni cosa gli capiti sotto mano nella presa in considerazione; la prima è sicuramente "comunismo"; lì il trauma deve essere stato forte nei tempi passati; al punto che deve essere rimasto un classico "disturbo da stress post traumatico"; sicuramente Panebianco quando ha degli incubi si sveglia la notte di sporassalto sognando i carri armati si Satlin che gli entrano nel cortile di casa; e il concetto è talmente inciso e persistente che tende ad estenderlo a qualsiasi cosa non si adattti al pensiero unico odierno dominante;
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