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20/11/19 ore

La quota balle di Luigi Di Maio


  • Antonio Marulo

La “Quota 100” fu presentata in pompa magna come la norma che aboliva la “Legge Fornero”, potendo dare anche ottimi frutti sul fronte occupazionale. Si disse che almeno due nuovi assunti avrebbero sostituito tre prepensionati, mentre qualcuno vaticinava persino un rapporto di 1 a 1. Sappiamo invece come è finita la storia, superfluo ribadirlo.

 

Oggi che si discute sterilmente, a beneficio della visibilità di un partito appena nato da una costola rotta del Pd, non mancano ulteriori parole in libertà di chi è pronto a difendere in spregio del ridicolo una delle perle del governo Conte 1.

 

In particolare, Luigi di Maio ha ribadito - sulla falsa riga dell'ex compagno di avventure -  che "Quota 100 non si tocca”, perché “non vogliamo altri esodati e non vogliamo tornare alla legge Fornero”, trascurando in questo modo due aspetti non proprio insignificanti.

 

Primo, se si abolisse quota 100 non si tornerebbe alla Fornero, in quanto quota 100 non ha abolito la legge Fornero, come i meno sprovveduti possono facilmente intuire. Secondo, gli esodati con l'abolizione di quota 100 non hanno alcun rapporto di causa/effetto, perché la legge a tempo voluta da Matteo Salvini serve infatti solo a mandare in pensione anticipata poche migliaia di fortunati sessantenni, a spese delle future generazioni.

 

Ciò nonostante il ministro degli Esteri in queste ore non perde occasione per recitare il nuovo mantra, senza il minimo rischio che qualcuno con microfono e telecamere gli contesti le panzane dette con tanta sicumera.

 

La cosa non meraviglia più. Lo schema è quello noto e collaudato, quasi banale nella sua ripetitività, che vede il cosiddetto “quarto potere” complice più o meno volontario di una accolita di spregiudicati falsari.

 

 


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