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06/12/19 ore

Le perle di saggezza digitale di Casaleggio figlio



Maledetto Renzi, o forse no. La sua scelta di lasciare il Pd ha oscurato le perle di saggezza digitale che Davide Casaleggio ha voluto dispensare scrivendo al direttore del “giornalone amico” sui sette brevi paradossi della democrazia che si creano, se ci si aggrappa “alle tradizioni ignorando le possibilità del presente nell'era della cittadinanza digitale”.

 

Il leader “occulto” per discendenza dinastica del Movimento 5 Stelle ha colto così l'occasione per ribadire alcuni capisaldi teorici paterni, a dispetto della pratica anche di questa pazza estate della politica italiana, difendendo in sostanza il modello “decisionale” che tanto ha fatto discutere nel corso della formazione del governo Conte2.

 

Perché – scrive - “ora è il momento di superare le tecnologie del quindicesimo secolo per quanto riguarda il voto e la partecipazione alla vita della propria comunità”. Mentre, “sostenere che il voto online sia pericoloso ricorda molto l’introduzione del treno nel 1800”, quando “illustri scienziati sostenevano che viaggiare oltre i 30 km/h (la velocità massima delle carrozze di allora) potesse spezzare le ossa dei passeggeri”. (Il paradosso del luddista con lo smartphone).

 

“Chi sostiene – sottolinea il paradossale Davide - il modello dei partiti come strumento di democrazia è colui che si lamenta della bassa rappresentanza rispetto agli elettori dei movimenti”. Ed “è curioso che a contestare che le scelte vengano prese da più di centomila persone, spesso sono gli stessi che tollerano che vengano prese da cinque persone o che si affidano quotidianamente a sondaggi di sole poche centinaia di persone”. (Il paradosso del delegante a sua insaputa).

 

“Chi si lamenta – poi - del mancato rispetto delle istituzioni dall’altra appoggia apertamente che le stesse decisioni siano state prese, fino ad oggi, da un piccolo gruppo dirigente anziché dagli iscritti”. (Il paradosso del partecipante sovversivo).

 

“Chi pensa – inoltre - che solo gli esperti del tema possano scegliere, confonde la conoscenza con la scelta”. Perché, “gli esperti possono spiegare il tema (es. i rischi del nucleare) e l’impatto che avrà una decisione sulle nostre vite, ma la decisione finale (es. se correre quel rischio) deve essere la comunità a prenderla, se è possibile”. (Il paradosso dell’allenatore che si credeva attaccante).

 

“Una comunità che vota si unisce anche se ha opinioni diverse. Una comunità che non fa votare si divide e allontana chi la pensa diversamente”. (Il paradosso del diverso che unisce).

 

Pertanto, secondo Casaleggio “il vero paradosso è di chi, per paura di cambiare abitudini, preferisce pensare che l’innovazione sia pericolosa a prescindere. La cittadinanza digitale – scrive - in realtà porta una nuova dimensione di partecipazione alla vita della propria comunità”. Che ovviamente non è esattamente quella della democrazia diretta dalla piattaforma Rousseau.

 

Ma questo è chiaro ormai a tutti, persino al grillino più accanito. Tranne – forse – a qualcuno del  “Corriere della Sera”.

 

A.M.

 

 


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