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07/12/19 ore

Prosegue l’odissea dei due giovani italiani condannati all’ergastolo in India …



 

 

La storia di Tommaso Bruno ed Elisabetta Boncompagni condannati in India, in primo grado, all’ergastolo perché ritenuti pregiudizialmente colpevoli dell’omicidio di Francesco De Montis, con cui condividevano la stanza, è una storia vera e drammatica.

 

Due uomini ed una donna, la tesi dell’accusa, entrambi innamorati di lei e lei si accorda con il favorito per uccidere l’altro, strangolandolo, anche se sul corpo della presunta vittima non esistono segni di strangolamento. Un referto di un oculista, poco esperto in autopsie, che pur avendo riscontrato chiari ed inequivocabili segni di morte per overdose, sentenzia morte per strangolamento, con l’aggiunta da parte del giudice “per motivi passionali” in quanto i protagonisti sono da ritenere in base ai locali pregiudizi degli immorali che giustificano questo canone.

 

I due ragazzi sono attualmente detenuti in condizioni disumane in attesa del processo di appello. Ecco cosa scriveva il 5 luglio 2010 Ristretti Orizzonti in occasione di una manifestazione a loro sostegno. «...il nostro ambasciatore a New Delhi ha chiesto ed ottenuto di essere immediatamente ricevuto, nella stessa giornata dell’altro ieri, dal ministro della Giustizia indiano Moily, al quale ha espresso tutta la preoccupazione con cui, in Italia, si segue questo processo. Gli addetti consolari dell’ambasciata italiana pare abbiano più volte visitato Bruno ed Elisabetta presso il carcere dove sono reclusi. (...). I poliziotti indiani hanno costruito una ipotesi accusatoria di delitto passionale».

 

La vicenda è presentata,dal gruppo facebook sorto a loro sostegno e nel quale sono iscritti come Membri molti esponenti radicali, in questo modo: «Tomaso Bruno e d Elisabetta Boncompagni sono detenuti all'interno di un carcere indiano dal7 Febbraio 2010, accusati di aver ucciso il loro compagno di viaggio e amico Francesco De Montis. La giustizia indiana ha impiegato un anno e 7 mesi a svolgere quello che mi fa rabbia chiamar processo. Dopo 19 mesi, 150 udienze condite da ritardi, continui rinvii, assurde testimonianze, contraddizioni, accuse infondate, cani in aula, diversi processi all'interno della stessa aula di tribunale e sceneggiate da telefilm indiano, i due ragazzi italiani sono stati condannati all'ergastolo tra l'incredulità delle poco attive, ma pur presenti istituzioni italiane e degli avvocati (con ingaggi da Real Madrid), insieme naturalmente alla nostra!».

 

Il caso appare omologo a quello dei due fucilieri di Marina arrestati lo scorso 19 febbraio e accusati con lo stesso approccio giudiziario da processo per stregoneria così denunziato da un omologo gruppo facebook finalizzato a riportare in patria i due militari, che in un comunicato stampa diramato nella mattinata di sabato 18 agosto afferma: «Tra i pochi dati oggettivi c’è quello che ad uccidere i due indiani imbarcati su un natante sono stati proietti di calibro 7,62 russo, più lunghi di3 mm del corrispondente calibro Nato; peraltro le armi in dotazione al Nucleo imbarcato sulla Enrica Lexie erano tutte di calibro 5,56, decisamente inferiore e dai diversissimi inconfondibili effetti anatomopatologici sui bersagli.

 

… Ma se pure lo scenario non esclude un possibile conflitto a fuoco tra la Enrica Lexie e il peschereccio che gli indiani asseriscono scambiato per imbarcazione pirata, che questo sia effettivamente avvenuto non lo sapremo mai, perché l’imbarcazione data in consegna giudiziaria al proprietario è stata da questa fatta colposamente affondare, avendone asportato il motore e l’elica, con conseguente imbarco d’acqua. Sul relitto ripescato non sono più riscontrabili eventuali residui di polvere da sparo, prove di un ipotetico conflitto a fuoco, e gli stessi fori dei proietti hanno subito deformazioni per la permanenza in acqua della struttura in legno. Il testimone, come viene indicato in gergo giudiziario questo genere di reperti, è morto annegato, colposamente fatto annegare».

 

I due casi sono omologhi, ma anche molto differenti, a cominciare dal sostegno che i due militari ricevono dai loro commilitoni e che confortano i due fucilieri della Marina, mentre lasciano completamente soli i due ragazzi accusati di omicidio. Non si tratta dei soli italiani che vivono una situazione delicata in casi giudiziari all’estero. Si tratta di migliaia di donne e uomini italiani che, al di là delle loro responsabilità da accertare o accertate – in modo a dir poco sommario in molti casi – non sono confortati da una adeguata attenzione da parte delle nostre autorità.

 

Appare evidente che i due giovani sono i più esposti. Il gruppo di amici e sostenitori sono meno organizzati, non sembrano godere dell’apporto di un anatomopatologo che riesca ad aiutarli adeguatamente …

 

Anche la società legale che difende i due militari e i due ragazzi sembrare essere la stessa, una catena di legali legata “Titus & Co”, rinomatissima e per questo, come dicevamo, con “ingaggi da Real Madrid”, a cui sembra di norma ricorrere la nostra Ambasciata in India …

 

Giorgio Prinzi


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