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07/12/19 ore

Overshoot day, il pianeta senza risorse



Siamo vivendo al di sopra dei nostri mezzi? La risposta è SI, senza alcuna ombra di dubbio! Dal punto di vista finanziario abbiamo il debito privato e il debito pubblico su cui il sistema economico-finanziario ha costruito il modello di sviluppo moderno: indebitiamoci così saremo più felici! Come conseguenza tutte le politiche devono essere improntate al dogma della crescita, crescita, crescita, altrimenti rischiamo di fallire.

 

Però l’economia globale non ha solo i debiti finanziari, ma purtroppo anche quelli ambientali, il debito ecologico: il 22 agosto scorso, si è consumato (è proprio il termine giusto) l’Overshoot Day, giorno in cui si sono esauriti i beni naturali che il pianeta è in grado di rigenerare in un anno.

 

Per sostenere i nostri elevati consumi, abbiamo liquidato le riserve di risorse e abbiamo permesso che la Co2 si accumulasse nell’atmosfera”, spiega il Global Footprint Network (Gfn), l’istituto di ricerca che da 25 anni calcola il deficit ecologico planetario. Il mondo, la terra il pianeta sono finiti: mentre le economie, la popolazione e la domanda di risorse crescono, le dimensioni del nostro pianeta rimangono le stesse”.

 

Urgono cambiamenti, dunque, perché “vivere in una situazione di Overshoot non è sostenibile nel lungo termine”. Scarsità idrica, desertificazione, ridotta produttività dei campi coltivati, collasso degli stock ittici e cambiamenti climatici: sono solo alcuni degli effetti del sovra-consumo di risorse che caratterizza gran parte delle economie del globo.

 

Il primo Overshoot Day dell’umanità è stato il 19 dicembre 1987, tre anni dopo, nel 1990, il giorno del sovra-consumo era già passato al 7 dicembre, e dieci anni dopo (1997) al 26 ottobre. L’anno scorso il deficit ecologico è stato raggiunto il 27 settembre, ma quest’anno si è appunto riusciti a peggiorare ulteriormente: 22 agosto.

 

Di questo passo, entro la metà del secolo, il mondo avrà bisogno di due pianeti per far fronte alla sua voracità di beni naturali. Le scienze naturali hanno ormai da anni indicato un fatto incontrovertibile: il peso del metabolismo sociale ed economico sull'ambiente ha superato i livelli di guardia.

 

L'aumento della popolazione e la crescita economica hanno portato benessere ad una parte cospicua dell'umanità al costo di un crescente degrado ambientale che si traduce nei cambiamenti climatici, nella riduzione di biodiversità con, ad esempio, il crollo di intere popolazioni di pesci sottoposte alla pesca intensiva di tipo industriale, nel raggiungimento del punto critico nello sfruttamento di molte risorse fossili e minerarie, e di risorse rinnovabili, ma limitate, come l'acqua dolce, la riduzione progressiva delle foreste primigenie (ormai limitate all'area amazzonica) e l'erosione continua dei suoli fertili che in estremo conduce alla desertificazione.

 

Una catastrofe ampiamente annunciata nei decenni passati e ormai pienamente in atto. Il problema oggi è politico, anche da un punto di vista democratico e liberale, occorre che la politica riprenda il controllo di ciò che le è proprio.

 

E’ chiaro che le problematiche ecologiche richiedono un governo mondiale, ma altrettanto chiaro dovrebbe essere che tale governo ha assoluto bisogno di avere una natura democratica, invece assistiamo quotidianamente a trasferimenti di competenze ad organismi senza responsabilità politica e senza nessuna trasparenza, che non rispondono ai governi,(a cui anzi impongono i loro diktat) ma all’oligopolio della finanza internazionale.

 

Urgono: politiche di inversione di crescita demografica, politiche di riconversione industriale in produzione di beni poco inquinanti e servizi, grosso sviluppo delle energie rinnovabili ed infine azzeramento di buona parte del debito che dobbiamo rimborsare e che ci costringe a politiche folli che spingono crescere sempre di più e ad inquinare sempre di più.

 

Questi sarebbero tre punti importanti di gestione politica della situazione mondiale, che se perseguiti, farebbero senz’altro invertire la rotta del Titanic, che altrimenti non sbatterà contro un iceberg, (visto che si scioglieranno tutti), ma che sicuramente andrà a schiantarsi violentemente da qualche parte.

 

Daniele Carcea


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