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12/11/18 ore

M5S: silenzio, il nemico-giornalista ci ascolta!



Sono tanti, buona parte alle prime armi e per lo più sconosciuti anche a chi ha consentito loro di vincere la lotteria dell'anti-politica ai tempi di Rousseau. Ora, però, viene il difficile per lo staff: bisogna gestire e controllare al meglio i rapporti con l'esterno, per scongiurare che accada, moltiplicato per mille, quanto già visto in parte nella precedente legislatura.

 

Per questo, più che mai, il nemico pubblico numero uno resta il “il giornalista”. Non a caso, nel primo mega raduno degli eletti grillini c'è stata la prima lezione di Rocco Casalino in proposito, all'insegna del "silenzio, il nemico ci ascolta" condensato in un sintetico decalogo riproposto dall'agenzia Agi. Per cui:

 

1. La cosa peggiore è esprimere posizioni diverse, perché disorientano e chi è a casa non capisce

2. Abbiamo l’abitudine a prendercela con i giornalisti e facciamo bene ma è vero che la responsabilità è anche nostra

3. Il giornalista vi usa come fonti anonime. E così crea un meccanismo psicologico per cui il parlamentare pensa “Io glielo dico tanto lui mi copre"

4. Non c’è nulla che si possa tenere nascosto ai giornalisti, che si possa fare segretamente, anche se siamo in tre. Esce tutto

5. Non avete bisogno dei giornalisti. Non vi fate fregare quando vi diranno “Dammi una notizia che sennò vengo licenziato” oppure “fammi guadagnare trenta euro”: il loro fine è di danneggiarci.

6. I giornalisti sono cattivi. Cercano di tirarci da una parte all’altra perché giocano una partita importante. Partecipano alla campagna elettorale in modo spudorato.

7. Non fate il loro gioco sporco.

8. Solo se siamo uniti riusciamo a combatterli.

9. Non serve a nulla parlare con loro, solo a spaccarci e a far dire che siamo divisi.

10. Non abbiamo più bisogno di giornali e tv. Riusciamo ad arrivare a milioni di persone

 

A tal ultimo proposito, uno dei modi per raggiungere l'obiettivo, talk tv compiacenti a parte, ce lo illustra sempre il quotidiano torinese, con l'intervista ad Arnaldo Capezzuto, giornalista, ex capo della comunicazione ufficiale del M5S in Campania, che spiega come «la macchina del fango social non esisteva solo in Veneto. Anzi. È così dappertutto, e c’è una regia nazionale».

 

…“Funzionava così: nella pagina del gruppo regionale - che fa tot condivisioni, tot mi piace, eccetera - loro che dicono? Dato che in due anni tutte queste pagine regionali sono assai cresciute, loro - quando c’è una cosa importante anche a livello nazionale - per cui dovevamo organizzare una controffensiva, ci dovevamo coalizzare tutte le pagine su un obiettivo. “Io vi dico l’obiettivo - ci veniva detto - e voi procedete”».   

 

- Cioè in sostanza vi veniva detto: questo è l’obiettivo, distruggetelo?  

 

«Bravo. Ci dicevano “voi, con modalità diverse, dovete veicolare questi contenuti che noi vi facciamo e vi trasmettiamo”. Loro monitoravano tutte le pagine di Facebook. In quell’occasione vennero consegnati tutti i vari indirizzi web, e tutti gli accessi».   

 

- Stiamo parlando delle pagine ufficiali.  

 

«Pagine ufficiali, collegate all’attività istituzionale di promozione del lavoro dei consiglieri M5S».   

 

- Le password chi le aveva?  

 

«Un incaricato di Casalino diventò amministratore in tutte le pagine d’Italia di sostegno all’attività regionale. Ma così anche degli enti locali, così anche delle altre strutture. Loro che facevano? Da Roma, da Milano, dove stava Casaleggio, questo incaricato ogni giorno faceva i diagrammi del flusso del movimento delle pagine e dei like. Quando dovevano fare attacco, ci dicevano: “Questo è il contenuto, Veneto, alle ore così fate questo; Campania, alle ore così fate questo”»...

 

- prosegui la lettura sul lastampa.it

 

 


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