Informativa

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy.
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie.

26/05/18 ore

Talk show: così il populismo ha vinto grazie alla tv



di Angela Azzaro (da Il Dubbio)

 

Aldo Grasso, il critico televisivo e di costume del Corriere della sera, ha scritto sul ruolo che i talk show hanno avuto in questa ultima tornata elettorale. Secondo il professore della Cattolica di Milano i programmi di politica, che in questi anni hanno perso molti consensi, avrebbero favorito principalmente il Pd e Forza Italia, mentre l’assenza dalla tv avrebbe avvantaggiato i Cinque stelle.

 

Il Pd, in realtà, ha avuto contro quasi tutte le tramissioni a cominciare da quelle che in teoria, ma appunto solo in teoria, dovrebbero essere amiche come Carta Bianca su Rai3. Pochissimi partiti al governo sono stati così osteggiati. I Cinque stelle invece hanno potuto contare su quasi tutto il palinsesto di La7: anche quando non erano presenti per- sonalmente in studio, erano rappresentati dai giornalisti ospiti, schierati molto spesso con il loro movimento. La Lega, pur con una strategia comunicativa in parte differente, ha potuto contare sulle trasmissioni di Del Debbio e Belpietro su Rete4.

 

Ma la questione è molto più strutturale di un appoggio che potremmo definire “esterno” alle forze populiste che poi hanno vinto le elezioni. I talk show sono parte del “populismo”, per alcuni versi lo hanno creato, condizionando la percezione della realtà e gli schieramenti, ancora prima che partitici, ideologici e identitari.

 

In questi anni siamo stati abitutati a una tv urlata, che ha dram- matizzato qualsiasi problema, dall’arrivo dei migranti alla sicurezza nelle città. Sono state davvero poche le trasmissioni che non abbiano alimentato la paura, creato l’odio per il diverso, fatto credere che i diritti degli uni (chi arriva in Italia in fuga da fame e povertà) siano opposti ai diritti degli altri (gli italiani).

 

È una tv basata non sulla ragione e sui dati, ma sulle emozioni non mediate, sulla cosiddetta pancia, sull’irrazionalità. È una tv che ha creato un suo pubblico, lo stesso pubblico che ha poi votato Cinque Stelle e Lega che usano da questo punto di vista la stessa cifra comunicativa.

 

Pier Paolo Pasolini, parlando prima di tutti in Italia di quel fenomeno che poi avremmo chiamato globalizzazione, teorizzava un mutamento antropologico degli italiani. Era il rimpianto delle lucciole, che aveva un certo sapore reazionario, ma che coglieva un cambiamento profondo della società.

 

Oggi quel mutamento è diventato ancora più radicale e ha avuto come campo di battaglia proprio un modo di intendere la televisione e l’informazione. Il passaggio da popolo a populismo, dal conflitto all’odio, avviene dentro un format televisivo che vive tutto come una guerra, un processo mediatico, uno scontro.

 

Le forze politiche che non hanno questo approccio alla politica hanno pagato un prezzo molto alto, non solo perché la loro voce risalta di meno, ma perché meno rispondono alla trasformazione antropologica e sociale avvenuta in questi anni.

 

Il presidente del Censis De Rita, che ha fotografato la società del rancore, vede nuovi segni di cambiamento. Comunque sia questo cambiamento non può non passare anche attraverso una riflessione sui mezzi di comunicazione di massa, dalla tv a internet.

 

(da Il Dubbio)

 

 


Commenti   

 
0 #5 Ingmar 2018-05-22 15:17
La flat tax non è la soluzione, per dire, ma la resa, un rassegnarsi all'idea di fare gola fiscale per elemosinare qualche posto di lavoro a chi lo controlla pregandolo di ritornare qui. Lo stesso per Trump. Il populismo non è quindi ascoltare il popolo, è manipolarlo.
La tua analisi è breve e abbastanza giusta, c'è persino un po' di sano "materialismo storico" oggi molto mancante, però sentivo la voglia di aggiungere qualcosa a quello che può sembrare un avallo delle politiche populiste.
Citazione
 
 
0 #4 Ingmar 2018-05-22 14:35
Ma la risposta ti dirò io, non è il nazionalismo, non si contesta un potere centrale, opponendogli un'idea di potere centrale ancora più indiscriminato, il sovranismo, perchè non è la soluzione all'interferenz a europea, semmai il problema è che "ceci n'est pas l'Europe", per citare Magritte, ovvero chi è alle redini di questa europa sta curando interessi molto ristretti e particolari e astrae il tutto in conti a posto, senza alcun riguardo e sensibilità sul come e dove prendere i soldi, se dalle moltitudini povere o se prevalentemente dai pochi ricchi.
Citazione
 
 
0 #3 Ingmar 2018-05-22 14:34
Ciao, ti chiami il Socialista, quindi deduco che sia critico sul mercatismo e sul sistema che premia il seguire qualunque capriccio di mercato. Da una parte hai ragione, ma c'è la sfumature per cui dall'altra parte il mercato finisce per alimentare la stessa tendenza che segue e su questa generare ulteriori bisogni e paure. Di certo ci sono dati oggettivi, lavoro precarizzato, soldi sempre più concentrati in poche mani, delocalizzazion e e capitalismo selvaggio, corruzione, sprechi, potere contrattuale al minimo per il lavoratore.
Citazione
 
 
0 #2 ilSocialista 2018-03-12 12:29
il 5 stelle non si fonda su una semplice rappresentazion e; si fonda su dati e paure REALI ED OGGETTIVE che si fondano su DATI ECONOMICI ED OCCUPAZIONALI ben precisi
Citazione
 
 
0 #1 ilSocialista 2018-03-12 12:27
mha sai, la ricerca del sensazionalismo fa parte della torsione "mercatista" della tv; è il mercato bellezza" ; un omicidio descritto in tutti i dettagli fa di sicuro più ascolti di un servizio sulla statistica degli omicidi; è il "compro "horror" che si aggiunto al "compro oro" come fenomeno di mercato; certo la RAI statalista dei tempi d'oro era molto più tranquilla, culturale e pedagogica; però pensare che un semplice fenomeno di mercato possa modificare l'antropoplogia è molto ma molto ingenuo ed irrazionale; l'antropologia da che mondo è mondo si plasma sui fenomeni economico-socia li e se la gente cerca l'horror è perchè vi trova consonanza con le proprie angosce specifiche della postmodernità, ben descritte in saggi innumerevoli; se non si risolvono quelle c'è poco da fare
Citazione
 

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna