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20/06/24 ore

Lega e 5 Stelle, per fortuna c'è l'Unione Europea...


  • Antonio Marulo

 Diciamolo pure, hanno stancato. Non se ne può più, dopo 70 giorni in cui i protagonisti del “cambiamento” non hanno fatto altro che confermare la loro propensione innata a raccontarci balle. Prima del 4 marzo questa “invidiabile” qualità poteva essere annoverata nel genere campagna elettorale; dopo il voto – in vista del possibile governo - è diventata sempre più un'intollerabile provocazione.

 

In questi giorni abbiamo dovuto sopportare la retorica sulla storia da scrivere, sulle cose mai fatte prima d'ora, sulla "coerenza", sugli accordi imminenti o quasi raggiunti, sul candidato premier da poporre a stretto giro al Capo dello Stato... Poi, di rinvio in rinvio, di vertice in vertice, di tavolo in tavolo, ieri il nulla di fatto e la richiesta di altro tempo, che ha confermato il dilettantismo e l'approssimazione imperante, oltre che lo scarso rispetto, la spregiudicatezza e l'arroganza propria dei “buoni a nulla ma capaci di tutto”.

 

Le foto circolate degli incontri milanesi tra Lega e M5S, sulle quali la cosiddetta ironia web ha maramaldeggiato, valgono più di ogni commento. Sono istantanee che rappresentano perfettamente lo stato dell'arte, la confusione e il disagio che attraversano persone fin qui fenomenali nel vaffa o brave a girare su e giù per lo Stivale indossando felpe a tema.

 

C'è da dire che il passaggio dalla politica da bar sport alla realtà di governo è cosa non da poco. Non è facile. Ma fare ora un'improvvisa marcia indietro diventa complicato e potrebbe rivelarsi controproducente in termini elettorali. E poi ci sono le tante nomine in scadenza da spartisi: la robba su cui fiondarsi, che dà la misura reale del potere. Nondimeno, trovare il modo migliore, un ottimo pretesto, per una ritirata strategica potrebbe rivelarsi cosa saggia (anche per il Paese), oltre che preludio al ritorno a ruoli più consoni, nei quali ci si sente a proprio agio.

 

Un prova in tal senso l'abbiamo avuta in giornata. Ci hanno pensato l'Unione europea, con il richiamo all'Italia su debito pubblico e immigrati, e il Financial Times, con la storia dei "nuovi barbari", a dare l'assist non richiesto. Dopodiché, a Matteo Salvini e Luigi Di Maio non è parso vero di potersi distrarre per un attimo dallo stress “istituzionale” con ciò che gli riesce meglio: fare propaganda.

 

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