Informativa

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy.
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie.

01/12/21 ore

Renzi e il senso di una rottamazione


  • Silvio Pergameno

Mamma mia! Che sarà mai? Povero Renzi, un lapsus sfuggitogli di bocca ha suscitato un coro di proteste, di sottolineature, di accuse, di reprimende talmente vasto e unanime da lasciar sospettare che deve aver colpito qualcosa di grosso; e tutti hanno voluto sottolineare che è proprio sconveniente usare simile terminologia spregevole nei confronti di persone.

 

Già, ma a nessuno è venuto in mente che una rottamazione è l’operazione di “demolizione di autoveicoli o macchinari fuori uso, riutilizzando i rottami come materiale metallico e i pezzi e gli accessori ancora funzionanti come parti di ricambio” (Vocabolario Treccani): espressione forte, senza dubbio, ancorché usata in senso figurato, ma comunque non riferibile a persone e soprattutto avente ad oggetto una pluralità di oggetti destinatari dell’intervento, considerati nel loro complesso.

 

C’è del resto un precedente: nonostante la ventennale, sempiterna, fredda e greve polemica nei confronti di Berlusconi, nessuno ha mai voluto parlare di rottamazione del Cavaliere… La rottamazione non poteva quindi riferirsi a singole persone, ma a qualcos’altro, nella fattispecie a un corpo politico considerato ormai fuori tempo e inadatto ad assolvere ai compiti ai quali oggi è destinato.

 

Ccon linguaggio piuttosto enfatico quindi Renzi, a mio sommesso avviso, deve aver pensato al cambiamento radicale da imprimere al suo partito, che per oltre venti anni non è riuscito a darsi una vera smossa e ad abbracciare l’altro polo nell’ambito della tradizione che in qualche modo si riallaccia alle premesse del marxismo, a porsi cioè sulla scia della socialdemocrazia dei partiti della sinistra europea di Francia e Germania, di Austria e Scandinavia e via dicendo.

 

Se poi ce la farà, è un altro discorso, perché non si tratta di un’operazione che possa essere contenuta nei confini di un processo elettorale. Non ce l’ha fatta Craxi, meno che mai l’outsider di Arcore, che del resto aveva altri obbiettivi, ora ci prova il sindaco di Firenze.

 

Comunque, l’appello rivolto non molti giorni fa ai delusi di Berlusconi, stanchi certo di promesse non mantenute, ma altrettanto indisponibili a compiere il salto di un fossato troppo largo, lascia intendere che il bersaglio del rottamatore era quindi il giocattolo, l’apparato per troppo tempo rimasto inossidabile e che, posto di fronte alle primarie, tuttora persiste nel tentativo di limitare i danni, che potrebbero piovergli addosso.

 

Renzi tenta di profittare del varco aperto da Bersani con la proposta cancellazione, votata poi dall’Assemblea, della norma statutaria che indicava il segretario del partito come solo candidato alle primarie; ma le critiche che hanno colpito la sua rottamazione e soprattutto l’ampiezza dello spettro dei critici, molto al di là dell’ambito del PD e delle sue articolazioni interne, rivelano quanto forte sia la resistenza del vecchio establishment consociativo della prima Repubblica.


Aggiungi commento