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19/11/19 ore

Trasformismo? Un fenomeno antico…


  • Silvio Pergameno

E cosi, finalmente, è arrivato il secondo governo Conte, o il Bisconte come scrivono alcuni,, mentre il leghista dei pieni poteri è stato sconfitto ,o meglio si è tirato un colpo da solo…e il “Grillino”, ammaccato alle europee dello scorso maggio e confluito nella maxialleanza di Bruxelles in favore dell’Ursula, viene ora affidato alle cure di qualche “conte…zio” (di manzoniana memoria) per un corso di rieducazione celere.

 

E così con tutta naturalezza si passa dal “Conte A” al “Conte B”, perché in fondo non c’era nulla da cambiare… dal governo con Salvini al governo con Di Maio e il PD. Non siamo in un tempo di grandi idee e di grandi progetti. Per esempio: c’è stata la Brexit?

 

Non si riesce a capire. Non c’è riuscita Teresa May con le buone e non ci riesce Boris Johnson con le cattive. E l’Europa? Oggi viene data al ribasso, ma intanto la nuova Presidente della Commissione annuncia una svolta ricca di promesse: flessibilità e apertura all’ immigrazione (e con un progetto europeo).

 

Intanto il populismo è emerso, ma è in difficoltà (anche la famosa “Alternativa per la Germania” è andata bene nelle elezioni regionali in Sassonia e in Brandeburgo, ma non in grado di mettere in crisi il vecchio connubio tra Democrisiani (CDU/CSU) e i socialisti dell’SPD. E come è noto l’ungherese Orban sta nel Partito Popolare Europeo e tutto il patto di Visegrd (Polonia, Ungheria, Rep. Ceca e Slovacchia) in Europa ci sta bene….

 

È in questa perdurante condizione “grigia”che è maturato il populismo di questi giorni (con le punte sovraniste), terreno fertile per lo sviluppo delle prassi trasformiste (il trasformismo non è una dottrina ma passaggio da posizioni politiche ad altre di stampo diverso e anche opposto, senza tanti problemi. Basta trovare il manovratore).

 

Il populismo è oggi l’ovvia conseguenza del progressivo attenuarsi della distinzione tra destra e sinistra, una storia ormai di lungo periodo, che trova forse la sua prima origine nella stagione tra le due guerre, quando il socialista Mussolini, divenuto interventista nella prima guerra mondiale, accoppia all’estremismo nazionale l’apertura sui temi sociali, imponendosi con una forma di mediazione autoritaria e violenta, (largamente seguita in Europa) e sorretta dalla dottrina corporativa.

 

Dottrina che sul piano socio-istituzionale viene poi seguita anche dalla DC, sulla base di un fondamento interclassista, e che nel corso della nostra Repubblica finisce con lo strutturare il sistema dei partiti e si articola in meccanismi per i quali la porta non si chiude in faccia a nessuno: è il regime corporativo dei partiti, la lottizzazione proporzionale dei poteri dello stato… e la tenuta istituzionale ne è rimasta infranta. Manipulite spazza via un regime morto, ma non apre una fase nuova: il populismo non è una novità di oggi.

 

Tutt’altro. E a ben vedere occorre andare molto  indietro nel tempo. I vecchi stati preunitari sopravvivevano barcamenandosi nel contesto europeo, e se nell’ultima guerra mondiale siamo entrati contro le potenze dell’Intesa e ne siamo usciti a fianco, è pur vero che non era la prima volta che qualcosa di simile accadeva.

 

Senza andare ai secoli passati, basta ricordare che nel 1915 entrammo nella prima contro gli imperi centrali, con i quali esisteva la triplice alleanza

 

Sicuramente l’unità nazional-liberale (se pur annovera nelle sue premesse il famoso connubiotra Cavour Rattazzi) segnò un processo innovativo; ma durò poco. I protagonisti scomparsi (ultimo Garibaldi nel 1882) lasciavano una stagione nuova, perché l’unità ormai c’era e nascevano i problemi di una politica estera in Europa, e l’industrializzazione e l’arrivo del socialismo e il formarsi di una classe operaia e l’evoluzione in senso nazional-coloniale… e poi tutto il resto…

 

Il trasformismo viene in essere (e come tale denominato) nel corso degli anni ottanta del secolo XIX. C’erano però istanze e dibattiti culturali di livelli notevoli, nelle cui premesse si ebbe uno sviluppo dei partiti politici sostanzialmente a livello europeo.

 

Oggi il problema è proprio su questo terreno e non riguarda soltanto il nostro paese, ma non c’è alcun dibattito, anche se i termini ci sono. Eccome!

 

 


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