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22/03/19 ore

No al falso cambiamento, la tragicomica fiera delle contraddizioni


  • Antonio Marulo

La carenza di cultura liberale in Italia è il tema dei temi della rivista «Quaderni Radicali», che più volte è tornata sulla questione, evidenziando in primo luogo l'irrisolto vizio d'origine che gli eredi della sinistra democristiana e del Pci–Pds–Ds hanno trasferito anche nel Partito democratico.

 

Il problema è ovviamente più esteso e investe, oggi più che mai, l'intero quadro politico nazionale, da sempre privo – come sottolinea su QR115 Giulio Savelli – di una alternativa liberale, mentre assistiamo allo spettacolo tragicomico del “governo del cambiamento”, che porta a chiederci quale grave peccato abbiamo mai commesso per meritarci Di Maio e Toninelli – giusto per citarne due a caso.

 

Dalla lettura dell'ultimo libro di Geppy Rippa si ricavano ottimi spunti di analisi per una risposta al perché siamo arrivati “a questi qua”: a “fenomeni che nascono oggi come antagonisti – penso ai 5 Stelle”, scrive l'autore de l'altro Radicale – ma che “in realtà rappresentano solo il sintomo della crisi, ne sono la febbre e non vanno confusi come soggetti di lotta capaci di produrre un suo superamento”.

 

Salvo non si voglia credere che tutto sia dovuto alla promessa sul “reddito di cittadinanza”, il 32% alle ultime elezioni è il risultato di un'azione congiunta che da più parti ha visto cavalcare strumentalmente l'onda anomala del disagio sociale, del risentimento, del rancore, della rabbia, dell'invidia e anche di molte bizzarrie di cui il grillismo si è fatto portabandiera.

 

Fino a un certo punto anche tra i radicali c'è stato chi osservava con curiosità e interesse l'esperimento di Casaleggio. Piaceva l'idea di democrazia dal basso e diretta sul web, si riscontravano similitudini che richiamavano anche l'incompiuta intuizione di Agorà digitale radicale. Non ci si era ancora accorti che si trattava di tutt'altro, ben lungi dagli ideali di lotta politica sempre e comunque rispettosi delle regole, delle istituzioni e dello stato di diritto.

 

Oggi è più chiaro che siamo invece agli antipodi dei capisaldi radicali e liberali, in primis quelli della democrazia rappresentativa, minacciata da un'azione pervicace di erosione dall'interno, già iniziata lustri addietro e che ora rischia il suo veloce compimento con i “nuovi barbari”.

 

Tutto questo cominciano a capirlo anche quelli che hanno incredibilmente deciso di contribuire all'ascesa dell'antipolitica del bar sport, immaginando di poterla poi in qualche modo domare; non escluso un maestro del pensiero di spessore come il professor Ernesto Galli della Loggia, che fu elettore di Virginia Raggi a Roma. Circostanza, questa, che dà un po' la misura della situazione e di quanto possa risultare difficile risalire ora la china. A maggior ragione se si vuole farlo provando a “essere liberali senza aggettivi”, in un'epoca in cui liberalismo è diventato una parolaccia e al liberismo, magari “selvaggio”, viene attribuita ogni nefandezza.

 

A complicare il tutto non mancano i sedicenti liberali in servizio permanente, volendo con gli “aggettivi”, che fanno da ulteriore ostacolo – chiamiamolo “fuoco amico” – a una causa che attualmente rasenta purtroppo il velleitarismo. Ci viene facile citare, fra i tanti... prosegui la lettura su quaderniradicalionline.it

 

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- Il coraggio di una politica liberale di Luigi Oreste Rintallo

- Audiovideo presentazione Roma Camera dei Deputati

(Quaderni Radicali TV)

- Presentazione a Roma di Quaderni Radicali 115

- Quaderni Radicali 115 speciale febbraio 2019 (quaderniradicalionline.it)

- Nota sul numero 115 di Quaderni Radicali (Agenzia Radicale Video)

 

 


Commenti   

 
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