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21/09/20 ore

Chi salverà l'Europa


  • Giuseppe Rippa

La crisi dell’Europa è innanzi tutto una crisi economica. Ma è una crisi che rischia di trasformarsi in una crisi di delegittimazione istituzionale. L’atto di nascita della sperata Europa Unita si realizza a Roma il 25 marzo 1957. Fu per iniziativa di Jean Monet, che era allora il primo presidente della Comunità europea del carbone e dell’acciaio e che ne era stato il promotore, che si ebbe questo primo atto ufficiale.

 

La spinta ideale era notevole. Adenauer, Schuman, De Gasperi erano i veri numi tutelari di quel progetto che prendeva forma al Campidoglio. Gli albori di un disegno strategico, coltivato dai grandi padri dell’Europa che avrebbe dovuto dare vita alla Patria europea. Amsterdam, Nizza, Lisbona i trattati successivi che, più che strutturare il disegno, hanno aperto il logoramento della speranza.

 

Come è nata l’Europa? Come si è passati dall’universalità dell’impero romano all’Europa frammentata dei primi secoli del Medioevo, così ricca di diversità etniche, politiche, culturali e religiose? Sono domande importanti da cui dipende la coscienza di che cosa significa essere europei” − così scrive lo storico Agostino Paravicini Bagliani, professore ordinario di Storia medievale nell’Università di Losanna.

 

L’Europa divisa nasce “non tanto dalla disgregazione dell’impero romano sotto la forza d’urto dei popoli ‘barbari’ (Visigoti, Ostrogoti, Franchi, Longobardi e così via) che finirono nel V secolo per prendere il potere. Né dalla conquista araba del Nord Africa, dal VII secolo in poi, che provocò un’insanabile frattura nel mondo mediterraneo, permettendo così a Carlo Magno di spostare il baricentro del potere nell’Europa franca...”.

 

Queste due analisi − sottolinea ancora Paravicini Bagliani − non reggono da sole ad una rilettura sia politica ma soprattutto storica. Le ragioni non vanno ricercate all’esterno (immigrazione di popoli “barbari”, espansione araba), ma all’interno dell’Impero che dal IV secolo in poi non fu più capace di assicurare con una politica fiscale centralizzata quella prosperità di commerci.

 

“L’impero romano impose una sorta di mercato globale che ruotava intorno al mondo mediterraneo... Il mondo mediterraneo e il Vicino Oriente non conoscevano barriere commerciali grazie ad una precisa volontà dell’Impero e della sua politica fiscale rivolta a garantire l’approvvigionamento delle sue capitali ma anche delle più lontane province. La pax romana commerciale venne però a spezzarsi dal IV-V secolo in poi, provocando la sospensione di quei flussi internazionali di produzione e di esportazione di beni di consumo...”.

 

La disfatta del formidabile mercato globale mediterraneo in epoca romana ebbe conseguenze di portata storica per la nascente Europa...

 

- prosegui la lettura su Quaderni Radicali 110 

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Commenti   

 
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da un lato una classe ristretta di alti burocrati imperiali, di ricchi latifondisti e di imprenditori che tutti erano portati a fare fronte comune contro una folla di lavoratori agricoli ed artigianali asserviti; il tutto in un quadro di crisi di commerci, restringimento di mercati, aumento oppressivo delle tasse, ritorno alla terra e smembramento territoriale di fatto.
Cosa insegna la crisi dell'impero? semplicemente lo stesso che insegna anche la nascita dell'impero; ossia che i fenomeni sociali vanno seguiti e vanno regolati e corretti; e che il mercato a volte va a puttane come tutto nel mondo del resto; e se la politica non si occupa dei mercati e fa concentrare la ricchezza in troppo poche mani, poi sono i mercati che manderanno a puttane la politica e le istituzioni
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0 #2 ilSocialista 2014-05-22 00:44
l'aumento dei costi di produzione derivante dal maggior tenore degli ex schiavi portò allo strangolamento delle plebi libere urbane che progressivament e cominciarono a lasciare le città dove non potevano più sostentarsi; essi cominciarono a rifluire nelle campagne dove si mischiarono progressivament e con gli ex schiavi mettendosi al servizio diretto di grandi possidenti terrieri; insomma si formò nelle campagne quella massa uniforme di ex-schiavi semiemancipati e di e di coloni ex-liberi asserviti che costituì successivamente la servitù della gleba del medioevo; insomma il quadro sociale si polarizzò parecchio, come in tutte le epoche di crisi profonda
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0 #1 ilSocialista 2014-05-22 00:38
Si dimentica un piccolo dettaglio che poi è il fattore principale dell'ambaradan : tutta la storia della Roma imperiale, come del resto quella greca, si basa sugli schiavi; gli schiavi erano la manodopera a basso costo che faceva la fortuna dei grandi commercianti e d'altra parte consentiva una vita povera ma decorosa a plebi urbane di cittadini liberi; progressivament e gli schiavi venneri semiaffrancati diventando dei servi con alcune forme di diritti civili ma di fatto sempre dipendenti da grandi ricchi;
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