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22/05/24 ore

La ‘Cenerentola’ di Luciano Cannito inaugura la stagione di danza dell’Accademia Filarmonica Romana



di Regina Picozzi

 

Lo scorso 19 gennaio il balletto “Cenerentola”, a firma del regista e coreografo Luciano Cannito, è andato in scena sul palco del Teatro Olimpico, inaugurando la stagione di danza dell’Accademia Filarmonica Romana. In questa originale versione, prodotta da Fabrizio di Fiore e mirabilmente realizzata ed interpretata dalla Roma Ballet City Company insieme con le due stelle internazionali Iana Salenko e Dinu Tamazlacaru, Principal Dancers del Teatro dell’Opera di Berlino, la poesia dell’amore favolistico si mescola con la creatività e l’ironia, regalando al pubblico uno spettacolo denso di emozioni.

 

A quasi ottant’anni dalla sua più antica rappresentazione (era il 21 novembre 1945 quando, al Teatro Bolshoi di Mosca, il balletto tratto dalla fiaba di Perrault venne proposto per la prima volta, con la coreografia di Rostislav Zakharov, riscuotendo un enorme successo di critica), la storia della fanciulla che riesce a trovare la felicità nonostante le avversità della vita, i dolori imposti dalla sorte e quelli causati dagli esseri umani suscita ancora oggi un appassionato e rinnovato interesse.

 

L’intento di Prokofiev, che ne completò il libretto a fine estate 1943, era quello di creare una musica che sapesse rispecchiare l’essenza dell’animo di ogni essere umano, emblematicamente rappresentato nelle vicende portate in scena, in tutta la sua complessità e ricchezza di contrasti, riuscendo a coinvolgere emotivamente il pubblico di ogni età, travolto e quasi stregato da note e passaggi struggenti. 

 

Luciano Cannito fornisce alla narrazione originale un tocco di ironia ed un tono divertito, all’interno di una cornice di eleganza e raffinatezza, resa tale dalla bellezza sia dei costumi - realizzati da Giusi Giustino, costumista e direttrice della sartoria del Teatro San Carlo di Napoli - che dalle scene di Michele Della Cioppa, direttore degli allestimenti scenici del Teatro dell'Opera di Roma.

 


 

Volutamente caricaturali e a tratti comici i personaggi delle sorellastre e della Matrigna, quest’ultima splendidamente interpretata da Manuel Paruccini, primo ballerino del Teatro dell'Opera di Roma, nel ruolo "en travesti".

 

L’amore predestinato, quello romantico, quello sognato, è anticipato nella vita di Cenerentola dall’amore del padre malato, portato in scena dalla nobile e delicata presenza di Alfonso Paganini: nonostante nulla possa rispetto alle angherie ed ingiustizie che la figlia subisce, mai si sottrae al tentativo di cambiare le cose e al desiderio di darle forza, fiducia, sostegno.

 

E proprio quando ogni speranza sembra essersi dissolta, in realtà tutto è pronto perché la magia avvenga: la zucca diverrà una sfolgorante carrozza che accompagnerà la fanciulla al grande ballo, dove ad attenderla c’è il suo Destino.

 

Allora ecco dispiegarsi l’incanto degli sguardi, l’incontro silenzioso delle anime.

 


 

La gioia dell’appartenenza fa dimenticare tutto: la diversità, i dolori e persino il tempo, che velocemente scorre tra le pieghe degli abiti sfavillanti, in una danza leggera che si vorrebbe non finisse mai.

 

E tutto ciò che seguirà – i rintocchi dell’orologio, la fuga di Cenerentola, la disperata ricerca del Principe nelle case di tutto il regno – non sarà altro che una trepidante attesa del compiersi della sorte, racchiusa in una piccola scarpetta.

 

Sarà proprio il padre a prendere per mano Cenerentola e a ricondurla negli occhi dell’amato, e tra le sue braccia. A ricordarci, come ben esprimono le parole dello stesso Cannito, che la storia raccontata attraverso la danza aggiunge al racconto stesso il fantastico da tutti desiderato: “realizzare i nostri sogni nei momenti più bui della nostra vita e soprattutto realizzarli quando non ce lo aspettavamo più”.

 

 


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