Informativa

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy.
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie.

15/07/24 ore

The Art of Norman Rockwell


  • Giovanni Lauricella

Il sogno americano può essere rivissuto in una mostra presso la Fondazione Roma Museo – Palazzo Sciarra dedicata a Norman Rockwell (1894-1978), artista statunitense che con  le sue illustrazioni giornalistiche e i suoi quadri ha testimoniato la storia di un’America ideale, propagandata per attrarre le simpatie del mondo, allora diviso dalla guerra fredda, che aveva come rivale un altro sogno, quello comunista, ben inspessito da minacciosi strati del blocco socialista, militanti e intellettuali devoti e da un'enorme  pletore di ammiratori che specie qui in Italia, patria del partito comunista più forte d'occidente, non vedevano l'ora che venisse "Baffone" per tagliare la testa a fascisti e  padroni.

 

Due miti che sarebbe stato interessante mettere a confronto ma che in questo caso dobbiamo vedere da una parte soltanto.

 

Un sogno che dopo la guerra del Vietnam l'America non fa più, purtuttavia il progressivo impoverimento mondiale fa degli USA ancora la meta più desiderata dai disperati del pianeta.

 

Nelle più di cento illustrazioni e quadri di Norman Rockwell c'è tutta la bontà di una società che si voleva giusta, democratica bella e accogliente.

 

Una nuova vita che permette al soggetto di esprimersi di fronte le autorità come in "Save freedom of speech" o che in un grande quadro che raffigura Abramo Lincoin mostra il presidente che batte il pugno sul tavolo con in mano il codice proprio per ribadire la fermezza sul rispetto delle leggi.

 

Ma in questa mostra non si vedono solo aspetti sociali; Norman Rockwell ci racconta con il suo pennello gli aspetti più allegri della vita americana dedicandogli virtuosismi pittorici di incredibile bravura.

 

Iperrealista, come tutti gli illustratori, fa rivivere quello che intende la raffigurazione con estrema abilità, un ruolo che adesso vediamo realizzato appieno solo nelle foto.

 

Una manualità pittorica che, nonostante fosse già desueta, ancora vedeva le riviste più importanti proporne gli esiti, perché quell'immagine ingenua arrivava dritta al cuore poco smaliziato dei lettori, perché tale era allora la gente: ricordiamoci che da noi, in Italia, si vedeva alla stessa maniera La tribuna illustrata.

 

Immagini che erano anche icone di buon esempio da seguire come quella del boy scout eroico che salva la vecchietta dal nubifragio o dell'interno di una casa americana che vedeva la buona famiglia a tavola con il tradizionale tacchino ecc. ecc.: la realtà poetica, insomma, sugli USA che l’immaginario filmico ci ha regalato quando eravamo piccoli.

 

Ma si potranno ricordare le discriminazioni raziali, il capitalismo crudele e gli  altri aspetti inquietanti della terra di Zio Tom, ma forse adesso, tra gole tagliate ai cooperatori e giornalisti e periferie romane in rivolta anti immigrazione, una sbronza di bontà apparente potrebbe servire a non sprofondare nella depressione.

 

Infine, chi ancora volesse pensare che esista un modo migliore ha tempo fino all'8 febbraio 2015.

 

La mostra, curata da Stephanie Plunkett e Danilo Eccher, è promossa dalla Fondazione Roma ed è organizzata dal Norman Rockwell Museum di Stockbridge, Massachusetts, e dalla Fondazione Roma-Arte-Musei, in collaborazione con La Fondazione NY e la Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della Città di Roma.

 

Norman Rockwell

Fondazione Roma Museo – Palazzo Sciarra  a Roma

fino all'8 febbraio 2015

 

 


Aggiungi commento