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24/05/24 ore

Lorenza Trucchi ai Martedì Critici al MACRO


  • Giovanni Lauricella

Alberto Dambruoso negli anni degli appuntamenti dei Martedì critici è riuscito lodevolmente a collezionare i personaggi chiave dell’arte contemporanea italiana, artisti, galleristi, storici dell’arte che ha fatto conoscere a tutti coloro che sono affascinati da questo bel mondo.

 

In questa ultima serie con il brillante Guglielmo Gigliotti si è avuto l’ennesimo interessantissimo incontro con il critico Lorenza Trucchi, che ci ha messo a conoscenza di un arco di tempo che va dal dopoguerra ad oggi. Questa signora del 1922 che, nonostante l’età, è ancora oggi in giro a vedere artisti e mostre, anche se, a suo dire, molto è cambiato e si sente la decadenza, ha ripercorso con noi un periodo interessante a partire dagli albori dell’informale, cioè da quando ebbe l’occasione o meglio dire la fortuna di fare un articolo sul giovane Burri nel 1952 …

 

Incontri come questi ispirano la nostalgia di un periodo bello ormai tramontato, che è proprio il suo, di Lorenza Trucchi, come quando ad esempio ebbe a recensire le mostre degli anni ’50 – ‘’60 e di parte degli anni ’70, espressive di quel mondo in trasformazione di cui l’arte ben esprimeva le pulsioni.

 

La sua fama è stata accompagnata da personaggi per lei fondamentali, come Burri, Bacon e molti altri, ma fondamentalmente da Jean Dubuffet (1901 – 1985), pittore e scultore francese nonché pensatore, di cui ricordo questo assioma: - La vera arte è dove nessuno se la aspetta, dove nessuno ci pensa né pronuncia il suo nome.

 

L'arte è soprattutto visione e la visione, molte volte, non ha nulla in comune con l'intelligenza né con la logica delle idee. - (citato in Lorenza Trucchi, Art brut, ERI – Edizioni Rai Radiotelevisione Italiana, Torino 1964) Come lei stessa dice, non è una storica dell’arte (anche se ha tenuto corsi di arte contemporanea all’accademia dell’Aquila) ma è stata aderente interprete della realtà dell’arte contemporanea.

 

Senza dispiegare principi filosofici faceva capire che nel dopoguerra fino agli anni ‘70 il mondo dell’arte contemporanea era un’area comunitaria dove il fare arte si univa alle assidue frequentazioni che non erano specificatamente di artisti ma di tutto quello che ne poteva essere l’entourage: critici, storici dell’arte, galleristi, collezionisti, scrittori, poeti. Una comunità dove lo scambio era intensissimo se non totale, scambi che non si limitavano all’aspetto culturale ma andavano pariteticamente nel personale e nell’intimo.

 

Scriveva recensioni per le più importanti riviste d’arte e anche no, e aveva contatti con tutto l’ambito culturale italiano e internazionale. Non c’erano i soggetti professionali che vediamo oggi essere parti del sistema dell’arte: molto di quello che appartiene oggi a specifiche figure veniva fatto perché era richiesto dalla realizzazione della mostra, ma nessuno pensava al curatore o al comunicato stampa ecc. Una socialità spontanea che adesso non esiste più, ma che faceva di quell’ambiente un mondo piacevolissimo da vivere, dove l’esistenza di personaggi interessanti e geniali destava scalpore e grande attenzione allo stesso tempo.

 

A conclusione dei ricordi e alla fine dell’incontro dei martedì critici, Lorenza Trucchi ci ha detto che gli anni gloriosi da lei trascorsi sono stati determinati dal fatto che l’arte italiana era la più importante del mondo e questo già dai primi del ‘900 con la Metafisica e il Futurismo.

 

Proprio così, cara Lorenza, lo abbiamo visto anche nella mostra in corso alla GNAM; però ricordiamoci che l’Italia doveva essere, per l’intenzione politica anche di una certa sinistra, vittima sacrificale della guerra fredda. Doveva cioè pagare il fatto di non trovarsi nel blocco socialista, di conseguenza tutto quello che era italiano era corruzione, mafia, fascismo, provincialismo e povertà. Di fatto tali erano i parametri ad uso della stessa area politico - culturale di cui lei era fiancheggiatrice e pertanto, se adesso ne compiange il tramonto, è forse troppo tardi.

 

Adesso paghiamo una subalternità culturale perché abbiamo una vera povertà sempre maggiore e senza sbocco alcuno, ben altra cosa di quella di cui il PCI si lamentava al tempo del boom economico, con degli indici di decrescita preoccupanti su tutti i settori e una sinistra al governo che non sa che pesci prendere benché non abbia le mani legate dall’opposizione come i governi di allora. Sì, è vero che, come lei stessa dice, c’è la decadenza, ma essa è dovuta proprio a quell’esclusivo bel mondo di cui ci ha fatto sentire nostalgici per una sera, una sera dei Martedì critici.

 

Lorenza Trucchi

ai Martedì Critici di Alberto Dambruoso e Guglielmo Gigliotti

MACRO 4/11/2014 (Roma)

 

 


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