Informativa

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy.
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie.

14/12/18 ore

POESÌ di Rino Mele. Vortici e trombe d’aria, prove d’orchestra, della fine



In questo mese di novembre, nel Sud molte trombe d’aria con inaudite devastazioni. L’aria fredda scontrandosi con correnti d’aria calda e umida hanno generato la violenza di questi fenomeni in una condizione climatica sempre più fuori controllo.

 

***********************************************

 

POESÌ

di Rino Mele

 

 

Vortici e trombe d’aria, prove d’orchestra, della fine



In questo novembre sono apparsi alti vortici d'aria, torri,

immani colonne terrorizzanti

verso lo sprofondo, un segnale,

vertigini nel nostro incredulo cielo vuoto. In questo

mese non terminato

sono apparsi i fantasmi concreti sulle dissipate

colline del Sud,

a chiedere conto dell'assassinio feroce

del clima, veste del tempo, maschera che ci viene incontro

la sera, e la notte si perde quando

il rovesciarsi alluvionale

riporta i fiumi nelle sorgive,

mentre i nostri sogni mostrano la propria nudità.

Al centro della città, a Salerno il 20 novembre, nel porto,

un vortice d'aria ha urtato contro venti container,

li ha rovesciati, e alcuni spinti a mare.

A Capo di Leuca ha distrutto

il volto d'una chiesa, poi a Marina Serra,

a Tricase Porto altre irraccontabili violenze,

da finalmente farci pensare

che le devastazioni formeranno - come siepi

di guerra - rebus

notturni, lividi incubi da attraversare.

Non abbiamo mai riconosciuto nel clima

la casa di tutti: conta solo

ciò che ci appartiene, la mano e quello che la mano

contiene, il coltello e il pane (e l'ignominia

sale alle nostre labbra).

Nell'allucinato splendore della fine,

insieme a innumerevoli noi stessi, ci aggiriamo incapaci

di comunicare se non ripetendo

parole già usate per reciproci inganni. La morte collettiva

è così vicina, impareremo forse che la nostra specie

- grumo di schegge violente, caos nella divina equivalenza-

non è ancora riuscita a nascere.

Nel deserto la colpa

ha lo sguardo dell'innocenza morta e la pena

è la vicina memoria di una porta, dipinta di bianco, divelta.

 

___________________________________________________

 

Rino Mele (Premio Viareggio Poesia 2016, terna finale con “Un grano di morfina per Freud, ed. Manni) scrive, il venerdì e il martedì, su “Agenzia Radicale”. Il nome della rubrica è “Poesì”, come nel primo canto del “Purgatorio” Dante chiama la poesia.

 


  

POESÌ di Rino Mele. La donna delle formiche

POESÌ di Rino Mele. Il muro e il respiro che viene meno

POESÌ di Rino Mele. Quei pastori che l'hanno rapita sono usciti anche loro dal buio della nostra storia