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14/12/18 ore

POESÌ di Rino Mele. Quei pastori che l'hanno rapita sono usciti anche loro dal buio della nostra storia



Silvia Costanza Romano, cooperatrice di “Africa Milele”, rapita martedì 20 novembre nel sud-est del Kenya a Chakama, settanta km da Malindi, in un villaggio poverissimo dove ormai era l’unica europea. Ancora non si è certi se a rapirla siano stati i pastori Orma semi-nomadi. Oppure, il gruppo terrorista somalo Al-Shabaab.

 

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POESÌ

di Rino Mele

 


 

 

Quei pastori che l'hanno rapita sono usciti anche loro dal buio della nostra storia

 

Where is the mgeni? gridavano in un inglese consumato e in swahili, nel

rombo strozzato delle motociclette, esasperati

di non trovare la preda.

Nel mercato di Chakama, agitavano i mitra che sembravano sparare da soli.

Gli otto banditi catturano Silvia Romano

nella sua piccola casa-scuola, coi loro schiaffi urlati le colpiscono

il volto fino a farla cadere, la legano. Una ragazza di 23 anni,

sarebbe bastato il silenzio per portarla via.

C'è un affresco del Beato Angelico, il Cristo derisodel 1446. Bendato, Cristo

tra le dita stringe una pietra, raffigura l'innocenza

e i morsi della tortura: il Beato ha dipinto le mani dei servi di Caifa,

Sommo Sacerdote, che schiaffeggiano Cristo separate

dai loro corpi.

Gli schiaffi sono la più ignominiosa tortura: il colpito

sente acuirsi il ripetuto dolore

e non può vedere il proprio volto, la parte di sé

più intima ed esposta, fino a morirne. Silvia lavorava

a Chakama, questo minuscolo villaggio del Kenya, con le notti

nere, senza elettricità, indifeso

dalle violenze come un frutto maturo. Faceva parte di “Africa Milele”

da pochi mesi(fino ad agosto 

aveva lavorato, sempre in Kenya, con “Orphan's dream”). In quel villaggio, povero

come una ragnatela, era sola, immersa tra quegli adolescenti

cui faceva da maestra, li aiutava a trarsi fuori dalla violenza in cui lei

è precipitata (gli schiaffi, il machete che minaccia

e preme, il disprezzo

per il corpo). Viveva come su un piano inclinato, ad ogni passo

poteva scivolare all'indietro, cadere. Insegnava anche ginnastica artistica e 

ora, che è legata e spinta, 

forse le serve per liberarsi da quel vuoto quadrato in cui l’hanno cacciata,

diviso all'infinito in sempre  più piccoli riquadri, fino a non vederli più.

"L'ironia ti salverà,

ti salverà" aveva scritto, cambiare prospettiva, mettere un diverso

nome al dolore. Legata, la trascinano con sé, fuggono a piedi nella foresta,

intorno a Chakama gli alberi

fitti come una parete che giri intorno a se stessa, è il Tsavo Park,

la foresta viva che moltiplica le sue spire: i pastori vi corrono dentro

come naufraghi e marinai insieme. La foresta ha mille scale, t'inabissi,

le sali, sul soffitto di rami cammini a testa in giù sempre più 

in fretta, mentre il pavimento di foglie ti sprofonda e scompare.

 

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Rino Mele (Premio Viareggio Poesia 2016, terna finale con “Un grano di morfina per Freud, ed. Manni) scrive, il venerdì e il martedì, su “Agenzia Radicale”. Il nome della rubrica è “Poesì”, come nel primo canto del “Purgatorio” Dante chiama la poesia.

 


 

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