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08/12/19 ore

Olimpiadi 2012: per le atlete un test di femminilità


  • Florence Ursino

Non basterà una carta d'identità. A stabilire il sesso di un atleta, già dai Giochi di Londra 2012, saranno dei test sul livello di testosterone. Il Pomo (d'Adamo, è il caso di dirlo) della discordia è stato gettato sul tavolo degli dei olimpi(oni)ci dalla mezzofondista Mokgadi Caster Semenya, medaglia d'oro negli 800 metri femminili ai campionati del mondo di atletica leggera di Berlino del 2009.

 

La vittoria dell'atleta fu infatti all'epoca contestata a causa dei tratti mascolini della ragazza: nelle menti dei più si insinuò il dubbio che Semenya fosse in realtà un uomo. Entrò dunque in scena l'Associazione internazionale delle Federazioni di Atletica Leggera (IAAF) che sottopose l'ottocentista sudafricana a una serie di esami per verificarne il genere: l'attività agonistica di Semenya fu sospesa fino a che non si ottennero i risultati dei test e solo nel luglio 2012 l'atleta ottenne l'autorizzazione per tornare a competere (l'esito degli esami non fu comunicato per rispetto della sua privacy).

 

Ed è proprio per non incappare in un nuovo 'caso Semenya' che il Comitato olimpico internazionale (CIO) ha deciso di verificare i livelli di testosterone delle atlete: se quest'ultime risulteranno positive all'iperandrogenismo (produzione eccessiva di androgeni), saranno escluse dalla competizione con le concocorrenti del loro stesso genere perchè giudicate avvantaggiate.

 

I test verranno effettuati da una commissione composta da un ginecologo, un genetista e un'endocrinologo che dovranno inoltre dimostrare che l'eccessiva presenza dell'ormone maschile nella donna in questione dia un effettivo “vantaggio competitivo” all'atleta.

 

Ma “ciò che rende il test complicato - spiegano in un'intervista al New York Times Rebecca Jordan-Young, esperta del Barnard College, e Katrina Karkazis della Stanford University - è che non esiste un marcatore da usare per dire 'questo è uomo' o 'questa è donna'”. Secondo le studiose, “si tratta di un' indagine invasiva e indelicata, una vera discriminazione contro donne che vanno contro l'ideale comune di femminilità”: una sorta di inquisizione, insomma, per donne 'poco femminili'.

 

La vera questione, sostiene invece il genetista Eric Vilain, che ha partecipato al progetto, è: “Se una donna ha livelli più alti di testosterone rispetto alle altre donne, ha un vantaggio? La risposta è sì. E' sleale? No, fino a quando questi livelli sono al di sotto dei livelli più bassi riscontrati nei maschi. In questo caso non dovrebbe essere considerato più sleale di qualsiasi altra dote genetica di ogni altro atleta”.

 


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