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21/01/20 ore

Gay, Cassazione: divieto di outing



La Cassazione dice la sua sugli outing e stabilisce che rivelare l’orientamento sessuale di un privato cittadino sui mezzi di informazione senza il suo consenso è illegittimo. Svelare l’omosessualità di un individuo, dichiara la Corte, corrisponderebbe a una violazione della privacy dello stesso e offenderebbe “anche la reputazione della persona alla quale è attribuita la relazione omosex”.

 

Gli outing sarebbero quindi vietati e, in quanto tali, suscettibili di denuncia per diffamazione a meno che non siano giustificati del “pubblico interesse” e dal diritto di cronaca. Tutto è iniziato quando un uomo, in seguito a un articolo pubblicato dal Corriere Adriatico in cui si faceva riferimento alla sua relazione omosessuale con un suo dipendente, ha chiamato in causa la testata, autrice del “gossip”.

 

Tuttavia, poiché l’identità del soggetto non era resa esplicita dall’articolo, il gup di Ancona aveva archiviato il fatto dichiarando il “non doversi procedere per omesso controllo” nei confronti del direttore del quotidiano. Ma la cautela dell’anonimato non è bastata per togliere d’impaccio la testata e la Suprema Corte, presso la quale la vittima ha presentato ricorso, ha affermato che l'omosessualità è “una situazione di fatto riconducibile alle scelte di vita privata” senza “alcun rilievo sociale”.

 

Inoltre “ai fini dell'individuabilità dell'offeso - si legge nella sentenza depositata - non occorre che l'offensore ne indichi espressamente il nome, ma è sufficiente che l’offeso possa venire individuato per esclusione in via deduttiva, tra una categoria di persone, a nulla rilevando che in concreto l'offeso venga individuato da un ristretto numero di persone”.

 

Il tribunale ha sposato così le ragioni della parte civile e annullato con rinvio la sentenza del tribunale di Ancona al quale passa ora nuovamente la palla per sottoporre il caso a riesame. (F.M.)


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