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27/05/17 ore

Caso “Scienza per Amore”, assolti con formula piena dall'accusa di truffa



di Camillo Maffia

 

Ci siamo occupati della vicenda dell'associazione “Scienza per Amore” nell'ambito della campagna contro le “sette” volta alla reintroduzione del reato di plagio: ora che il gruppo, com'era d'altronde prevedibile, è stato assolto con formula piena, con l'eccezione di una condanna a dieci mesi per il presidente dell'associazione Danilo Speranza per la ricettazione di due francobolli, è il caso di porsi alcune domande. Si sono svolti due processi a carico dell'associazione, uno per truffa e uno per stregoneria: quello per truffa s'è svolto prevalentemente nelle aule di tribunale, quello per stregoneria soprattutto sui media.

 

Il primo s'impegnava ad accertare che non vi fosse stato alcun raggiro nell'ambito dei finanziamenti volti alla realizzazione di macchinari in cui era impiegata una tecnologia, denominata HYST, a scopo umanitario.

 

Il secondo voleva dimostrare che Speranza, ribattezzato il “Guru di San Lorenzo”, fosse il capo di una pericolosa setta in grado di manipolare mentalmente i propri adepti, ossia di plagiarli. A suo tempo abbiamo parlato appunto di tre verità a proposito di questo caso: la prima, quella giudiziaria, che riguardava una presunta truffa; la seconda, quella mediatica, che dipingeva la setta con la manipolazione mentale; e la terza era invece rappresentata dai leader dei Paesi africani che sostenevano la validità delle tecniche operate dall'associazione per contrastare il dramma dello sterminio per fame. Attualmente la verità processuale sembra consegnarci uno scenario molto chiaro: nessuna truffa, nessuna setta, e un ritardo di quasi dieci anni nell'utilizzo a scopo umanitario di macchinari in grado di produrre, attraverso il trattamento di biomasse di scarto e residui agricoli, prodotti alimentari.

 

L'ennesimo caso di “psicosetta” infondato quindi, oltre all'ingiustificato dolore dei membri che hanno subito un'atroce gogna mediatica e perfino il lancio d'una bomba carta nel 2010, stavolta danneggia anche quelle centinaia di migliaia di bambini poveri che avrebbero potuto beneficiare dell'invenzione per nutrirsi, anziché morire d'inedia nei Paesi in via di sviluppo. La campagna contro la “setta” ha avuto le solite caratteristiche che abbiamo più volte analizzato in passato: trasmissioni televisive, articoli giornalistici, un'interrogazione parlamentare volta a reintrodurre il reato di plagio che citava il caso a proposito della “manipolazione mentale”, e il coinvolgimento di alcuni gruppi anti-sette. Le teorie screditate sulle psicosette e il lavaggio del cervello, com'era tipico in quegli anni, hanno trovato ampio spazio tanto presso i media che nelle istituzioni, con il caratteristico stravolgimento dei fatti.

 

Oltre alla citata truffa nei confronti degli associati che avevano investito cospicue somme per la biotecnologia in questione, al singolo Danilo Speranza è stata contestata anche una violenza sessuale che il presidente dell'associazione avrebbe consumato ai danni di due minorenni, per la quale è stato condannato a dieci anni di reclusione in primo grado. In entrambi i casi abbiamo sottolineato alcune contraddizioni nella vicenda, che vanno dalle tempistiche con cui Speranza viene indagato non appena l'associazione diventa proprietaria di una tecnologia che fa gola all'impotenza sessuale certificata nonostante la quale avrebbe consumato gli abusi.

 

Ma al di là di questi dati, ciò su cui ci premeva insistere era l'atteggiamento delle istituzioni italiane, invitate dalle rappresentanze dei Paesi africani a collaborare sulla tecnologia dell'associazione, che pur con rare e importanti eccezioni si sono rinchiuse in un silenzio assordante nell'attesa degli esiti di un processo che oggi smentisce l'esistenza tanto della truffa quanto della setta. 

 

In altre parole, il tanto diffamato macchinario che combatte la fame nel mondo esiste davvero; quello che non è mai esistito, una volta di più, era il Guru d'una setta dedita alla manipolazione mentale. L'aggressività che ha caratterizzato l'intera vicenda, dalla violenza del raid alla campagna diffamatoria subite dall'associazione, si rivela dunque del tutto immotivata: e l'unico condizionamento mentale resta quello subito dagli spettatori e dai lettori bombardati di programmi d'approfondimento e speciali sull'ennesima setta rivelatasi mai esistita.

 

Si sottolinea questo non tanto per evidenziare la fondatezza della posizione isolata assunta da chi scrive all'epoca dei fatti, ma perché è preoccupante il ripetersi incessante di queste dinamiche relative ai casi di gruppi innocui accusati di essere “psico-sette” con evidenti strumentalizzazioni politiche volte alla reintroduzione di un reato dichiarato incostituzionale, voluto dal regime fascista e applicato una sola volta ai danni di Aldo Braibanti, processato di fatto in quanto omosessuale negli anni Settanta, con le proteste degli intellettuali del tempo e di una sola forza politica – i Radicali di Marco Pannella.

 

Eppure la presidenza della Repubblica era intervenuta, nella persona del segretario generale Donato Marra, per incentivare l'associazione a proseguire nei lodevoli scopi umanitari. Eppure la visita del ministro del Burkina Faso, che aveva mostrato il massimo entusiasmo nei confronti della tecnologia HYST, era stata ripresa in video e le immagini rivelavano chiaramente il macchinario in funzione.

 

Ma nel frattempo si discuteva delle attività di plagio e di manipolazione che il “guru” Speranza avrebbe compiuto ai danni dei membri: e intanto le famiglie, nel Burkina Faso, continuavano a morire di fame, nonostante i riconoscimenti ricevuti e gli sforzi profusi dall'associazione.

 

E nonostante anche la relazione della criminologa Roberta Sacchi, la quale aveva escluso che l'associazione presentasse le caratteristiche d'una psicosetta. Benché la studiosa abbia sottolineato la difficoltà di trovare una definizione condivisa del fenomeno e parametri scientifici universali per questo concetto, è stata comunque in grado di elaborare un'analisi in virtù della quale si poteva quantomeno stabilire l'assenza di quei comportamenti deviati e devianti che tendenzialmente s'associano al fenomeno settario.

 

Non solo la propaganda non ne ha minimamente tenuto conto, ma anche la posizione assunta dalla professoressa Raffaella Di Marzio, esperta di nuovi movimenti religiosi, è stata censurata dai media, tanto più che la studiosa aveva parlato senza mezzi termini di gogna in merito al modo in cui l'associazione era stata dipinta dagli organi d'informazione.

 

Oggi i media che si sono accaniti per anni contro il “Guru di San Lorenzo” fanno finta di niente: in proporzione alla violenza della campagna, è come se la notizia dell'assoluzione non fosse stata data. Ma i pochi quotidiani che l'hanno riportata continuano a parlare della “setta”: “Il guru di San Lorenzo se la cava con dieci mesi”, titola un giornale, costretto poi a specificare che la “setta” è stata assolta con formula piena (e dunque non era tale), ma sottolineando i dieci mesi inflitti a Speranza per la faccenda dei due francobolli.

 

Uno scenario ben diverso da quello prospettato dalla stessa stampa che dal 2009 a oggi ha fatto propaganda in merito a decine di fuoriusciti plagiati dal guru ai fini dell'estorsione di denaro per un macchinario rappresentato come favolistico.

 

Al di là del comportamento dei principali organi d'informazione, quello che più colpisce è l'elemento della manipolazione mentale, del condizionamento, dell'assoggettamento degli associati, che ricorda in modo sinistro la vicenda Braibanti. Ma anche l'insistenza nel voler accertare la presenza o meno di concetti derivati dalle filosofie orientali nelle pratiche dell'associazione che faceva, ad esempio, progetti di yoga nelle carceri, come se questo fosse un indizio di colpevolezza, come se per dimostrare la truffa fosse necessario provare la setta – e per provare la setta si dovesse indagare sulle convinzioni spirituali dei membri.

 

Per non parlare delle eventuali valutazioni di Speranza sulla religione cristiana, sulla Bibbia, sul Natale, manco fosse importante capire se a Scienza per Amore “ci piace o' Presepio” per determinare se si sia verificata o meno una truffa.

 

Si chiudono ora due processi: il primo porta sollievo e il secondo angoscia. Perché se al termine d'un procedimento per truffa si accerta che la truffa non c'è stata, si può solo essere sollevati: la magistratura ha fatto il suo dovere ed ha accertato la buona fede dell'associazione. Ma quando finisce un processo per stregoneria, come quello andato in onda sulle reti nazionali (servizio pubblico incluso), rimane invece un profondo senso d'angoscia, poiché in qualunque momento le convinzioni personali di ciascuno potrebbero causargli l'orribile gogna patita dai membri di Scienza per Amore, come molti altri prima di loro.

 

Resta oggi l'amarezza di sapere che domani basterà accendere la televisione per vedere sulla pubblica piazza un nuovo processo per stregoneria, in cui si cercherà di stabilire non tanto se l'imputato ha preso soldi in maniera irregolare, ma se era dedito a pratiche pagane, se con le sue arti esercitava influenze indebite sugli adepti, se negava la Trinità e la verità delle Scritture. Un po' com'è successo a Speranza, che ha creduto in una scoperta scientifica ed è stato additato come uno stregone. 

 

 


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