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14/10/19 ore

Terremoto in Emilia: in campo con la Protezione civile (1° parte)


  • Livio Rotondo

Oggi nei paesini terremotati dell'Emilia si aggirano solo i volontari accorsi da varie associazioni, l’esercito per evitare il saccheggio delle case, i vigili del fuoco e qualche abitante spaurito. Si cerca di rimuovere le macerie e si fanno piani per la ricostruzione. Lo Stato ha delegato anche alle protezioni civili regionali l’onore e l’onere di aiutare e sostenere i terremotati. Sono presenti numerose delegazioni e vengono creati campi regionali nei comuni colpiti.

 

 

 

Emilia, In campo con la Protezione civile

 

Sabato 7 luglio abbiamo la consegna alle ore 8 a.m. nel campo Lazio di San Possidonio. Circa 70 nuovi volontari da utilizzare per la gestione del campo per una settimana. Viaggiamo di notte e alle 7 del mattino siamo nel piazzale antistante l’ingresso. Appena varchiamo il cancello, percepiamo il fermento da cambio della guardia: carabinieri volontari al cancello presiedono l’ingresso insieme agli uomini della guardia forestale.

 

Veniamo subito schierati lì davanti: tutti i volontari della protezione civile indossano i pantaloni blu con strisce grigie catarifrangenti. Ti dicono subito: "la divisa è il pantalone". Durante i giorni successivi capirò che le associazione impegnate provengono tutte da Roma e dintorni: Roma Est, Roma Nord, Velletri, Filettino; protezione civile regionale, nazionale, Vigili del fuoco in congedo Direzione ecc., arriveranno anche gli alpini.

 

Poche disposizioni e ci suddividono in due grandi squadre: carpentieri e netturbini. Io sono assegnato a quest’ultima. Mantenimento della pulizia del campo. Un signore che rappresenta un’autorità nel campo ci ammonisce: “Non sarete in vacanza; se non vi comportate bene verrete rimandati a casa. E’ già successo” e ribadisce che “se non avete voglia di lavorare siete ancora in tempo per andarvene”.

 

Discorsi del genere insinuano in ciascuno di noi una rabbia sotterranea. Ma abbiamo viaggiato tutta la notte e siamo troppo stanchi per fare veramente caso alle parole. Il caldo al campo si comincia a sentire: alle nove grondo di sudore mentre percorro la mia griglia di pulizia. A mani nude tolgo i sacchi neri sporchi, raccolgo cartacce lungo via Roma, osservo le tende e controllo che tutte siano gonfiate per bene: mi sento utile.

 

Nei giorni successivi imparerò a conoscere il luogo dove sono finito. Intanto tra i volontari si instaura un legame cameratesco da servizio militare. Impariamo che dobbiamo rispettare le gerarchie che non seguono l’età di ciascuno, ma il tempo di permanenza e le competenze. Alla fine della settimana comunque, i “nonni” saremo noi.

 

Sveglia alle 6- 6:30; barba e capelli; colazione e consegna mattutina; divisione dei compiti; lavoro fino a 11:30, 12:00. Alle 13.30 mangiamo e poi possiamo riposare nelle nostre tende fino alle 16: 30; briefing pomeridiano e lavoro fino alle 19:30; cena. A volte lavori anche la sera fino a mezzanotte. Se sei fortunato e ce la fai puoi uscire; teoricamente il rientro è a mezzanotte. Altri fanno il turno di notte.

 

Durante il giorno, causa il caldo e il lavoro degli abitanti di San Possidonio, tra le tende ci sono poche persone. 400 circa i terremotati, 80 le tende: fino a 8 persone a tenda. Un pomeriggio, mentre facciamo la siesta, si interrompe il generatore di energia; il tendone-mensa si sgonfia e le persone escono dalle tende come animali che cercano l’aqcua. Il caldo è insopportabile.

 

Penso alla colonizzazione di Marte, penso ai privilegi di un tetto fisso sulla testa. I lavori da fare sono molteplici: pulizia, mantenimento, gestione e costruzione. Il nostro “direttore generale” è fissato con gli ombreggianti; a fine settimana avremo ombreggiato tutti i box che circondano il campo; nuovi ingressi, pulizia dell’erba, cancelletti in legno, scarico dei materiali e vettovaglie.

 

Per il cibo è presente una delegazione di cuochi volontari Nereo; i pasti sono abbondanti. E così anche le vettovaglie. Verrà istituita una squadra di pulizia pentole che opera tutto il giorno. Le doccie e i bagni sono relativamente puliti; i bambini giocano sotto una pensilina istituita dai volontari di Save the Children, ma non si vedono psicologi in giro.

 

Più che un campo per terremotati assomiglia sempre di più ad un villaggio turistico. C è il medico del campo che dispensa utili consigli e regala bustine di integratori. Le rivolte e gli ammutinamenti sono all’ordine del giorno. La gestione del campo continua indefessa 24 ore su 24, ma si susseguono ogni giorno capo-campi nuovi che avranno vita breve. Molti pensano che il campo sia troppo militarizzato e che le esigenze dei terremotati non riguardino solo il posizionamento di nuovi ombreggianti o l’ampliamento delle pensiline.

 

Le famiglie terremotate però non si accorgono del malessere intestino che aleggia nel campo; sono devotamente grate ai volontari e anche nel paese c'è grande rispetto per queste figure in blu venute da molto lontano che si muovono con sicurezza nel paese e nel campo.

 

Numerosi saranno i mezzi impiegati. A metà settimana il parcheggio sarà pieno di macchine di delegazioni della protezione civile; camion, muletti, e piccole gru. Gli attrezzi non mancano e viene istituito un magazziniere che va avanti e indietro per cedere strumenti sotto obbligo di firma e riconsegna.

 

Molte cibarie vengono buttate e un giorno rimandiamo indietro un camioncino di pesce quasi fresco. Una sera buttiamo nell’immondizia 200 kg di pasta appena fatta. Durante il finesettimana arriveranno 'veri' carabinieri a controllare la gestione della tendopoli.

 

Gira intanto la voce che il 20 luglio verrà smantellato il campo Toscana, poco distante, e rumeni e zingari si riverseranno nel campo a saccheggiare tutto; armi e duelli all’arma bianca. Sotto il caldo l’immaginazione prende il largo facilmente ma comunque mi rincuoro sapendo che sabato mattina ho l’ultima consegna. Forse è questo (l’arrivo imminente di altre 150 persone) che ha creato questo stato di polizia nel Campo Lazio, penso...(segue)


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