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25/01/22 ore

Movimenti, il fronte del No



 

Ad aprire la strada sono stati i NoTav, nati per esprimere il dissenso contro la realizzazione della linea ferroviaria Torino-Lione. Ma col tempo, da un lato all'altro dello Stivale, si sono moltiplicati i movimenti del 'No'. Pronti a contrastare, di volta in volta, una nuova minaccia ambientale: trivellazioni petrolifere, inceneritori, gasdotti, antenne radar.


Tra militanza verde, spunti no global e refusi di bolscevismo, buona parte dei 'movimenti No' - a parte poche eccezioni - nasce, combatte e muore quasi in silenzio. L'ARRIVO DEI NO TRIV. Gli ultimi nati sono i NoTriv che, dalla Sicilia alla Basilicata, dal Molise alla Sardegna, si battono per impedire che vengano autorizzate ulteriori trivellazioni petrolifere.

 

E hanno conquistato l'attenzione dei media, otre al plauso del governatore pugliese Nichi Vendola, dopo il caso delle isole Tremiti, dove il ministro dell'Ambiente Corrado Clini ha autorizzato l'attività dell'azienda Petroceltic. Secondo il decreto Crescitalia, nuove trivellazioni dovrebbero garantire una produzione aggiuntiva di idrocarburi per i prossimi 20 anni, con almeno 17 miliardi di euro di entrate tra royalty e tasse.

 

Nella sola Basilicata (dove è presente l'85% del petrolio italiano) questo significa incrementare le estrazioni da 80 mila barili al giorno a 174 mila entro il 2015. I NoTriv contestano proprio questo «modello anacronistico di sviluppo» che viene presentato come «unica possibile salvifica via». Anche sulla base dei numerosi casi di inquinamento ambientale dovuti alle estrazioni, dalla val di Noto siciliana alla Val d’Agri lucana...

 

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