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19/07/18 ore

Parla Nicola Biondo, ex capo della comunicazione M5S alla Camera. «Ho visto cose che voi umani non potete immaginare...»



di Francesco Lo Dico

(da Il Dubbio)

 

Un «noir politico» a due voci, lo definiscono gli autori. Che raccontano nella nuova edizione aggiornata di Supernova (Ponte alle Grazie, 441 pagg.) la vera storia del Movimento di cui sono stati testimoni diretti. Ma anche l’ultima legislatura e quella, nuova, ancora in fieri. Già giornalista dell’Unità, e autore di apprezzati saggi sui casi più spinosi della storia d’Italia, Nicola Biondo racconta l’ascesa istituzionale dei pentastellati, dopo essere stato a capo della comunicazione della Camera del M5S.

 

A Marco Canestrari, ex collaboratore della Casaleggio associati, tocca invece il racconto del progetto internet del Movimento che parte dall’intuizione del guru della Olivetti e arriva all’odiernaassociazione Rousseau. Ma Supernova è molto di più. È la retrospettiva che svela gli scenari che portarono alla bocciatura di Prodi al Quirinale, ad esempio. Tra aneddoti e retroscena che da Fazio a Mentana, da Travaglio a Santoro, raccontano una storia collettiva che coinvolge media, politica e istituzioni.

 

Nicola Biondo, Di Maio aveva detto che il forno leghista era stato chiuso «per dignità». Ma ora l’accordo di governo sembra quasi fatto. La teoria dei due forni è stata una messa in scena? 

 

Il Movimento non c’è più da un pezzo. È stato sostituito dal partito di Di Maio. Che con questa e altre mosse ha dimostrato quale sia la sua vera e unica mission: arrivare al potere. Con quali mezzi, e per fare cosa, non è per niente chiaro. Il Movimento è un contenitore vuoto, che molti poteri stanno cercando di indirizzare.

 


 

L’obbligo di fare alleanze ha in qualche modo costretto il M5s, che si è sempre detto post- ideologico, a gettare la maschera: è in realtà un partito di destra? 

 

La propaganda social, la narrazione proposta, e molti dei suoi principi, sono chiaramente di destra. Ma il Movimento è uno strumento che può essere utilizzato in mille modi. Chi utilizza questo strumento? Chi sono gli scalatori esterni che spingono il M5s al potere per interessi che rimangono non conoscibili? 

 

A Natale è nato il terzo Movimento, quello che ha infranto tutte le regole originarie pentastellate. Come è avvenuta la scalata di Di Maio al partito, che raccontate in “Supernova”? 

 

La scalata di Luigi è avvenuta grazie a forti protezioni interne ed esterne, e alla debolezza di Grillo e Gianroberto Casaleggio. Noi raccontiamo l’ascesa a partire dal racconto di un autorevole insider oggi al vertice della leadership parlamentare. Che dice una frase chiave, utile a comprendere che cosa è accaduto davvero: «Tutto resta negli spifferi delle finestre di Montecitorio, in questo brutto alone di omertà, che poco ha a che fare con l’onestà». 

 

È una storia ingombrante, non temete querele?

 

Noi abbiamo le prove, ad esempio, che la scelta di Virginia Raggi non è stata fatta attraverso una chiara investitura degli iscritti. La candidata sindaca fu designata direttamente, per telefono, da Gianroberto Casaleggio. Di storie del genere il libro è pieno. Vogliono querelarci? Si accomodino pure, sarebbe molto interessante mostrare quello che abbiamo raccolto. 

 

Pesa anche il ruolo di Davide Casaleggio. Chi è davvero? 

 

Ancora di più di quella di Luigi, la leadership di Davide è nata su basi poco chiare e una serie progressiva di bugie. Noi lo definiamo inSupernova “l’Erede per successione azionaria”. Quando dice di essere solo un tecnico che aiuta il Movimento, Casaleggio jr. mente spudoratamente. In realtà è il gestore del metodo che ha permesso al Movimento di scalare la democrazia, ed è il gestore a vita dei processi interni al partito. Imponendo una tassa di 300 euro al mese ai parlamentari, ha vincolato per sempre le sorti del suo strumento politico a se stesso. È un po’ come se Berlusconi avesse imposto l’acquisto del pacchetto Mediaset premium ai suoi eletti. Puro finanziamento alla politica: l’ennesimo tabù del M5s che è stato infranto. Non solo. Più di recente abbiamo raccolto segnali che sembrano indicare in Davide il vero protagonista della “trattativa” di governo. Di Maio è probabilmente solo il ventriloquo che rimbalza la vocedel padrone.

 

 

 

Ci sono state molte polemiche sui programmi del M5s votati e poi modificati. Quanto è reale la democrazia diretta gestita sul web dall’associazione Rousseau?

 

La democrazia diretta di cui parlano è una truffa: è appesa a un software che non funziona e che traccia i voti degli iscritti e accaparra migliaia di loro dati personali. Se un politico ruba risponde al codice penale. Ma la disonestà più grave, in politica, è scrivere una cosa e farne un’altra. I programmi copiati, ritagliati e reinventati, dimostrano ancora una volta che cos’è davvero il Movimento: un semplice strumento per andare al potere. 

 

Dal Vaffa in piazza agli altri al garantismo per se stessi. Il giustizialismo originario era solo propaganda?

 

Il giustizialismo del Movimento è una delle pagine più divertenti e spaventose della politica italiana contemporanea. È stato fondato su un semplice principio: si è puri ed onesti solo se si fa parte del Movimento. E tutti gli altri che vadano all’inferno. A oggi nessuno si è posto domande fondamentali. Perché, sentendosi onesto, a Ostia Roberto Spada votava 5 Stelle? Perché i balneari di Ostia che hanno deturpato il waterfront della Capitale e oggi sono sotto processo per reati molto gravi, votavano il Movimento? Perché esponenti della camorra, come insegna il caso di Quarto, dicevano che bisognava votare il M5s? Sono casi che dimostrano come il Movimento non ha gli anticorpi giusti, e può essere scalato anche da istanze criminali. Si legittimano come onesti, nascondendosi nella bandiera dell’onestà del Movimento. 

 

Si è sempre parlato di un asse tra il M5s e certa magistratura militarizzata. Quanto c’è di vero?

 

Che ci siano correnti della magistratura che facciano politica all’interno del Csm è naturale. Ma che pezzi della magistratura utilizzino partiti per altri motivi è inaccettabile. Quando si vede un pm che parla dal palco di un’associazione privata collaterale alMovimento ci si dovrebbe chiedere una cosa. Falcone e Borsellino sarebbero mai andati all’assise di un partito in attesa della sentenza sul maxiprocesso? 

 

Di Maio ha fatto peraltro allusioni a un’inchiesta ( Consip, probabilmente) e a problemi finanziari della Lega. 

 

Bisogna chiedersi chi sono esattamente questi alti ufficiali delle forze dell’ordine di cui parla e a che fine gli passano queste informazioni. Luigi fa il moderato ma queste bordate hanno un vago sapore di minaccia. Se sa qualcosa la dica, il resto è noia politica. Ma sulla Lega il vero problema è un altro. E Di Maio non ne parla mai. Al partito padano è imputabile lo spostamento dell’hub Alitalia su Malpensa per questioni di consenso: parliamo di una delle prime cause del fallimento della compagnia. Un danno da miliardi di euro a danno dei cittadini, al quale il M5s degli onesti appare del tutto indifferente. 

 


 

Di Maio ha paventato l’ombra di azioni- antidemocratiche in caso di governo dei “traditori del popolo”. Che c’è dietro queste parole dai toni vagamente eversivi?

 

Si è messo la grisaglia da moderato ma spara bordate clamorose di cui nessuno gli chiede conto. C’è da domandarsi quali siano i suggeritori di Luigi, e quale sia il loro disegno. Da personaggio pubblico ha l’obbligo di riferire a che cosa si riferisce quando parla di azioni anti- democratiche.

 

Di Maio ha lanciato un siluro contro i direttori Rai e si è detto pronto a far saltare Mediaset. Qual è oggi il vero rapporto che lega il Movimento al sistema radiotelevisivo un tempo odiato?

 

Oggi l’Italia celebra la vita di Peppino Impastato come esempio di quanto sia difficile combattere per le proprie idee. Che cosa avrebbe detto Peppino di quei parlamentari del M5s che definivano onesti i balneari di Ostia oggi sotto processo?

 

Sempre più parlamentari M5s manifestano insofferenza verso lo staff della comunicazione del Movimento che censura il diritto di parola di molti, a vantaggio di pochi.

 

Gli italiani vissuti nella Prima Repubblica hanno aspettato invano il rinnovamento della Dc. E penso che oggi potranno invecchiare in attesa del coraggio dei parlamentari grillini che parlano off the records della realtà distopica di un partito autoritario, senza la forza di uscire allo scoperto e raccontare la verità: il Movimento è uno dei più grandi raggiri di massa messi in piedi nelle democrazie occidentali. Questione diprincipi. “Saldi” principi. (*)

 

(*) da Il Dubbio

 

 


Commenti   

 
0 #3 Milla 2018-07-11 19:06
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questa concezione basilare di crisi della democrazia non è certo una scoperta o una colpa dei grillini; piuttosto i grillini si sono adagiati su una condizione sociale e politica propria dell'epoca che viene data per scontata ed inevitabile; io credo che tutti i seguaci dei 5 stelle sappiano benissimo in cuor loro di contare pochissimo, ma sanno pure che la cosa è totalmene connaturata ai tempi globalizzati in cui i veri poteri sono sempre ben superiori al proprio ambito ristretto; ne consegie che accettano volentieri il dirigismo dei vertici allo stesso modo di come lo sopportano i berlusconiani.
Detto questo, a a parte qualche limitato aspetto locale che ci può stare benissimo per semplici casualità, non si può dire che i 5 stelle siano un partito di corrotti; vedremo, se andranno al governo coem sapranno regggere a delle pressioni corruttive ben maggiori di quelle che che ci possono essere oggi; ad ogni modo cacciare i condannati è già un bel passo in avanti.
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0 #1 ilSocialista 2018-05-10 14:41
mha, sai il movimento dei 5 stelle non è realmente alternativo alla configurazione politica in Italia del XXI secolo; al contrario si inserisce perfettamente nel solco già consolidato; oligarchia, aziendalismo, verticismo, cooptazione sono dati ampiamente sperimementati e consolidati nel movimento di Berlusconi, nella Lega, nel PD di Renzi, ecc.; il guaio è semplicemente che gli italiani, dopo decenni, hanno semplicemente dimenticato cosa sia un minimo di democrazia nei partiti e pensano che la politica sia semplicemente così e basta; che questa sia la sua condizione naturale e che ci siano dei capi, dei leader che devono decidere e che alle masse deve spettare solo di andare dietro.
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