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12/12/18 ore

Il “reddito di cittadinanza” che non lo era



Passata la sbornia elettorale, ora che non serve più sparare slogan propagandistici, si può forse avere maggior fortuna nel fare un po' di chiarezza sul reddito di cittadinanza promesso dal M5S, che poi non è il reddito di cittadinanza comunemente inteso e fatto credere, per esempio in Puglia.

 

Ciò che propone Luigi Di Maio è piuttosto qualcosa più simile al sussidio di disoccupazione e inoccupazione, o, ancora meglio, al reddito minimo garantito.

 

Come ricostruisce il post.it, “la proposta del Movimento non prevede di erogare un sussidio incondizionato e uguale per tutti, anzi.

 

Per ottenerlo bisognerà invece rispettare una serie di condizioni:

- Essere maggiorenni

- Essere disoccupati

- Oppure, percepire un reddito da lavoro inferiore alla soglia di povertà

- Oppure, percepire una pensione inferiore alla soglia di povertà

 

Chi ha diritto al sussidio dovrà rispettare alcune regole per poter continuare a riceverlo.

- Iscriversi ai centri per l’impiego

- Accettare uno dei primi tre lavori che gli saranno eventualmente offerti

- Partecipare a progetti “utili per la collettività” organizzati a livello comunale per un massimo di 8 ore alla settimana

- Partecipare a corsi di riqualificazione e formazione

 

Chi soddisfa questi requisiti avrà diritto a un sussidio di circa 780 a euro al mese, o sufficiente a portare il suo reddito a 780 euro, con alcune variazioni in base alle dimensioni del nucleo familiare. Per i pensionati, secondo la proposta del Movimento 5 Stelle, queste limitazioni non si applicano”... -

 

- prosegui la lettura sul post.it

 

 


Commenti   

 
0 #1 Enrice 2018-03-08 18:00
Mi sarebbe piaciuto leggere il tono di questo articolo se il M5S avesse proposto il "reddito di cittadinanza" incondizionato come in Alaska, l'avreste "SBRANATO" insieme a tutta la stampa italiana. Solo la denominazione non è pertinente, il provvedimento è stato ideato da parecchio tempo, ad esso si è ispirato il Governo Gentiloni nel proporre il "Reddito di inclusione" che il Parlamento ha approvato.
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