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25/02/18 ore

Elezioni, la società civile senza partito



di Biagio de Giovanni (da ilmattino.it)


Non voglio in nessun modo idealizzare il passato, né tanto meno farmi conquistare da una vena qualunquistica, che della situazione attuale veda solo la tinta del grigio. Non è così, ogni tempo ha le sue pene e le sue gioie. Però questa osservazione non deve farci assistere passivi allo svolgimento delle cose, è sempre un bene mantener vivo lo spirito critico che tuttavia provi a non piegarsi a celebrazione di ciò che fu. Ora sembra che si stia verificando un curioso contrasto tra ciò che sembrava prepararsi, soprattutto in alcune forze politiche, e ciò che sta accadendo sotto i nostri occhi: vogliamo la società civile in parlamento, dicevano alcuni, anche perché, soprattutto nella cultura di quelle forze che lo dicevano, il professionismo politico è da guardare come la peste. Io professionista politico? Ma no, io sono al servizio, vado via appena conclusa la mia missione. E che sia breve dico oggi, poi si vedrà.



Ma torniamo al tema che voglio sollevare. La famosa società civile non sembra rispondere all'appello, forse lontana, forse indifferente o diffidente. La mobilitazione annunciata non sembra che abbia avuto successo. I rifiuti assai più delle accettazioni, sembra. Ora anche nel tempo che fu i partiti guardavano alla società civile, ma la cosa, in generale, era costruita nel tempo, nella progressività di rapporti culturali e politici. Partiti e società erano più compenetrati, le cose spesso nascevano da un dibattito che si era sviluppato nel tempo e che portava, alla fine, all'individuazione di candidature in vista della formazione di un gruppo parlamentare. Per gruppo parlamentare si intendeva un gruppo coeso ma differenziato, non di potenziali transfughi o, all'opposto, di semplici votanti ben disciplinati.

 

Forse allora il peso del parlamento era maggiore di quanto non sia oggi, ovvero era più forte la dialettica tra parlamento e partiti, pur non sottovalutando, certo, la funzione dei capi. Venuti meno i partiti, questa dialettica si va spegnendo giacché in essa, nei suoi limiti e nei suoi peccati, presenti in ogni cosa umana, tuttavia la dimensione discorsiva, ragionevole, argomentata, superava quella emozionale, mentre lo stato attuale delle cose sembra, spesso, quello di capi che sfruttano la natura sentimentale delle masse; e sembra quasi che al di sopra del parlamento ci sia il leader sostenuto da un plebiscito di fatto, e questa frase la prendo di peso dal celebre scritto di Max Weber, inizi Novecento, che parlava della politica come professione. 



Sto provando a scattare la foto dei populismo che qui da noi sembra che abbia ancora campo, forse più che altrove, si vedrà. In qualche caso non faccio nomi, come si dice- la preparazione delle regole per la scelta di candidati al parlamento appariva quasi come la regolistica di un ufficio di collocamento, e la rete una sede trafficata, ognuno fa domanda poi si vede, e capisco pure che alla fine i risultati debbano esser sottoposti a modifica. Ma se così stanno le cose, perché sorprendersi della diffidenza della società? Civile o in parte incivile che essa sia, -nessun mito in proposito- essa, nella sua parte più riflessiva, tuttavia tende più a difendersi che a partecipare in modo attivo a una politica che, in alcuni suoi aspetti, non chiede vocazione, competenza, ma è posseduta da una pura vocazione plebiscitaria. 



Forse, contrariamene alle intenzioni, mi sto lasciando trascinare in una lode del tempo che fu. Se questa è l'impressione, faccio ammenda per davvero, tutto ciò che finisce ha le sue ragioni per finire e le cose che hanno dominato il tempo passato avevano tante ragioni per finire. Il punto non è qui. È che sempre la nobile arte della politica vuole vocazione e alta professionalità, nessuna improvvisazione.

 

Essa deve mettere insieme due etiche, sempre Weber: l'etica della convinzione, non posso far diversamente, da qui non mi muovo; e l'etica della responsabilità, ovvero saper commisurare le finalità con i mezzi disponibili, con lo sguardo ben addestrato a guardare nella realtà della vita. Solo esse fanno la vocazione dell'uomo politico, figuriamoci se tutto questo può esser affidato al dilettantismo dell'improvvisazione. Eppure il disprezzo del professionismo politico, oggi assai in voga, porta questo tarlo dentro di sé, innegabile la cosa. Spetta a chi non ha questo disprezzo nelle sue vene mostrarne l'inconsistenza. Il 4 marzo è importante anche per questo.

 

(da ilmattino.it)

 

 


Commenti   

 
0 #7 ilSocialista 2018-01-28 22:26
poi certo in certe occasioni, come a Davos, il Padrone chiama a raccolta la muta dei cagnolini zelanti (interi governi in pompa magna) nella speranza che dall'ambito desco caschi qualche osso.
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0 #6 ilSocialista 2018-01-28 22:17
a questi corpi si somma un altro corpo che di intermedio non ha proprio niente perchè sta semplicemente SOPRA coa mò di occhio triangolare della massoneria; è il potere finanziario globale, che come sanno pure i sassi, è quello che da le carte mentre i vari lillipuziani si azzuffano appassionatamen te
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0 #5 ilSocialista 2018-01-28 22:13
in un contesto di vita politica sostanzalmente asfittica alla gente resta un altro modo di influire, tipicamente italiano da almeno mille anni; la pressione e la influenza dei corpi intermedi che infatti sono vivi e vegeti come non mai.
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0 #4 ilSocialista 2018-01-28 22:05
le liste bloccate dovevano essere integrate da un meccanismo di selezione democratrica fondato su delle legggi di regolamentazion e dei partiti, come ci sono in tutti i paesi civili; è ovvio che di questo aspetto ai vertici politici gliene fotte meno di una mazza bucata per motivi intuibili; ne consegue che la situazione italiana è la seguente; un sistema recente chiuso e oligarchico si somma alle antiche carenze di governabilità insite nella costituzione e anche, in senso più generale, nella Storia sociale e politica; un sistema ipodemocratico e pure rissoso e inconcludente; una forma particolare di "democratura" come tante altre ne sono sorte nel XXI secolo.
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0 #3 ilSocialista 2018-01-28 21:58
dal punto di vista sociologico si può dire che anche in Italia si è inverata, in forme italiane appunto, una implementazione politica del concetto di "verticalismo azindalista" nel sanso di un rapporto gerarchico tra politici che ricorda quello proprio delle aziende;del resto si cercano i politici col casting come se si selezionasse il personale o gli attori di un reality; lo scarso peso reale degli individui si compensa con un plauso plebiscitario mediatico portato della società dell'informazio ne; informazione strabordante in cambio del piccolo dettaglio di non contare in sostanza un cazzo.
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0 #2 ilSocialista 2018-01-28 21:50
adesso il sistema è diverso con le liste bloccate; tu dirai che non c'è voto di scambio; è vero, però il sistema è naturalmente molto chiuso e oligarchico; la cose più che sorgere dal basso cascano sempre dall'alto; la società civile è assente? e te credo, già la gente è in genere sfiduciata da una stagnazione economica praticamente ventennale che non ha precedenti nella Storia Contemporanea intesa come Congressso di Vienna; capirai le palle martoriate quanto gli si possono rinvigorire con un dedalo di vicoli cooptativi dove dovranno obbedire a pochi capibastone senza alcuna via e possibilità di esistenza autonoma.
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0 #1 ilSocialista 2018-01-28 21:42
vedo che sfugge il senso profondo dei mutamenti economico sociali e di conseguenza politici il che è moltro strano per persone che dovrebbero essewre molto esperte; i partiti della prima repubblica facevano si riunioni lunghe e sofferte anche più di quelle attuali; però c'era una sostanziale differenza; al di là dell'ordine apparente delle liste poi erano le preferenze a decidere chi contava veramente; certo era un sistema esposto al voto di scambio, però è anche vero che il sistema di verifica di chi "ce l'aveva più lungo" era bene e presto definito; questo sistema come detto aveva dei difetti, però il quadro complessivo era più movimentato, magmatico, contendibile ed anche decisamente e naturalmente più participato
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