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22/10/18 ore

Lorenzo Borrè: «Incostituzionale e fragile: così i 5 Stelle si scavano la fossa»



 

Una gara «in retromarcia», fatta di errori macroscopici che rischiano di far implodere il Movimento 5 Stelle. Un partito nato per salvare il paese, proteggendo la «Costituzione più bella del mondo», ma imbrigliato in regolamenti che sconfessano, anno dopo anno, la Costituzione stessa. È così che l’avvocato ex grillino Lorenzo Borrè vede il movimento che ha abbandonato nel 2016, dopo quattro anni di militanza e dopo l’ennesima espulsione senza contraddittorio. 

 

Una decisione che lo ha portato a diventare la bestia nera di Beppe Grillo: è a lui, ora, che gli iscritti in contrasto con il leader si rivolgono per far valere in tribunali i propri diritti all’interno del M5s. Che ora si ritrova a fare i conti con un nuovo codice etico, in parte «incostituzionale», e con una nuova associazione - la terza dal 2009 ad oggi - che rischia di far nascere una nuova battaglia legale per l’utilizzo del nome del partito. «Ed è questa la battaglia di cui Grillo devepreoccuparsi maggiormente», dice Borrè al Dubbio.

 

Avvocato, il nuovo codice etico presenta articoli che in molti hanno già definito incostituzionali: dalla multa da 100mila euro in caso di cambio di casacca all’obbligo di votare la fiducia. Queste regole mettono a repentaglio il Movimento?

 

Facciamo una premessa: questo è il codice etico di una nuova associazione, distinta dalla vecchia. Quindi queste regole riguarderanno solo coloro che riterranno di aderire alla nuova associazione, che ritengo siano i fedelissimi. Il problema delle multe, quindi, è relativo. Il vero problema, che forse non hanno ancora considerato, è il conflitto che inevitabilmente ci sarà tra le tre associazioni create da Grillo e Casaleggio. La prima è nata ad ottobre 2009 e conta circa 150mila iscritti. La seconda è nata nel 2012, in vista delle elezioni del 2013 e per risolvere una serie di problematiche burocratiche. L’ultima, invece, è quella del dicembre 2017.

 

Quali sono i rischi?

 

Il primo problema è quello del rapporto tra la prima e la terza associazione. La prima, infatti, non è estinta, morirà appena verranno a mancare tutti gli associati. Non c’è alcuna delibera o alcuna votazione che chiuda ufficialmente la prima associazione, d’altronde. Ma basterebbero anche cinque attivisti che riterranno di non aderire alla terza per poter agire in tribunale per inibire l’uso del nome “Movimento 5 Stelle”. La questione rilevante per me, allo stato attuale, è questa, anche perché dubito che chi aderirà alla nuova associazione avrà problemi ad accettare certe regole, saranno i fedelissimi. Alla terza associazione non possono aderire, ad esempio, quelli che hanno fatto già causa alla prima impugnando il regolamento.

 

Ha già ricevuto mandato da parte di qualche attivista contro la nuova associazione?

 

Posso dire che alcuni iscritti mi hanno chiesto già ragguagli in ordine a questo contrasto.

 

È corretto dire che alcune delle regole del nuovo codice etico sono incostituzionali?

 

Sì, ma non si tratta delle prime che presentano contrasti con la Costituzione. Nel caso specifico a stupire non è tanto l’applicazione di una penale in caso di iscrizione ad un nuovo gruppo parlamentare, obbligo chiaramente in contrasto con l’articolo 67, che vieta il vincolo di mandato e annulla qualsiasi tipo di contratto con il gruppodi appartenenza. Ritengo maggiormente rilevante la clausola sulla fiducia, anch’essa in contrasto con l’articolo 67. Non c’è nulla che obblighi un parlamentare a trasgredire questo articolo.

 

Un altro obbligo è quello delle dimissioni dalla carica ricoperta in caso di espulsione dal Movimento. È legittimo?

 

Anche in questo caso vale lo stesso discorso. Non c’è un contratto, che è un atto giuridico chevincola due parti e ha il carattere della reciprocità, che possa imporre una cosa del genere, dal momento che, oltre tutto, in questo caso ci sono solo obblighi da parte di chi lo sottoscrive e non da parte del Movimento che lo propone. Faccio un esempio: immaginiamo che il Movimento sposi una battaglia contraria a qualcuno dei principi sulla cui base è nato. Immaginiamo, cioè, che sia il M5S a venir meno ai principi del Movimento stesso, e non è un’ipotesi peregrina, perché ad esempio già la nuova associazione cozza con l’articolo 4 dello stesso Statuto. In base ad un’applicazione analogica del codice civile, si potrebbe chiamare in causa un’inadempienza da parte del Movimento.

 

Queste contraddizioni avranno effetto sul futuro del M5S?

 

La mia opinione è che l’elettorato in genere non sia informato. Se fosse informato su molte dinamiche interne avrebbe mostrato da tempo molta disaffezione nei confronti del Movimento. Non credo che l’elettore medio si sia soffermato a riflettere sulla costituzione della nuova associazione, anche perché le notizie quotidiane su ogni cosa accada al mondo ci bombardano, quindi non è detto che ci sia tutta questa attenzione su questi argomenti. Poi non si tratta dell’unico attore politico sulla scena, per cui a volte sembra una gara in retromarcia: ognuno fa qualcosa che fa perdere consenso a favore di quell’altro, che a sua volta fa un’altra cosa per perdere voti.

 

Ma rimane comunque un dato troppo evidente che un partito che voleva difendere la Costituzione finisca per violarla a partire dal proprio regolamento.

 

Questo è un dato paradigmatico. E quello che accade oggi non è una novità. Il Movimento del 2016, ad esempio, viola l’articolo 21 della Costituzione, prevedendo l’espulsione per chi rilasci dichiarazioni pubbliche in caso di procedimento disciplinare. Uno viene accusato di aver fatto qualcosa che magari non ha fatto e non può nemmeno rilasciare dichiarazioni? Poi il fatto che il capo della forza politica possa essere scelto solo tra chi ha già ricoperto la carica di portavoce è in netta violazione con l’articolo 3. Ci sono diverse incongruenze rispetto alla vocazione che aveva all’inizio il Movimento. Ma evidentemente ognuno a casa sua, poi, fa quel che vuole.

 

Queste cose incideranno sul voto del 4 marzo?

 

Non credo cambieranno le percentuali ma sicuramente ci sarà un ridimensionamento significativo. E questo, per le corde del M5S, dovrebbe essere un pessimo risultato. Grillo diceva che non basta mandare gente in Parlamento se poi non si cambia la nazione. Da tempo non sento più discorsi del genere e di sicuro hanno perso elettori come me.

 

 


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